Anthropic ha deciso di mettere le cose in chiaro. Dario Amodei, amministratore delegato dell’azienda californiana, ha pubblicato un post sul sito ufficiale per smentire quanto circolava da giorni. Il punto è semplice: pur non avendo firmato la lettera aperta che difendeva i modelli open source, la società non vuole il loro ban. Diverso il discorso sui chip AI, che secondo Amodei non dovrebbero finire in Cina.
Cosa ha detto davvero il CEO di Anthropic
Facciamo un passo indietro. Circa una settimana fa erano spuntate indiscrezioni su un possibile divieto dei modelli open source cinesi da parte del governo statunitense. La reazione non si è fatta attendere e ben 132 aziende hanno firmato una lettera per ricordare quanto questi strumenti siano fondamentali per startup, università e istituzioni pubbliche. Tra le firme, però, mancava proprio quella di Anthropic. Da qui il fraintendimento: sembrava che l’azienda fosse schierata a favore del divieto.
Amodei ha voluto chiarire il tutto. I modelli open source, ha spiegato, non costano praticamente nulla a parte la potenza di calcolo necessaria per farli girare, e portano valore concreto ad aziende, sviluppatori e ricercatori. Insomma, vietarli non ha senso. Ma il ragionamento non si ferma qui, perché il CEO ha anche descritto due scenari che definisce da incubo.
I due scenari da incubo e le tre misure proposte
Il primo timore riguarda l’uso militare. La Cina o altri governi autoritari potrebbero sfruttare questi modelli per scopi militari o come strumenti di repressione delle persone. Il secondo problema è la sicurezza informatica: i modelli open source possono essere usati per attacchi informatici e, essendo aperti, risultano molto più difficili da monitorare rispetto a quelli chiusi. Una posizione, quella di Amodei, che va nella direzione opposta rispetto a chi ha firmato la lettera.
Per affrontare la questione, il CEO ha messo sul tavolo tre proposte concrete. La prima riguarda i chip AI più potenti, che a suo dire non dovrebbero essere esportati in Cina, con tanto di sistema pensato per bloccare eventuali tentativi di contrabbando. La seconda punta sulla distillazione su scala industriale: le aziende statunitensi dovrebbero individuare e chiudere gli account usati per questa pratica. Non è un caso che Anthropic abbia accusato Alibaba di aver sfruttato proprio questa tecnica per addestrare il suo modello Qwen.
La terza misura è forse la più ambiziosa. Amodei propone un controllo obbligatorio di tutti i modelli AI, sia open che closed, prima del rilascio pubblico. L’obiettivo è individuare eventuali rischi legati alla sicurezza informatica e a quella biologica. C’è però una condizione: il test deve essere globale, il che significa che anche la Cina dovrebbe parteciparvi. Altrimenti, l’intera operazione perderebbe di senso.
Da Pechino, intanto, è già arrivata una risposta. Il governo cinese ha fatto sapere che reagirà in maniera adeguata qualora il divieto dovesse davvero entrare in vigore. E nel frattempo il settore non si ferma: Moonshot ha rilasciato i pesi del modello Kimi K3, che chiunque può scaricare liberamente dalla piattaforma Hugging Face.


