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Anthropic, accordo da 9,1 miliardi con Riot Platforms

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Un accordo da 9,1 miliardi di dollari, pari a circa 8 miliardi di euro, lega ora Anthropic a Riot Platforms, società cresciuta nel mining di Bitcoin che negli ultimi tempi ha cominciato a vendere capacità dei propri data center a chi lavora nell’intelligenza artificiale. Una mossa che dice parecchio su dove si stia spostando il baricentro del settore, perché la fame di potenza di calcolo dei modelli generativi ha ormai superato di gran lunga quella delle criptovalute. L’intesa, secondo quanto emerso da fonti vicine alla trattativa, rientra negli sforzi della casa madre di Claude per assicurarsi risorse computazionali sufficienti a reggere la domanda dei propri clienti. I numeri messi sul tavolo aiutano a capire la portata dell’operazione. Riot ha comunicato di aver firmato un contratto ventennale per la fornitura di 191 megawatt di capacità dal suo campus di Rockdale, in Texas, a quella che è stata descritta come un’azienda leader nel settore dell’intelligenza artificiale. Il nome non è stato reso pubblico dalla società, ma le indiscrezioni puntano dritte su Anthropic.

Cosa significano 191 megawatt nella pratica

Per dare un’idea concreta, 191 megawatt bastano ad alimentare all’incirca 143.000 abitazioni in un dato momento. Non si tratta quindi di un contratto di nicchia o di un accordo sperimentale, ma di un impegno industriale che vincola le due parti per vent’anni. Il campus di Rockdale, in Texas, è uno degli asset più consistenti nel portafoglio di Riot, e il fatto che una fetta così ampia venga destinata a carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale racconta bene il cambio di rotta della società.

Il passaggio dal mining di Bitcoin alla vendita di capacità per i data center non è un dettaglio marginale. Le infrastrutture costruite per estrarre criptovalute condividono con quelle dedicate all’AI alcune caratteristiche fondamentali, a partire dall’accesso a grandi quantità di energia elettrica a costi contenuti e da spazi già predisposti per ospitare hardware ad alta densità. Chi aveva investito anni fa in questi impianti si ritrova oggi con un patrimonio che il mercato dell’intelligenza artificiale è disposto a pagare profumatamente.

La reazione della Borsa e la corsa alla potenza di calcolo

Il mercato ha risposto senza mezzi termini. Le azioni di Riot Platforms sono salite del 25% nelle ultime contrattazioni, arrivando a EUR 21, ovvero poco più di 21 euro per titolo. Un balzo che riflette l’entusiasmo degli investitori per un modello di business che, almeno sulla carta, promette ricavi più stabili e prevedibili rispetto alle montagne russe del mining di criptovalute.

Dal lato di Anthropic, l’operazione si inserisce in una strategia più ampia di accumulo di capacità computazionale. Sviluppare e far girare modelli come Claude richiede infrastrutture enormi, e la disponibilità di data center pronti all’uso è diventata uno dei colli di bottiglia principali per tutte le aziende che competono in questo campo. Firmare contratti a lungo termine significa mettersi al riparo, per quanto possibile, da eventuali strozzature future nell’approvvigionamento.

L’accordo tra le due società fotografa quindi un momento preciso del mercato tecnologico, in cui l’energia elettrica e lo spazio fisico contano quanto i chip e il software. Vent’anni di fornitura da un singolo campus texano rappresentano una scommessa di lungo periodo su una domanda di intelligenza artificiale destinata a non arretrare. Riot, dal canto suo, ha trovato nel settore AI un cliente ben più solido e strutturato di quanto il mercato delle criptovalute abbia mai potuto offrirle.

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