Android 17 alza il muro contro chi prova a violare uno smartphone altrui, e lo fa cambiando radicalmente le regole del gioco quando qualcuno tenta di indovinare PIN o password della schermata di blocco. Google aveva annunciato queste novità già a maggio, ma solo adesso sono emersi i particolari su quanto siano diventate rigide le nuove protezioni. E il salto rispetto al passato è enorme.
Fino a poco tempo fa il sistema operativo si mostrava sorprendentemente generoso. Certo, dopo qualche errore comparivano quei fastidiosi periodi di attesa obbligati, ma il numero totale di tentativi restava comunque altissimo. In pratica, con abbastanza pazienza, qualcuno avrebbe potuto continuare a inserire codici sbagliati per anni prima di sbattere contro un limite vero. Un margine di manovra decisamente troppo largo per chi cercava di forzare un dispositivo non suo.
Da 1.800 tentativi a soli 19
Con Android 17 la musica cambia del tutto. Già nei primi minuti il numero di errori consentiti crolla, e dopo una manciata di tentativi falliti le restrizioni si stringono sempre di più fino al blocco completo. Il dato che salta all’occhio riguarda proprio il tetto massimo. Prima si potevano accumulare fino a 1.800 tentativi errati nell’arco di cinque anni, ora il sistema si ferma a 19 errori. Al ventesimo inserimento sbagliato, niente da fare, non vengono più accettati ulteriori tentativi.
C’è poi una questione che pesa parecchio. Tantissime persone usano ancora codici prevedibili, legati magari a una data importante o a combinazioni fin troppo diffuse. Chi conoscesse anche solo qualche informazione personale del proprietario del telefono avrebbe buone chance di indovinare la sequenza giusta. Con il nuovo sistema quel margine si assottiglia tantissimo, perché il numero di prove disponibili è ridotto all’osso.
Errori in buona fede e blocchi più chiari
Google però non ha dimenticato chi sbaglia senza cattive intenzioni. Può succedere di digitare più volte lo stesso codice errato senza nemmeno accorgersene. In questi casi il sistema riconosce la combinazione ripetuta e non la conta in modo progressivo tra i tentativi falliti. Anzi, compare pure un messaggio che spiega perché quell’errore non finisce nel conteggio totale. Un piccolo aiuto per chi ha semplicemente le dita distratte.
Anche i periodi di blocco temporaneo diventano più leggibili. Al posto dei lunghi conteggi alla rovescia espressi in secondi, il sistema operativo mostra indicazioni più immediate, tipo quanti minuti o quante ore bisogna attendere. E in più, direttamente sulla schermata di blocco, spunta un collegamento alle opzioni di recupero dell’account. Comodo da consultare da un altro dispositivo se ci si trova davvero in difficoltà con l’accesso.
Il risultato è un approccio molto più severo nei confronti di chi tenta la fortuna con un telefono che non gli appartiene. La differenza tra 1.800 tentativi e appena 19 dice tutto sul cambio di filosofia adottato da Google. La sicurezza del dispositivo passa ora attraverso un margine di errore ridotto al minimo, senza però penalizzare chi usa il proprio smartphone in modo normale e ogni tanto sbaglia a digitare.