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Agenti AI, hacker cinese viola oltre 100 siti di aziende note

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Un hacker cinese è riuscito a violare oltre 100 siti web di aziende molto conosciute affidando quasi tutto il lavoro sporco a una squadra di agenti AI. Nell’elenco delle vittime compaiono nomi come Deere, il colosso delle macchine agricole, e SharkNinja, il marchio dietro a elettrodomestici da cucina molto apprezzati. Gli attacchi hanno sfruttato istanze esposte di Carin, una piattaforma open source basata sull’intelligenza artificiale e pensata per risolvere problemi, che negli ultimi tempi si è guadagnata parecchia popolarità proprio tra i pirati informatici.

Il caso è solo l’ultimo di una serie sempre più lunga. Chi attacca reti e servizi si sta rivolgendo agli agenti AI per alzare il livello delle proprie offensive contro aziende che spesso non sospettano nulla. A notare i movimenti del gruppo è stato Snorre Fagerland, ricercatore capo sulle minacce presso la società di sicurezza informatica NorForge, mentre osservava alcune installazioni di Carin lasciate accessibili per errore.

Agenti AI, hacker cinese: pochi caratteri per oltre 1.200 tentativi di intrusione

Fagerland ha potuto seguire da vicino l’attività di diversi criminali informatici, ma quello di lingua cinese si è rivelato il più attivo in assoluto. I bersagli erano imprese con sede negli Stati Uniti, in Canada e in Australia, oltre a una serie di siti giapponesi di commercio elettronico. Il dettaglio più curioso riguarda però le istruzioni impartite alla sua piccola legione digitale. L’hacker cinese non è sceso nei particolari e ha usato meno di 100 caratteri cinesi per dare gli ordini. Eppure, nella settimana conclusa il 18 ottobre 2026, gli agenti avevano già provato a forzare l’accesso a più di 1.200 siti differenti.

Non si è trattato di un assalto alla cieca, come chi lancia tutto contro un muro sperando che qualcosa resti attaccato. Lo stesso Fagerland si è detto colpito da alcune delle tattiche adottate. In un caso specifico gli agenti AI hanno passato al setaccio archivi digitali per individuare l’infrastruttura collegata all’obiettivo, hanno trovato un pannello di controllo raggiungibile pubblicamente, ne hanno scovato una debolezza e l’hanno poi sfruttata per far eseguire comandi malevoli. Il ricercatore ha commentato che soluzioni del genere non sono affatto semplici da elaborare, precisando che non si tratta di roba da dilettanti.

Agenti autonomi e danni ancora da quantificare

L’aspetto forse più rilevante di questo approccio sta nella sua autonomia. Gli agenti possono ricevere le istruzioni ed essere lasciati lavorare da soli, senza alcun bisogno di supervisione. Chi li comanda ha quindi le mani libere e può dedicarsi ad altro mentre gli strumenti automatici portano avanti gli attacchi informatici in parallelo su centinaia di bersagli.

Sul fronte delle conseguenze il quadro è vario. SharkNinja ha fatto sapere che l’intrusione ha interessato soltanto un sito dedicato alle informazioni di assistenza sui prodotti. Altri pirati che si sono serviti dell’intelligenza artificiale hanno invece ottenuto risultati più concreti. Uno dei criminali monitorati da Fagerland è riuscito a sottrarre dati di carte di credito, mentre un altro ha cercato di derubare una piattaforma di scambio di criptovalute, anche se non è chiaro se il tentativo sia andato a buon fine.

Fonte: TecnoAndroid

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