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Il 6G non arriverà come uno strappo netto rispetto a quello che c’è oggi, e i numeri messi in fila da GSMA Intelligence lo dicono in modo piuttosto chiaro: la nuova generazione di reti mobili crescerà per gradi, lungo due fasi ben riconoscibili, fino a toccare quota 2,4 miliardi di connessioni entro il 2035. Niente sostituzione brusca, quindi, ma una lunga convivenza con il 5G, che resterà la tecnologia dominante per tutta la prima metà del prossimo decennio.
Del resto il tema era già emerso al Mobile World Congress dello scorso marzo, quando Qualcomm aveva annunciato un’alleanza industriale pensata per accelerare lo sviluppo della tecnologia, con un rollout globale immaginato a partire dal 2029. Le stime appena diffuse servono a mettere qualche cifra concreta sotto quelle ambizioni.
Dai 50 milioni di connessioni del 2030 al sorpasso del miliardo
Si parte piano. Nel 2030 le connessioni 6G nel mondo saranno circa 50 milioni, vale a dire più o meno lo 0,5% del totale dei contratti mobili attivi. Una nicchia, in pratica. Poi la curva si irripidisce: 275 milioni a fine 2031, quasi 740 milioni nel 2032, e nel corso del 2033 il superamento della soglia del miliardo, con l’anno che si chiude attorno a 1,3 miliardi. Da lì in avanti 1,9 miliardi nel 2034 e i 2,4 miliardi del 2035.
Le due fasi di cui si parlava sono queste: tra 2030 e 2032 si vedranno soprattutto lanci isolati e costruzione dell’ecosistema, mentre dal 2033 la tecnologia comincerà davvero a muoversi su scala globale. Il punto interessante è che tutto questo non cannibalizzerà il 5G. A fine 2035 le reti di quinta generazione peseranno ancora per circa il 60% delle connessioni mobili globali, contro il 23% del 6G e il 17% del 4G.
La Cina detta il passo, l’Europa insegue
Come sempre accade con i cambi generazionali, la geografia conta. La prima ondata si concentrerà nei mercati mobili avanzati dell’Asia orientale, del Nord America e in alcune aree europee, dove l’adozione del 5G è già alta, i dispositivi ci sono e la domanda di capacità di rete spinge forte.
La Cina peserà in modo decisivo sui numeri globali, semplicemente per le dimensioni del suo mercato: entro il 2035 oltre metà delle connessioni cinesi sarà su 6G. Non sarà un caso isolato, perché diversi altri mercati leader arriveranno a livelli simili. Anche i grandi Paesi emergenti daranno un contributo rilevante in valore assoluto, pur con percentuali di adozione più basse, perché le loro basi utenti sono enormi.
A livello regionale, il Nord America arriverà a circa metà delle connessioni su 6G entro fine 2035, con l’Asia orientale sempre in testa. L’Europa segue a distanza, attorno a un quarto delle connessioni migrate. In diverse aree emergenti invece si resterà sotto il 10% per tutto il periodo, semplicemente perché lì la priorità sarà ancora completare il salto dal 4G al 5G.
Traffico dati quadruplicato e reti che imparano a ragionare
Sul fronte capacità i numeri fanno una certa impressione. Il traffico dati complessivo delle reti mobili passerà da circa 204 exabyte al mese nel 2025 a 846 exabyte al mese nel 2035, con una crescita annua attorno al 15%. I video resteranno la fetta più grande, ma guadagneranno terreno intelligenza artificiale, realtà estesa e, lato infrastruttura, il Fixed Wireless Access 5G.
Per reggere questa domanda serviranno efficienza, capacità aggiuntiva e soprattutto nuovo spettro. L’analisi Vision 2040 stima che tra il 2035 e il 2040 possano servire dai 2 ai 2,5 GHz in banda media nelle zone ad alta densità abitativa, con punte tra 2,4 e 3,3 GHz nei Paesi a domanda più alta. Oggi, in gran parte dei mercati, su quella banda è destinato alla telefonia mobile circa 1 GHz.
Il framework IMT-2030 dell’ITU racconta poi che tipo di rete si sta immaginando. Oltre alle prestazioni classiche, il 6G porta integrazione dell’intelligenza artificiale, capacità di rilevamento e connettività più estesa, con attenzione a sostenibilità, sicurezza e resilienza. L’IA agirà su due binari: le reti dovranno supportare sempre più applicazioni e dispositivi che la usano, e allo stesso tempo verrà integrata nelle operazioni di rete per automatizzare allocazione delle risorse, ottimizzazione ed efficienza energetica. Anche la Next G Alliance mette le reti AI native al centro della propria roadmap.
Fonte: TecnoAndroid








