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Google Maps: la Timeline occupa spazio sul telefono Android

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Con la memoria piena su Android il riflesso più comune è aprire la galleria e iniziare a fare pulizia tra foto, video e app dimenticate. Prima di arrivare a quel punto, però, c’è un posto meno ovvio da controllare: la Timeline di Google Maps, cioè quella funzione che un tempo tutti conoscevano come Cronologia delle posizioni e che negli ultimi anni ha cambiato pelle in modo piuttosto profondo.

Il cambiamento riguarda proprio il punto in cui i dati vengono conservati. Google ha spostato la Timeline verso un modello che tiene le informazioni direttamente sul dispositivo, non più principalmente sui server. Tradotto in pratica, una cronologia costruita negli anni finisce per occupare spazio nella memoria interna del telefono. Quanto spazio, esattamente, non è dato saperlo: Google non pubblica una dimensione tipica e il risultato varia da smartphone a smartphone, a seconda di quanto la funzione sia stata usata.

Cosa registra davvero la Timeline e come controllarla

La Timeline è una specie di mappa personale che ricostruisce luoghi visitati, percorsi e viaggi. Quando è attiva, la posizione precisa del dispositivo viene salvata con regolarità, anche mentre le app di Google non sono in uso. Per capire dove ci si trova il sistema incrocia più fonti: GPS, reti Wi-Fi e mobili, sensori del telefono.

Per chi usa Maps come diario digitale il vantaggio si vede subito. Ritrovare il nome di quel ristorante scovato per caso in vacanza, ricostruire un itinerario, capire dove si è passati in una certa giornata. Per chi invece non ha mai aperto quella schermata, un archivio lungo anni è semplicemente peso morto.

La verifica passa dall’app: basta toccare l’immagine del profilo in alto a destra in Google Maps e selezionare la voce “La tua Timeline”. Da lì si vede la cronologia disponibile e si raggiungono le impostazioni. Google segnala che serve una versione recente dell’app, la documentazione attuale indica Google Maps 11.106 o successiva. I nomi delle singole voci possono cambiare in base alla versione di Android e agli aggiornamenti distribuiti progressivamente agli account.

Disattivare non vuol dire cancellare

Qui casca la maggior parte degli utenti. Spegnere la Timeline e eliminare la cronologia già registrata sono due operazioni distinte. La disattivazione ferma la costruzione di nuovi dati, ma quelli accumulati restano lì dove sono. Per liberare spazio serve intervenire anche sulle opzioni di cancellazione, che permettono di rimuovere tutto oppure di agire in modo chirurgico su singoli giorni e singole visite.

Non è nemmeno obbligatorio scegliere tra bianco e nero. Nelle impostazioni esiste l’eliminazione automatica dei dati meno recenti, utile per chi vuole tenere gli spostamenti recenti senza trascinarsi dietro ogni tappa degli ultimi anni. Le opzioni visibili possono variare a seconda dell’account e della configurazione applicata da Google.

Esportazione, backup e cambio telefono

Se dentro la Timeline ci sono anni di viaggi, conviene salvarli prima di premere il tasto che cancella tutto. Su Android il percorso per l’esportazione parte dalle Impostazioni: Posizione, poi Servizi di geolocalizzazione, quindi Timeline e infine Esporta dati Timeline. Da lì si sceglie dove archiviare il file.

Attenzione a non confondere esportazione e backup. La prima crea una copia che resta in mano all’utente, il secondo serve a recuperare la Timeline su un nuovo dispositivo. Quando il backup è attivo, Google conserva sui propri server una copia crittografata, importabile poi altrove. Dettaglio non banale: eliminare il backup non cancella i dati salvati sul telefono, e viceversa. Le due copie vanno trattate separatamente. C’è poi la questione dei dispositivi multipli. Con lo stesso Account Google usato su più telefoni, ciascuno può avere la propria Timeline, e le modifiche fatte su uno non si riflettono necessariamente sugli altri. Chi cancella per motivi di privacy deve quindi controllare ogni dispositivo, uno per uno.

Ultima precisazione, importante: disattivare la Timeline non blocca ogni forma di localizzazione. Ricerca Google e Maps possono comunque associare informazioni sulla posizione generale ricavate dal dispositivo o dall’indirizzo IP, in base alle impostazioni dell’account, e anche foto e video possono contenere dati di posizione se la relativa funzione della fotocamera è attiva.

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