Avete presente quando tirate un sospiro di sollievo, ma vi rimane un po’ di amaro in bocca? Bene, è esattamente con questo stato d’animo, un misto di sollievo per lo scampato pericolo e qualche borbottio di insoddisfazione, che l’Europa si sta preparando per la COP30 di Belém. Non è stata affatto una passeggiata, tutt’altro. Dopo giorni e giorni di braccio di ferro durissimo tra gli Stati membri, finalmente l’Unione è riuscita a mettere insieme un pacchetto di obiettivi ambientali da presentare in Brasile.
Bruxelles chiude il pacchetto climatico: emissioni tagliate fino al 90%
Certo, se chiedete a chi aveva le ambizioni alle stelle, vi dirà che è un compromesso al ribasso, un annacquamento delle intenzioni iniziali. Se invece interpellate chi doveva fare i conti con bilanci in difficoltà e crisi energetiche, sentirete parlare di un accordo necessario e, soprattutto, realistico. Il risultato finale, arrivato in zona Cesarini, è la fotografia di un’Europa che non vuole assolutamente mollare la guida della transizione verde globale, ma che deve per forza fare i conti con la dura realtà politica ed economica del momento storico. In sostanza, si è cercato di trovare la quadra tra l’urgenza climatica e la sostenibilità industriale e sociale.
Guardiamo i numeri, perché sono impressionanti: la tabella di marcia che l’Europa ha messo sul tavolo parla di una riduzione delle emissioni di gas serra che deve oscillare tra il 66,25% e il 72,5% entro il 2035, rispetto ai livelli del 1990. E poi, il grande balzo, il taglio netto del 90% entro il 2040. Non è uno scatto bruciante, ma una vera e propria maratona di resistenza. Per rendere il passo un po’ più gestibile, però, sono stati inseriti degli “aggiustamenti” che hanno fatto storcere il naso a diversi ambientalisti. Pensate alla compensazione tramite crediti di carbonio: la soglia massima è passata dal 3% al 5% delle emissioni.
Sembra una tecnicalità per addetti ai lavori, ma in pratica è un segnale che dice: “Siamo ambiziosi, sì, ma concediamo un po’ più di respiro per non strangolare immediatamente l’economia.” Questo piccolo dettaglio è il cuore del nuovo, fragile equilibrio trovato a Bruxelles.
L’Europa prepara la maratona 2035-2040
E così, si vola verso Belém, nel cuore vibrante del Brasile, quasi sulla linea dell’Equatore. Sarà lì che l’Europa sventolerà il suo impegno per un futuro pulito, equo e resiliente. Le parole d’ordine le conosciamo: spingere sull’acceleratore delle energie rinnovabili, diventare più efficienti a livello energetico e, soprattutto, stringere le fila con il resto del mondo per un’azione corale.
Il vero banco di prova non è solo la promessa di triplicare la capacità di rinnovabili e raddoppiare i progressi sull’efficienza entro il 2030 (che già di per sé è una sfida colossale), ma convincere i partner globali a mettere mano al portafoglio per finanziare la transizione nei Paesi in via di sviluppo. L’asticella del finanziamento è alta, anzi altissima: si parla di raggiungere 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035. Non è solo una questione di tecnica, è un vero e proprio sforzo diplomatico e finanziario per dare una direzione chiara al pianeta e dimostrare leadership.
In questo contesto di compromessi complessi, l’Italia ha espresso una soddisfazione misurata. Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha parlato, non a caso, di un approccio che è diventato “più pragmatico”. Roma, in sostanza, ha portato a casa un po’ di flessibilità sui tempi di decarbonizzazione, è riuscita a far slittare il nuovo sistema ETS 2 (il sistema di scambio delle quote di emissione) al 2028 e, non meno importante, ha ottenuto il giusto riconoscimento per il ruolo dei biocarburanti nel trasporto su strada. Sono tutti segnali che indicano la necessità di bilanciare l’urgenza climatica con la sostenibilità sociale ed economica interna dei Paesi membri. Insomma, l’Europa si presenta a Belém con una voce unica. Forse non è il ruggito ambizioso che sognavano gli idealisti, ma è pur sempre un passo avanti, unito e compatto, frutto di un equilibrio precario ma raggiunto, tra ciò che si vorrebbe e ciò che, realisticamente, si può fare in questo momento storico.
