Per oltre vent’anni, Google ha basato il proprio successo economico sul sistema pubblicitario legato al motore di ricerca. Ma con l’arrivo dell’intelligenza artificiale generativa, questo modello potrebbe presto cambiare. L’uso crescente di chatbot e assistenti basati su AI sta infatti riducendo il tempo che gli utenti trascorrono nella tradizionale pagina dei risultati. Per reagire, l’azienda californiana ha già potenziato i propri servizi con funzioni come AI Overview, AI Mode e, naturalmente, Gemini, la piattaforma che unisce ricerca, produttività e conversazione intelligente.
Tuttavia, resta una domanda cruciale: come monetizzare queste nuove esperienze? Finora Google ha puntato sugli abbonamenti premium, ma potrebbe presto affiancarvi una strategia più familiare, la pubblicità integrata direttamente nelle interfacce AI. A confermarlo, seppur in modo indiretto, è stato Robbie Stein, Vice Presidente della divisione Prodotti, durante un’intervista al podcast Silicon Valley Girl.
Pubblicità nell’intelligenza artificiale Gemini: un nuovo esperimento per Google
Secondo Stein, la pubblicità non è destinata a scomparire ma, al contrario, rappresenterà una nuova frontiera di crescita. L’obiettivo di Google sarebbe quello di integrare annunci pubblicitari nelle esperienze AI, in particolare all’interno di Gemini e AI Mode. Alcuni esperimenti interni sarebbero già in corso, anche se i formati non sono ancora definiti. Potrebbero trattarsi di messaggi sponsorizzati “nativi”, perfettamente integrati nel flusso della conversazione o nei suggerimenti generati dal sistema.
Il dirigente ha sottolineato che l’azienda sta valutando come proporre annunci non invasivi, in grado di offrire valore aggiunto all’utente, mantenendo la trasparenza che da sempre caratterizza il modello pubblicitario di Google. Non è la prima volta che un colosso del settore esplora questa strada: anche OpenAI, con ChatGPT, ha ammesso di stare valutando una forma di sponsorizzazione legata ai contenuti generati.
Per Google, la sfida sarà duplice. Da un lato, mantenere la fiducia degli utenti garantendo un’esperienza fluida e neutrale; dall’altro, assicurare nuovi flussi di ricavo in un’epoca in cui la ricerca classica perde centralità. Se l’esperimento dovesse funzionare, l’intelligenza artificiale potrebbe diventare la nuova frontiera del business pubblicitario mondiale.
