Le missioni Apollo tornano a far parlare di sé, e stavolta non per celebrazioni o anniversari. Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha avviato la pubblicazione di un vasto archivio di documenti classificati legati ai cosiddetti fenomeni anomali non identificati, quelli che una volta si chiamavano semplicemente UFO e che oggi vengono indicati con la sigla UAP. Tra i fascicoli resi pubblici, uno in particolare ha attirato l’attenzione: riguarda la missione Apollo 17 del 1972 e contiene una fotografia decisamente curiosa.
L’operazione di declassificazione nasce da una direttiva sulla trasparenza voluta dalla presidenza di Donald Trump ed è già operativa. Le agenzie federali hanno messo online un portale accessibile a chiunque, pubblicando una prima tranche di 162 file con la promessa di aggiornamenti regolari. È un evento senza precedenti per portata e accessibilità, e ovviamente in tanti si sono buttati a consultare tutto il materiale disponibile.
La foto di Apollo 17 e quei tre punti luminosi sopra la Luna
Ed è proprio scavando tra i documenti che è saltata fuori la parte più suggestiva dell’archivio. Tra le carte relative alle missioni lunari della NASA, compare un’immagine legata ad Apollo 17: mostra tre punti luminosi disposti in una formazione triangolare perfetta sopra la superficie della Luna. Le analisi preliminari suggeriscono che potrebbe trattarsi di un oggetto fisico, ma il Pentagono ha ammesso che non esiste ancora un consenso scientifico sulla natura di quella anomalia. Nessuna certezza, insomma, ma nemmeno una spiegazione che chiuda la questione.
E non è solo questione di fotografie. Anche le trascrizioni dei dialoghi tra gli astronauti dell’epoca aggiungono un certo mistero alla faccenda. Durante le manovre nello spazio, i membri dell’equipaggio di Apollo 17 osservarono e descrissero frammenti o particelle molto luminose che fluttuavano vicino alla navicella. Parole che, lette oggi e nel contesto di questa declassificazione, assumono un peso diverso rispetto al momento in cui furono pronunciate.
Non solo missioni Apollo: nell’archivio ci sono rapporti da tutto il mondo
Sarebbe riduttivo, però, pensare che l’archivio riguardi soltanto le storiche missioni Apollo. La raccolta è molto più ampia e contiene materiale decisamente più recente. Si va da immagini a infrarossi catturate dai militari in diverse zone del pianeta, dagli Stati Uniti occidentali fino alla Grecia, passando per Africa e Giappone, fino a documentazioni realizzate da civili. Un mosaico enorme di segnalazioni e osservazioni che copre decenni di storia e attraversa confini geografici.
Nonostante questa mole impressionante di dati, le autorità statunitensi mantengono un atteggiamento prudente. In nessun caso si è parlato di prova concreta dell’esistenza di forme di vita extraterrestri. Quello che emerge, piuttosto, è un insieme di fenomeni privi di spiegazione certa: eventi osservati, documentati, talvolta fotografati, ma che restano senza una classificazione definitiva. Una posizione che, se da un lato non alimenta il sensazionalismo, dall’altro lascia aperte domande che da decenni accompagnano qualsiasi discussione sugli UAP.
