I confini tra innovazione digitale e cultura giovanile appaiono sempre più sfumati. Le aziende non si limitano più a presentare i propri prodotti, ma cercano di inserirli in un linguaggio condiviso. Il quale promette di risuonare con le nuove generazioni. È in tale contesto che si colloca la decisione di OpenAI di cambiare il nome della prossima versione del suo ChatGPT. Quest’ultimo, dunque, non sarà più GPT-6, come la logica numerica avrebbe fatto pensare, ma GPT-6-7. Una scelta che il cofondatore e CEO Sam Altman ha presentato come un omaggio a un fenomeno virale online. Il numero 6-7, pronunciato “Six-Seven”, ha origine da una combinazione di scenari che ne hanno decretato la popolarità. Da un lato, la canzone “Doot Doot (6 7)” del rapper Skrilla, diffusasi rapidamente sui social. Dall’altro un breve filmato circolato su TikTok in cui un ragazzo grida la stessa espressione durante una partita di basket. Due eventi apparentemente casuali che, uniti alla potenza dei social network, hanno trasformato quella sequenza di cifre in un meme globale.
ChatGPT cambia nome: ecco perché
La forza di tale espressione risiede soprattutto nell’essere un tormentone senza scopo. Un paradosso linguistico perfettamente in linea con la logica del web. Il numero ha varcato anche i confini dell’intrattenimento televisivo. South Park, nota per la sua capacità di commentare l’attualità in chiave satirica, ha dedicato a 6-7 una trama surreale. In cui il personaggio di Cartman viene posseduto dal maligno dopo averlo ripetuto ossessivamente. L’episodio ha amplificato ulteriormente il fenomeno.
L’adozione di GPT-6-7 come nome della nuova versione del chatbot di OpenAI va letta dunque come un gesto consapevole. Un modo per riconoscere l’impatto del linguaggio del web sulle tecnologie emergenti. In tal modo, Altman inserisce l’intelligenza artificiale nel flusso vivo della cultura di rete. Con tali premesse, il futuro della comunicazione digitale sembra destinato a intrecciarsi sempre di più con la spontaneità e l’ironia dei linguaggi degli utenti che abitano la rete.
