Telegram ha da poco inviato ai propri utenti in Francia una comunicazione in cui denuncia i rischi della proposta europea nota come Chat Control. Si tratta di una legge che, se approvata, costringerebbe le app a scansionare ogni messaggio privato alla ricerca di contenuti illeciti. Secondo Telegram, la norma avrebbe trasformato ogni smartphone in uno “strumento di sorveglianza di massa”. Rischiando così di mettere in pericolo la privacy di milioni di cittadini rispettosi della legge.
Nel testo, l’azienda punta il dito contro il governo francese. Quest’ ultimi è stato accusato di essere il principale promotore dell’iniziativa. Vengono citati per nome Bruno Retailleau e Laurent Nuñez. Entrambi ex ministri dell’Interno, che avrebbero dichiarato pubblicamente di voler permettere alla polizia di accedere ai messaggi privati dei cittadini. Telegram sottolinea che le forze dell’ordine e gli alti funzionari sarebbero stati esentati dai controlli, lasciando quindi “solo i cittadini comuni” esposti al rischio di violazioni.
Chat Control e il diritto alla privacy digitale
La piattaforma assume così una presa di posizione netta, coerente con la sua filosofia, che in dodici anni di attività sostiene di non aver mai divulgato un solo byte di messaggi privati.
Secondo Telegram, l’approvazione di una legge simile avrebbe fatto della Francia il primo Paese al mondo a vietare di fatto la crittografia end-to-end, aprendo una falla irreparabile nella sicurezza digitale. Anche esperti e associazioni per i diritti civili hanno espresso preoccupazione. Una backdoor ad esempio, una volta creata, può essere sfruttata non solo dalla polizia, ma anche da hacker, governi stranieri o criminali informatici.
Il progetto è stato momentaneamente bloccato grazie alla posizione della Germania, che ha chiesto una revisione della norma. Telegram però avverte che la battaglia è solo all’inizio. La Commissione Europea starebbe già lavorando a una nuova proposta per introdurre controlli simili. L’azienda invita quindi gli utenti a rimanere vigili e a ricordare che la crittografia “non protegge i criminali, ma le persone comuni”.
