L’arrivo del formato lossless su Spotify aveva riacceso l’entusiasmo degli appassionati di audio di alta qualità. Eppure, per chi utilizza Android, la realtà è molto diversa. Come confermato da una serie di test condotti dal canale YouTube The Headphone Show e da fonti specializzate come Head-Fi e Audio Science Review, la riproduzione lossless sul sistema operativo di Google è quasi impossibile, se non in circostanze molto particolari.
Il problema è tecnico ma chiaro. Android fa passare tutti i flussi audio – dalle notifiche alla musica – attraverso un mixer virtuale che lavora a 48 kHz. Le tracce musicali, invece, sono generalmente campionate a 44,1 kHz. Questo significa che il sistema deve effettuare una conversione di frequenza (upsampling), alterando inevitabilmente il segnale originale. Di conseguenza, l’audio che arriva alle cuffie o agli altoparlanti non è esattamente identico a quello del file lossless trasmesso da Spotify.
Le alternative (quasi impossibili) per l’audio puro
Google stessa, nella propria documentazione, riconosce che questa conversione può peggiorare la qualità del suono. È un dettaglio che per molti utenti può sembrare trascurabile, ma chi paga un abbonamento Hi-Fi lo fa per ascoltare il segnale esattamente come è stato masterizzato. Su Android, questa promessa resta in gran parte disattesa.
Esistono alcuni metodi per aggirare il problema, ma sono limitati e spesso complicati da configurare. Il primo è il collegamento diretto app > DAC USB, che consente di bypassare il mixer e inviare il segnale puro a un convertitore digitale-esterno. Il limite è che poche app supportano questa modalità. TIDAL, ad esempio, lo faceva fino al 2023, ma ha interrotto la compatibilità senza fornire spiegazioni.
Un’altra soluzione è l’applicazione USB Audio Player Pro (USBAPP), che utilizza driver personalizzati per escludere il mixer di Android. Costa 8,49 euro sul Play Store e permette di ottenere un audio effettivamente lossless, ma non supporta Spotify, che mantiene le proprie API riservate a partner selezionati come Sonos e Tesla.
In attesa di una risposta da Google
L’unica vera soluzione sarebbe un intervento diretto da parte di Google, che potrebbe aggiornare il sistema operativo per far sì che il mixer lavori con la stessa frequenza dell’audio in ingresso, come avviene su macOS e iOS, oppure introdurre una modalità bypass più accessibile.
Fino ad allora, chi utilizza solo dispositivi Android difficilmente potrà godere di un’esperienza audio realmente lossless su Spotify. In altre parole, la tanto attesa novità rischia di restare un traguardo più teorico che reale.
