Lo shock petrolifero che sta attraversando il mercato globale nel 2026 non ha precedenti recenti, e i numeri pubblicati dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) lo confermano in modo piuttosto netto. La domanda mondiale di petrolio quest’anno diminuirà di 420.000 barili al giorno, ma il dato che colpisce di più riguarda il trimestre tra aprile e giugno: in quel periodo il calo sarà di 2,45 milioni di barili al giorno. Di questi, 930.000 barili in meno arrivano dai Paesi OCSE, mentre 1,5 milioni di barili in meno dai Paesi non OCSE. Numeri enormi, che raccontano quanto il conflitto medio orientale stia pesando sull’intero sistema energetico globale, tra la chiusura dello stretto di Hormuz e i danni gravissimi alle infrastrutture per la raffinazione.
Offerta in caduta libera e settori in sofferenza
A pagare il prezzo più alto in questo momento sono soprattutto due settori: la petrolchimica, dove le materie prime cominciano seriamente a scarseggiare, e l’aeronautica, che sta vedendo le proprie scorte di carburante assottigliarsi a velocità record. Il problema di fondo è che la contrazione della domanda non nasce da un calo dei consumi spontaneo, ma è la conseguenza diretta di un’offerta che si è ridotta in modo drastico. A livello globale, ad aprile la produzione è calata di 1,8 milioni di barili al giorno. Dall’inizio della guerra, il mondo ha perso complessivamente 12,8 milioni di barili al giorno, mentre guardando ai soli Paesi del Golfo il dato sale a 14,4 milioni di barili in meno prodotti ogni giorno. Anche nello scenario più ottimistico, quello in cui lo stretto di Hormuz venisse riaperto entro giugno, l’offerta mondiale di petrolio registrerà comunque una diminuzione di 3,9 milioni di barili al giorno sull’intero anno.
Scorte strategiche in calo e segnali di instabilità per l’estate
C’è poi la questione delle scorte strategiche, e qui la situazione è altrettanto preoccupante. I Paesi IEA hanno deciso di attingere alle riserve per cercare di calmierare la crisi, ma i numeri raccontano un’erosione rapidissima: a marzo le scorte globali sono diminuite di 129 milioni di barili, ad aprile di altri 117 milioni. Ritmi che, se dovessero proseguire, lascerebbero pochissimo margine di manovra nei mesi successivi.
Qualcosa per tamponare la situazione si sta facendo. Il crollo della produzione medio orientale è stato in parte compensato da un incremento in altre aree del mondo, a partire dal continente americano, dove si prevedono 600.000 barili al giorno aggiuntivi, per un totale di 1,5 milioni di barili al giorno. Ma non basta, e questo è il punto. L’offerta globale di petrolio resterà estremamente debole almeno per tutto il 2026, con una forte volatilità dei prezzi attesa soprattutto durante l’estate, cioè nel periodo in cui la domanda di greggio raggiunge tradizionalmente il suo picco stagionale.
