Un recente studio pubblicato su Cognitive Science e guidato dalla professoressa Lisa Aziz-Zadeh del USC Center for the Neuroscience of Embodied Cognition ha affrontato un tema tanto curioso quanto rilevante: un modello linguistico come ChatGPT può davvero comprendere i colori e le loro sfumature metaforiche? I risultati suggeriscono che, pur mostrando coerenza nelle associazioni, l’intelligenza artificiale resta distante dall’esperienza percettiva umana.
ChatGPT elabora enormi quantità di testo e genera risposte seguendo schemi statistici. Espressioni come “vedere nero” o “sentirsi rosso” fanno parte del suo addestramento, ma il modello non ha mai percepito realmente un cielo blu o una mela rossa. Questo divario tra apprendimento linguistico e esperienza sensoriale è stato al centro dell’analisi.
Il confronto tra umani e AI
La ricerca ha coinvolto diversi gruppi: adulti vedenti, adulti daltonici, pittori professionisti e ChatGPT. Tutti hanno associato colori a concetti astratti e interpretato metafore comuni (“allerta rossa”) e nuove (“festa molto rosa”).
I dati hanno mostrato che vedenti e daltonici tendevano a risposte simili, mentre i pittori risultavano più creativi con le metafore nuove, grazie al contatto diretto con i pigmenti. ChatGPT, invece, ha prodotto spiegazioni coerenti basate su riferimenti culturali, ad esempio collegando il rosa a felicità e amore. Tuttavia, il modello ha avuto difficoltà con espressioni insolite come “la riunione lo rese viola” o con inversioni semantiche, come l’opposto del verde.
Lo studio, sostenuto da istituzioni come UC San Diego, Stanford, Université de Montréal, University of the West of England e Google DeepMind, ha evidenziato che l’AI opera in un quadro simbolico e statistico, senza il supporto dell’esperienza diretta.
Perché l’esperienza conta
Secondo Aziz-Zadeh, l’essere umano non si limita all’elaborazione linguistica: l’esperienza corporea — vedere, toccare, vivere i colori — arricchisce l’interpretazione delle metafore e consente di dare significati più profondi e sfumati. L’intelligenza artificiale, invece, rimane confinata alla logica dei dati testuali.
In prospettiva, l’integrazione di input sensoriali come stimoli visivi o tattili potrebbe rappresentare un passo decisivo per ridurre il divario tra modelli linguistici e cognizione umana. Lo studio dimostra che, sebbene i sistemi come ChatGPT sappiano riprodurre associazioni culturalmente comprensibili, l’esperienza reale resta il vero elemento distintivo della comprensione umana.
