Venti anni non sono pochi, e Spotify ha deciso di festeggiarli nel modo che gli viene più naturale: mettendo al centro i dati di chi ascolta musica ogni giorno. La nuova esperienza si chiama Spotify 20: Party of the Year(s), ed è qualcosa di diverso dal solito Wrapped di fine anno. Stavolta non si guarda solo agli ultimi dodici mesi, ma a tutta la storia di ascolto di ogni utente sulla piattaforma, dall’inizio.
Il meccanismo è piuttosto semplice, ma funziona. L’esperienza interattiva mostra una serie di dati personali che Spotify non aveva mai reso disponibili prima. Tra questi, il numero totale di brani unici ascoltati nel corso degli anni. È il tipo di numero che fa un certo effetto, soprattutto per chi usa la piattaforma da parecchio tempo. Però il vero pezzo forte è un altro: una playlist personalizzata con le 120 canzoni più ascoltate di sempre, ognuna accompagnata da un contatore delle riproduzioni. Quel numero accanto a ogni traccia racconta abitudini, fissazioni, fasi della vita. La playlist si può salvare direttamente in libreria, il che è comodo per chi vuole ritornarci sopra con calma.
Come trovare Spotify 20 e dove funziona
Accedere a Spotify 20: Party of the Year(s) è abbastanza immediato. Basta aprire l’app Spotify sullo smartphone e cercare “Spotify 20” oppure “Party of the Year(s)”. L’esperienza è attiva in 144 mercati e disponibile in 16 lingue, quindi la copertura è decisamente ampia. Ogni sezione della retrospettiva include anche una scheda pensata per essere condivisa, così da poter postare i propri risultati sui social senza troppi passaggi.
C’è però un limite da tenere a mente: per ora tutto funziona esclusivamente su smartphone. Chi utilizza Spotify su tablet dovrà pazientare, perché al momento l’esperienza non è accessibile da quel tipo di dispositivo. Una scelta un po’ curiosa, ma evidentemente legata a come è stata sviluppata l’interfaccia interattiva.
Perché vale la pena provare la retrospettiva dei 20 anni
Per chi utilizza Spotify da diversi anni, Party of the Year(s) è una di quelle cose che meritano qualche minuto di attenzione. Vedere nero su bianco quanti brani unici sono passati attraverso le proprie cuffie nel tempo, e soprattutto scoprire quali canzoni sono state davvero consumate fino all’osso, ha un effetto particolare. I dati, in questo caso, raccontano qualcosa di genuino sulle abitudini musicali di ognuno. Nel bene e nel male, come si suol dire, perché certe scoperte possono anche risultare imbarazzanti. Magari quel tormentone estivo che sembrava dimenticato è ancora lì, saldamente in cima alla classifica personale. La retrospettiva di Spotify trasforma vent’anni di streaming in un racconto individuale che va ben oltre il semplice riepilogo numerico, e la playlist con le 120 tracce più ascoltate diventa una specie di colonna sonora autobiografica da conservare.
