Non sarà più possibile per aziende e istituzioni sottrarsi alle loro responsabilità ambientali. Senza passare per un’aula giudiziaria. La Corte di Cassazione ha stabilito che i giudici italiani possono pronunciarsi su controversie legate al cambiamento del clima. Anche quando coinvolgono grandi colossi o lo Stato. Una decisione destinata a lasciare il segno, che apre ufficialmente all’era della “giustizia climatica” anche nel nostro Paese.
L’Italia segue l’Europa: anche qui giustizia per il clima
Il pronunciamento è arrivato dalle Sezioni Unite, che si sono espresse su una causa intentata nel 2023 da Greenpeace Italia, ReCommon e dodici cittadini. Gli accusati sono Eni, Cassa Depositi e Prestiti e il Ministero dell’Economia. Le associazioni hanno denunciato il ruolo centrale di queste entità nell’aggravamento della crisi climatica. Puntando il dito contro l’uso massiccio di combustibili fossili. E anche la consapevolezza, da parte loro, dei rischi ambientali. I convenuti avevano inizialmente contestato la competenza dei giudici italiani. Ritenendo il tema troppo ampio. Ma la Cassazione ha rigettato l’eccezione. Riconoscendo quindi che il cambiamento climatico è un problema locale quanto mondiale.
Nel motivare la decisione, la Corte ha evidenziato la necessità di azioni urgenti per affrontare questa minaccia. Che incide direttamente sui diritti umani. Un richiamo diretto all’Accordo di Parigi, ma anche alla crescente certezza scientifica sull’origine antropica del riscaldamento globale. Il tribunale italiano ha affermato che, in assenza di risposte efficaci da parte della politica, anche la magistratura deve garantire il rispetto delle norme ambientali. Il precedente delle “Anziane per il clima” in Svizzera, vincitrici contro il loro governo alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, viene citato nella sentenza come esempio da seguire.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Le organizzazioni ambientaliste parlano di un momento epocale. Eni, invece, ha espresso fiducia nel processo di merito, convinta di poter difendere la legittimità delle proprie azioni. Tuttavia, è innegabile che si sia aperto un nuovo fronte: da ora in poi, in Italia, sarà possibile chiedere giustizia contro chi inquina. Il Tribunale di Roma sarà il prossimo banco di prova, chiamato a pronunciarsi nel merito.
