Il Parlamento Europeo ha approvato a larga maggioranza l’emendamento voluto dalla Commissione per modificare le regole sulle emissioni di CO2. Con 458 voti favorevoli, la plenaria ha dato slancio alla proposta inserita nel nuovo Piano d’Azione per il rilancio del settore automotive. Una boccata d’ossigeno per i costruttori, che stanno fronteggiando trasformazioni tecnologiche repentine e l’agguerrita concorrenza internazionale. Il nuovo schema punta a dare margine di manovra alle aziende automobilistiche, pressate da obiettivi ambientali sempre più stringenti. Il Parlamento ha scelto la procedura d’urgenza, saltando il confronto interno e accorciando i tempi. La strada però non è ancora del tutto libera. Per diventare legge, il testo sulle emissioni deve ora ricevere il via libera formale dal Consiglio. Anche se già ieri, 7 maggio, lo stesso testo è stato adottato, serve ancora un ultimo passaggio per completare l’iter.
Un nuovo metodo per controllare le emissioni: CO2 si calcolato su tre anni
La modifica cambia le regole del gioco. A partire dal 2025, le emissioni non saranno più valutate anno per anno. Si passerà a una media triennale, calcolata sulle emissioni totali dei nuovi veicoli immatricolati tra 2025, 2026 e 2027. Un sospiro per le case automobilistiche. Potranno così compensare eventuali sforamenti annuali con performance migliori negli altri due anni. Un meccanismo di bilanciamento, pensato per garantire continuità produttiva e stimolare l’innovazione tecnologica, senza penalizzare le fasi più complesse della transizione. Le attuali norme sulle emissioni prevedono target annuali su base quinquennale. Dal 2025 al 2029, ogni costruttore dovrà ridurre del 15% le emissioni rispetto ai livelli del 2021. Un traguardo tutt’altro che semplice, considerando i costi della transizione verso veicoli elettrici e ibridi plug-in.
Il nuovo approccio alle emissioni viene interpretato come un segnale forte di pragmatismo da parte dell’Unione Europea. I parlamentari hanno riconosciuto che senza flessibilità temporale, l’intero settore avrebbe potuto rallentare. È una misura che non cancella l’impegno climatico, ma piuttosto lo rende più graduale. Il futuro della mobilità europea non può dipendere solo da scadenze, ma anche da risposte tecnologiche concrete. Questo è effettivamente il compromesso sulle emissioni necessario per non fermare l’industria? O sarà solo una tregua momentanea nella corsa all’innovazione? Le case automobilistiche, ora, hanno tre anni di respiro per dimostrare che la transizione ecologica può avverarsi.
