Dare un prezzo concreto alle emissioni di CO2 non è un esercizio teorico. È il punto di partenza per capire dove intervenire, come allocare risorse e soprattutto come rendere confrontabili dati che altrimenti resterebbero sparsi tra unità di misura diverse e documenti incompatibili. Ed è esattamente quello che fa il nuovo modello di Social Cost of Carbon (SCC) sviluppato da E.ON Italia insieme al Politecnico di Milano: tradurre in euro l’impatto socioeconomico dell’inquinamento, così che decisori pubblici e aziende possano lavorare su numeri coerenti quando si parla di politiche contro i cambiamenti climatici.
Il meccanismo è tanto ambizioso quanto necessario. La metodologia alla base del modello misura il divario rispetto al costo complessivo dei danni provocati dalle emissioni, integrando evidenze dalla letteratura scientifica, benchmark internazionali, scenari temporali e anche quegli impatti che non si lasciano monetizzare facilmente. Il risultato? Secondo questo schema, una tonnellata di CO2 vale tra 236 e 307 euro. La forbice dipende dal fatto che si includano o meno componenti intangibili come la biodiversità e la qualità della vita. Quando si tiene conto anche di questi fattori, il costo sale. E non di poco.
Dal costo al valore: un cambio di prospettiva che mette al centro le persone
Il Social Cost of Carbon rappresenta qualcosa di più di un semplice strumento di calcolo. È un vero cambio di prospettiva nel modo in cui si guarda all’impatto ambientale. Fino a oggi l’approccio più diffuso si concentrava sulla misurazione delle attività umane responsabili delle emissioni. Questo modello sposta l’attenzione su un piano diverso: la valutazione dei cambiamenti che quelle attività generano nel tempo sull’ecosistema e, di conseguenza, sulla vita delle persone.
La domanda non è più soltanto “quanto costa emettere”, ma piuttosto “quale valore si può generare evitando di farlo”. Si passa insomma dal costo al valore, e dalla CO2 alle persone. Un ribaltamento concettuale che può sembrare sottile, ma che nella pratica cambia radicalmente il modo in cui vengono definite le priorità di intervento e confrontati scenari alternativi.
Siemens Italia: dalla sostenibilità dichiarata alla strategia industriale concreta
All’evento di presentazione dello studio era presente anche Marco Stazi, Energy Manager di Siemens Italia, che ha sottolineato la portata del modello. Attribuire un valore economico alla CO2 attraverso il Social Cost of Carbon significa, nelle sue parole, rendere misurabili impatti che oggi restano sostanzialmente invisibili. Ma il punto davvero rilevante, ha aggiunto Stazi, è un altro: il modello presentato introduce la capacità di valorizzare questi impatti e di integrarli nei processi decisionali aziendali, favorendo scelte più consapevoli e responsabili nel medio e lungo periodo.
Un passaggio che Stazi ha definito fondamentale per trasformare la sostenibilità da principio dichiarato a leva concreta di strategia industriale. E in effetti è proprio questa la sfida: fare in modo che quei 236 o 307 euro per tonnellata di CO2 non restino un numero su un report, ma entrino nelle valutazioni quotidiane di chi gestisce impianti, catene produttive e investimenti energetici.
