Di recente, alcuni produttori di smartphone cinesi stanno valutando l’idea di lanciare dispositivi Android privi dei Google Mobile Services (GMS). Tra i protagonisti di tale ipotesi ci sono Xiaomi, Vivo, Oppo e OnePlus. Tale decisione non nasce dal caso, ma da un clima di crescente incertezza geopolitica e commerciale. In particolare, a causa dei timori legati a possibili sanzioni da parte del governo statunitense. Dopo quanto accaduto a Huawei, che ha subito un vero blocco commerciale imposto dall’amministrazione Trump, le altre aziende cinesi vogliono evitare di trovarsi nella stessa situazione.
Gli smartphone Android rinunciano a GMS?
Per contrastare tale scenario, i colossi asiatici stanno esplorando soluzioni alternative. Opzioni che li rendano meno dipendenti dall’ecosistema di Google. Una delle strade più concrete sembrerebbe essere quella già percorsa da Huawei con HarmonyOS. Nato inizialmente come una versione personalizzata di Android, tale sistema operativo si è gradualmente evoluto. Fino a diventare un OS indipendente. Sulla scia di tale esempio, si mormora che Xiaomi potrebbe fare da apripista testando HyperOS 3, previsto per il rilascio nel mese di luglio. Si tratterebbe di un primo esperimento volto a creare un ecosistema software autonomo. Senza i servizi di Google integrati.
È importante sottolineare che un simile passaggio non è privo di rischi. Huawei ha avuto un certo successo con HarmonyOS, ma esclusivamente in patria, dove l’assenza dei servizi Google non rappresenta un problema. Diverso è il contesto globale, dove il pubblico è fortemente legato all’infrastruttura di Mountain View. Per un marchio come Xiaomi, che occupa il terzo posto nella classifica mondiale dei produttori smartphone, abbandonare i GMS potrebbe rappresentare una significativa perdita di quote di mercato.
Più realisticamente, quindi, i produttori cinesi potrebbero scegliere un approccio graduale. Invece di una rottura netta con Google, si punterebbe a sviluppare progressivamente i propri ecosistemi software. Partendo da interfacce personalizzate come HyperOS, ColorOS o OxygenOS. In tale contesto, una strategia di diversificazione regionale, dunque, potrebbe rappresentare la soluzione più pragmatica per l’universo Android in tutto il mondo.
