Donald Trump sogna un’America che produce, assembla e costruisce da sola. Simbolo perfetto di tale visione sarebbe l’iPhone, tornato a nascere sul suolo statunitense. Trump non ha mai nascosto il suo desiderio di vedere la produzione dello smartphone Apple ritornare “a casa”. Trasformando così ogni singolo iPhone “Made in USA“. A contribuire tale scenario c’è l’introduzione di dazi severi, come quello del 145% sulle importazioni dalla Cina.
iPhone prodotti interamente in America? È possibile?
Sulla carta, il sogno appare persino sostenibile. Soprattutto considerando i piani di investimento da 500 miliardi di dollari annunciati da Apple sul territorio americano. Ma la realtà industriale è ben più complessa. Le catene produttive globali, costruite nel corso di decenni, non si spostano facilmente.
La Cina, con la sua vasta rete di fornitori, una forza lavoro altamente specializzata e infrastrutture dedicate, offre ad Apple un ecosistema produttivo che gli Stati Uniti non sono in grado di replicare. A tal proposito, “iPhone City“, come viene chiamato lo stabilimento Foxconn di Zhengzhou, è un’intera città industriale. Dedicata unicamente allo smartphone di Cupertino. Considerando ciò, è innegabile che mancano le competenze tecniche, la flessibilità, e perfino l’attitudine sociale per seguire i ritmi delle grandi fabbriche asiatiche.
Apple, ben consapevole dei rischi geopolitici legati alla dipendenza cinese, ha iniziato una lenta e cauta diversificazione. L’India sta emergendo come il secondo pilastro produttivo, con impianti in crescita e una capacità annua di circa 35 milioni di iPhone. Eppure, è ancora lontana dal poter sostenere l’intera domanda globale.
Anche l’ipotesi di impianti completamente automatizzati in America si scontra con la realtà. L’elevata variabilità dei modelli, la necessità di continui aggiornamenti e la complessità tecnica rendono difficile standardizzare estremamente la produzione. Considerando quanto detto, riportare l’iPhone di Apple completamente negli Stati Uniti resta un obiettivo affascinante, ma si scontra con barriere tecniche, economiche e logistiche molto più grandi di quanto sembri.
