Uno studio recente ha messo in luce un problema che fino a poco tempo fa restava ai margini del dibattito ambientale. L’inquinamento atmosferico generato dai lanci spaziali sta modificando la composizione degli strati più alti dell’atmosfera terrestre, con conseguenze che ricordano una sorta di geoingegneria involontaria. Il fenomeno è legato direttamente alla crescita esponenziale delle megacostellazioni di satelliti, quelle enormi reti di dispositivi orbitali che negli ultimi anni hanno richiesto un numero sempre maggiore di missioni per essere messe in orbita e mantenute operative.
Il punto è semplice, anche se le implicazioni non lo sono affatto. Ogni lancio immette nell’alta atmosfera una quantità significativa di sostanze inquinanti. Preso singolarmente, un razzo non rappresenta certo una catastrofe ecologica. Ma quando il ritmo dei lanci accelera in modo così marcato, come sta accadendo per sostenere le costellazioni satellitari sempre più vaste, l’accumulo di queste emissioni diventa tutt’altro che trascurabile. Secondo quanto emerge dalla ricerca, la polluzione si sta concentrando a quote dove normalmente l’attività umana non lascia tracce, alterando equilibri chimici e fisici molto delicati.
Lanci spaziali: un effetto climatico paragonabile alla geoingegneria
Quello che colpisce di più è la definizione usata dagli stessi ricercatori per descrivere ciò che sta avvenendo: un effetto climatico paragonabile, almeno in parte, alla geoingegneria. Per chi non ha familiarità con il termine, la geoingegneria comprende tutte quelle tecniche pensate per intervenire deliberatamente sul clima terrestre, ad esempio immettendo particelle riflettenti nella stratosfera per ridurre il riscaldamento globale. Ecco, quello che i lanci spaziali stanno producendo non è intenzionale, ma il meccanismo ha delle somiglianze inquietanti.
Le particelle e i gas rilasciati dai razzi durante l’attraversamento degli strati superiori dell’atmosfera si accumulano progressivamente. Con l’aumento dei lanci spaziali legati alle megacostellazioni, questo accumulo sta diventando sempre più rapido. Non si tratta di un fenomeno teorico o di una proiezione a lungo termine: la ricerca mostra che il cambiamento è già in atto adesso, e il ritmo con cui procede è direttamente proporzionale alla frequenza delle missioni.
Quanto pesa davvero il boom dei satelliti sull’atmosfera
La questione non riguarda solo chi si occupa di spazio o di clima. Le megacostellazioni di satelliti alimentano servizi che ormai fanno parte della quotidianità di moltissime persone, dalla connessione internet nelle aree remote al monitoraggio ambientale, passando per la navigazione e le telecomunicazioni. Nessuno mette in dubbio la loro utilità. Però lo studio impone una riflessione concreta su un costo nascosto che finora era stato sostanzialmente ignorato.
L’inquinamento atmosferico prodotto dai lanci è un effetto collaterale che cresce insieme al mercato spaziale. E con decine di migliaia di satelliti già in orbita e molti altri pianificati, il numero di missioni necessarie per il dispiegamento, la sostituzione e la manutenzione di queste flotte orbitali non farà che aumentare. Lo studio evidenzia che la rapidità con cui le sostanze inquinanti si stanno accumulando nella parte alta dell’atmosfera rappresenta un fattore nuovo, non previsto nei modelli climatici tradizionali, e che richiede attenzione specifica da parte della comunità scientifica e dei decisori politici.
Il dato di fondo resta questo: l’accumulo di inquinamento negli strati superiori dell’atmosfera legato ai lanci per le megacostellazioni sta già producendo effetti misurabili, con dinamiche che gli scienziati non esitano a paragonare a una forma non voluta di geoingegneria.
