L’alleanza tra Apple e Google contro la Commissione Europea in materia di intelligenza artificiale è una di quelle notizie che fanno stropicciare gli occhi. Due rivali storici della tecnologia che si ritrovano dalla stessa parte della barricata, e la ragione non è esattamente filantropica. Apple ha depositato un contributo ufficiale presso la Commissione per difendere la posizione di Google su un punto molto specifico. Le misure provvisorie pubblicate il 27 aprile 2026 che obbligherebbero Google ad aprire le funzionalità di Android agli assistenti IA concorrenti. Apple ha definito queste proposte come «preoccupazioni urgenti e gravi» per la privacy, la sicurezza e l’integrità dei dispositivi.
Le misure provvisorie, redatte nell’ambito delle procedure di specificazione del DMA avviate il 27 gennaio 2026, imporrebbero a Google di consentire agli assistenti IA di terze parti di interagire con le applicazioni Android esattamente come fa Gemini, l’IA di casa Google. In pratica, un assistente come ChatGPT, Alexa o Mistral potrebbe inviare email tramite Gmail, effettuare ordini o condividere foto, senza passare dalle API di Google. Le misure prevedono anche che Google condivida dati di ricerca anonimizzati (query, clic, visualizzazioni) con i motori concorrenti. La fase di consultazione si è chiusa il 13 maggio e la Commissione dovrà pronunciarsi entro il 27 luglio 2026.
Apple attacca la competenza tecnica della Commissione Europea
Nel documento depositato, Apple non si limita a un supporto generico nei confronti di Google. L’azienda di Cupertino mette direttamente in discussione la competenza tecnica di Bruxelles, sostenendo che la Commissione «sostituisce il proprio giudizio, basato su meno di tre mesi di lavoro, a quello degli ingegneri di Google». Apple aggiunge che i rischi sono «particolarmente acuti nel contesto di sistemi di intelligenza artificiale in rapida evoluzione, le cui capacità, comportamenti e vettori di minaccia restano imprevedibili». Al di là della retorica sulla sicurezza, però, l’interesse di Apple è piuttosto trasparente. Se la Commissione costringe Google ad aprire Android agli assistenti IA rivali, lo stesso precedente si applicherebbe automaticamente anche a iOS.
Vale la pena ricordare che Apple ha contestato il DMA in tribunale nell’ottobre 2025 e ne ha chiesto pubblicamente l’abrogazione il mese successivo, sostenendo che la legge avesse creato falle di sicurezza e peggiorato l’esperienza utente. La Commissione aveva risposto che non aveva alcuna intenzione di abrogare il testo. A maggio 2026 l’Unione Europea ha pubblicato un bilancio del DMA concludendo che la legge aveva avuto un «impatto globalmente positivo», spazzando via le argomentazioni di Apple e Google con un gesto piuttosto sbrigativo.
Interessi incrociati e 450 milioni di utenti europei
C’è un dettaglio che rende il quadro ancora più significativo. Google e Apple hanno annunciato nei mesi scorsi una partnership importante: Gemini, l’IA di Google, alimenterà la nuova versione di Siri prevista per la fine del 2026. Apple difende quindi la posizione dominante di Google su Android mentre integra la tecnologia IA di Google nel proprio ecosistema. Un allineamento di interessi reciproci che convive con la dichiarazione ufficiale secondo cui l’unica motivazione sarebbe la protezione degli utenti europei.
Per i 450 milioni di utenti Android e iOS nell’Unione Europea, la questione è comunque concreta. Aprire i comandi di uno smartphone a qualsiasi assistente IA di terze parti, con la capacità di inviare email, effettuare ordini e manipolare file, pone problemi di sicurezza reali che la Commissione potrebbe non aver valutato fino in fondo. Due aziende che controllano il 99% del mercato degli smartphone invocano la sicurezza per opporsi all’apertura delle proprie piattaforme, e la decisione finale della Commissione è attesa entro il 27 luglio 2026.
