Né a casa, né al campo di tiro con l’arco. E Dafne che, dopo i primi due giorni di sospetto vero (con quel tipico atteggiamento da pastore svizzero bianco “questa cosa non mi convince per niente”), ha finito per ignorarlo come se fosse sempre stato lì, accanto alle siepi. Parto da questo perché credo sia l’osservazione più onesta che possa fare sull’ANTHBOT M9: la sua vera forza non è una specifica sulla scheda, ma il fatto che dopo qualche giorno smetti di pensarci. Lavora, taglia, torna alla base. Punto.
Questo robot tagliaerba senza filo perimetrale arriva in Italia con un posizionamento interessante. Né top di gamma, né compromesso al ribasso. Sta in mezzo, nella zona di prezzo dove il rapporto valore/funzioni è quello che fa davvero la differenza per chi compra. Costa 849 euro di listino (799 in promo di lancio), si rivolge a giardini fino a 1.000 metri quadrati, e usa una combinazione di RTK full-band e doppia telecamera AI per orientarsi senza alcun cavo perimetrale da scavare.
Sulla carta è tutto bello. Ma chi ha mai installato un tagliaerba robotizzato di vecchia generazione sa che il diavolo sta nei dettagli. Quanti minuti ci metto davvero a configurarlo? Riconosce gli ostacoli o frantuma il primo vaso di geranio che incontra? Gestisce bene le siepi? E i miei due cani gli sopravvivono (oppure è il robot a non sopravvivere a loro)?
L’ho testato per quattro settimane. Due ambienti completamente diversi: la villa di famiglia con i suoi 300 metri quadri di prato all’inglese curato, e poi qualcosa di molto più cattivo, ovvero il campo di tiro con l’arco al CUS Roma, dove l’erba è selvatica, ci sono pendenze e i paioni sparsi ovunque. Due scenari agli antipodi. E in questa recensione racconto come si è comportato in entrambi, senza ammorbidire nulla. Attualmente è disponibile su Amazon Italia.
Unboxing
Il pacco arriva diviso in più scatole. Tre, per la precisione, perché ANTHBOT spedisce robot, stazione di ricarica e antenna RTK separatamente. Logico (sono ingombri diversi), ma vale la pena saperlo se hai un portinaio nervoso o non sei in casa quando arriva il corriere.
Dentro la scatola principale c’è il tagliaerba, ben imbottito, con qualche manuale e una documentazione in più lingue compreso l’italiano. La presentazione fa la sua figura, anche se non siamo dalle parti di un unboxing premium da smartphone di lusso. Va benissimo così, considerando che parliamo di un attrezzo da giardino destinato a vivere fuori, mica un gioiellino da scrivania.
La dotazione standard include la stazione di ricarica, l’antenna RTK con relativo palo da fissare al suolo (o a muro, se compri l’apposito kit aggiuntivo), un set di lame di ricambio, tutta la viteria e i picchetti per fissare i cavi al pavimento, l’alimentatore. La versione che ho testato io comprendeva anche il garage opzionale, ovvero quella copertura plasticosa che protegge la base dalle intemperie. Confesso che inizialmente l’avevo snobbato, poi nelle settimane di test ho capito che ha senso, almeno per chi vive in zone particolarmente soleggiate o piovose.
Una cosa che ho apprezzato: i cavi hanno tag colorati per la connessione tra stazione di ricarica e antenna RTK. Non c’è modo di sbagliare. Sembra una sciocchezza, ma quando ti ritrovi in giardino con il sole in faccia e tre cavi simili in mano, capisci che è una scelta di design pensata bene. Niente foglio piegato in quattro da consultare con la lente.
Sotto la confezione anche dei picchetti di plastica per nascondere i cavi al suolo, una soluzione che funziona molto bene nel pratico.
Design e costruzione
Il primo impatto visivo è quello di un robot tagliaerba compatto, basso, dalle linee abbastanza neutre. Non ha l’aggressività estetica di certi modelli premium, e nemmeno quel look “da gioco per bambini” di alcuni concorrenti più economici. Sta in un equilibrio sobrio, con dimensioni di 498 x 392 mm e un peso di 10,1 kg che, almeno per me, lo rendono facile da spostare se serve.
Le superfici sono in plastica robusta, opaca, con finiture in nero e dettagli grigi. La parte superiore ospita un piccolo display informativo e i comandi fisici (start/stop, ritorno alla base, e una manopola per regolare l’altezza di taglio meccanicamente, oltre che via app). I tasti sono protetti da una piccola alettatura che evita la pressione accidentale, dettaglio non scontato se consideri che il dispositivo sta fuori tutto il giorno, esposto a tutto.
Sotto, il disco di taglio da 20 cm con cinque lame oscillanti. La scelta delle lame “free-rotating” (che si ritraggono al contatto con un ostacolo duro) è ormai standard nel settore, ma vale la pena ricordare che evita rotture catastrofiche se il robot incontra una pietra dimenticata sull’erba. Sono lame intercambiabili, anche se nelle quattro settimane di test non ho mai dovuto sostituirle.
Le ruote sono di tipo all-terrain, con scolpitura abbastanza profonda. Funzionano bene su erba media e bagnato leggero, mentre sui terreni più impegnativi (e ci arrivo) richiedono qualche attenzione. C’è da dire che il design 2WD, ovvero due ruote motrici e non quattro, è un limite progettuale chiaro: si vede nelle pendenze importanti.
Il garage opzionale, di cui parlavo prima, è una semplice cover modellata che si infila sopra la base di ricarica. Plastica resistente, abbastanza generosa nelle dimensioni, qualche centimetro di margine ai lati per evitare manovre fastidiose quando il robot rientra. Non vincerà premi di design, ma è funzionale.
Una nota: la base di ricarica è snella, occupa pochissimo spazio, e i contatti dorati per il rientro automatico sembrano ben fatti. Speriamo durino nel tempo, ma per ora niente da segnalare. E direi che è già un buon segno.
Specifiche tecniche
| Caratteristica | Valore |
|---|---|
| Area di copertura | Fino a 1.000 m² |
| Dimensioni | 498 x 392 mm |
| Peso | 10,1 kg |
| Disco di taglio | 20 cm con 5 lame oscillanti |
| Altezza di taglio | 3 / 7 cm regolabile |
| Pendenze massime | 45% (24°) |
| Capacità di taglio | 120 m²/ora |
| Batteria | 5 Ah (90 Wh) |
| Tempo di ricarica | ~90 minuti |
| Navigazione | RTK Full-band + Doppia Camera AI 150° HDR |
| Satelliti supportati | Fino a 155 |
| Riconoscimento oggetti | 1.000+ tipologie |
| Dimensione minima ostacoli | 10 x 10 cm |
| Zone gestibili | Fino a 20 |
| Resistenza all’acqua | IPX6 |
| Rumorosità | ≤ 58 dB |
| Trazione | 2WD |
| Connettività | WiFi, 4G opzionale (NetRTK) |
| Pattern di taglio | A “U” + criss-cross opzionale |
| Passaggio minimo | 65 cm |
| Aggiornamenti | OTA wireless |
| App | iOS / Android |
Hardware e componentistica
Sotto il cofano (perdonate la metafora un po’ forzata), questo modello porta in dote un’architettura tecnologica più sofisticata di quanto il prezzo suggerisca. Ed è qui che si capisce dove ANTHBOT ha deciso di investire.
Il cuore del sistema è la combinazione RTK Full-band più visione AI duale. L’RTK (Real-Time Kinematic), per chi non mastica il gergo, è la stessa tecnologia di posizionamento satellitare ad altissima precisione usata in agricoltura di precisione e nei rilevamenti topografici professionali. La variante “Full-band” significa che il robot riesce a captare segnali da molte più costellazioni di satelliti (fino a 155, secondo i dati ufficiali) rispetto a un RTK base. Risultato: posizionamento centimetrico anche in condizioni difficili, sotto chiome di alberi o vicino a muri alti.
Affiancata, una coppia di telecamere HDR con angolo di visione 150 gradi. Lavorano in tandem con un’AI che, secondo l’azienda, riconosce oltre 1.000 tipologie di oggetti comuni in un giardino. Cani inclusi (e Dafne e Anubi confermano, fortunatamente). La doppia camera serve anche al calcolo della profondità, fondamentale per evitare collisioni con oggetti bassi o piccoli.
Il motore di trazione è a due ruote motrici. È la scelta che fa più discutere, perché sul mercato esistono modelli 4WD (anche se più costosi) che gestiscono terreni difficili con maggiore disinvoltura. Nel mio giardino di casa, piano e ordinato, non si è notata alcuna limitazione. Sul campo di tiro con l’arco, dove ci sono leggere pendenze, qualche difficoltà l’ho registrata, ma ne riparlo dopo nella sezione test.
Il motore di taglio aziona il disco delle cinque lame oscillanti con un giro abbastanza vivace. Niente di violento (siamo a 58 dB di rumorosità massima dichiarata), ma sufficiente a tagliare in modo netto anche erba un po’ più alta del dovuto.
Sensori di sollevamento, accelerometri per rilevare collisioni e ribaltamenti, sensore pioggia con stop automatico, contatti di carica magnetici. La dotazione sensoristica è quella che ti aspetti su questa fascia di prezzo, niente di rivoluzionario, ma tutto presente e funzionante. E qui sta la differenza con i prodotti più economici: non manca quasi nulla, e quello che c’è funziona davvero.
App companion
L’app ANTHBOT (disponibile su iOS e Android) è il vero centro nevralgico dell’intero sistema. Da qui mappi il giardino, definisci zone, imposti orari, scegli pattern e altezza di taglio. Tutto.
L’interfaccia è abbastanza pulita, non sfarzosa. Niente animazioni inutili. Quattro icone principali in basso, una mappa interattiva al centro, comandi rapidi accessibili con uno o due tap. Mi è piaciuta la scelta di non sovraccaricare la home con notifiche o pop-up: quando apri l’app, vedi subito stato del robot, percentuale batteria, prossima sessione di taglio.
La mappatura iniziale è guidata. Si controlla manualmente il robot con un joystick virtuale (tipo videogioco), facendogli percorrere il perimetro del giardino. L’app costruisce in tempo reale il poligono della zona di taglio e poi calcola da sola il percorso ottimale a forma di U. È piuttosto intuitivo, anche se la prima volta serve un po’ di attenzione per non andare troppo veloce con il robot, altrimenti l’algoritmo perde colpi sui bordi.
Si possono aggiungere zone vietate (per gli irrigatori, le aiuole, oggetti che non vuoi vengano avvicinati), impostare zone “no go” temporanee, gestire fino a venti aree distinte nella stessa mappa. Comodo, soprattutto per chi ha un giardino complesso.
Funziona anche il controllo “live” del robot quando è in lavoro: puoi vederlo muoversi sulla mappa in tempo reale, mandarlo in una zona specifica con un tap, fermarlo, farlo tornare alla base. C’è anche un timer per cicli specifici e una pianificazione settimanale completa.
Una cosa che ho apprezzato: niente account complicati. Email, password, dispositivo associato, fine. Niente registrazioni infinite. Le notifiche push funzionano bene: quando il robot finisce un ciclo, quando trova un ostacolo che non riesce a superare, quando rientra alla base. Aggiornamenti firmware OTA, scaricati al volo senza intoppi nelle quattro settimane di test.
Devo dire una cosa: la traduzione italiana di alcuni menu è perfettibile, qualche stringa è ancora in inglese o tradotta in modo letterale. Sciocchezze, ma in un’app che si interfaccia con un utente non tecnico, queste limature contano.
Prestazioni e autonomia
Veniamo al sodo: quanto dura, quanto taglia, quanto rumore fa. Tre domande pratiche, tre risposte concrete.
L’autonomia dichiarata permette al robot di gestire fino a 1.000 m² di prato. Nel mio scenario casalingo (300 m²) un ciclo completo dura circa un’ora abbondante con la batteria al 100% all’avvio. Risultato: rientro automatico alla base con ancora 35/40% di carica residua, più che sufficiente per una passata fra l’altro intensiva.
Sul campo di tiro con l’arco di 3.000 m² la storia cambia. E doveva cambiare, perché siamo ben oltre la specifica dichiarata. Il robot ha fatto fatica a coprire l’intera superficie in una singola sessione: ha tagliato finché aveva batteria, è rientrato alla base, ha ricaricato per 90 minuti, è ripartito autonomamente. Tre cicli completi per finire l’area. Logico, prevedibile, non un difetto del prodotto. Solo un richiamo al fatto che 1.000 m² è il limite suggerito per una buona ragione.
I 90 minuti di ricarica dichiarati sono affidabili. Cronometrati a mano un paio di volte: 88 e 92 minuti, niente di clamoroso, ma siamo nell’intorno della specifica.
La rumorosità è il punto su cui voglio insistere. Dichiarati 58 dB massimi, e nella pratica è davvero così. Da quattro metri di distanza si sente un fruscio, niente di più. Tagliato il prato anche di sera tardi (verso le 22) e i vicini, che hanno la cucina aperta sul giardino, non hanno notato nulla. Non è un dato da sottovalutare: chi ha avuto a che fare con un tagliaerba a benzina o con uno a filo elettrico sa che la differenza è abissale.
Una nota sui consumi: nelle quattro settimane di test, calcolando una sessione di taglio giornaliera su 300 m² più i cicli sul campo, il costo elettrico stimato si aggira sui pochi centesimi al giorno. Praticamente irrisorio rispetto al risparmio di tempo (e benzina) che porta. Mica male.
L’autoricarica funziona benissimo. Mai una volta in 28 giorni il robot ha mancato la base. Ed è un dato che, se hai mai visto un robot aspirapolvere economico girare attorno alla stazione cercando di “agganciarsi”, capisci subito quanto valga.
Test sul campo
Le quattro settimane di test si sono svolte in due scenari volutamente molto diversi, ed è qui che credo si veda meglio quanto vale (e quanto non vale) questo robot tagliaerba.
Scenario uno: il giardino di casa, in zona Lazio, circa 300 m² di prato all’inglese curato. Ci sono un albero medio al centro (sotto cui si raccolgono sempre foglie e ramoscelli), siepi di lauroceraso e ligustro che corrono lungo tutto il perimetro, qualche irrigatore interrato a scomparsa che si attiva al mattino presto. Niente pendenze degne di nota. Una situazione, diciamo, da manuale.
Il setup ha richiesto poco più di venti minuti. Antenna RTK piantata a terra (avevo deciso di non comprare il kit per il muro), base di ricarica posizionata vicino alla presa esterna della stalletta, cavi nascosti sotto le piastrelle del vialetto. Mappatura via app, manovrando il robot manualmente con il joystick virtuale. Una decina di minuti per chiudere il perimetro, poi qualche correzione delle zone vietate (gli irrigatori, una zona di terra battuta in fondo, l’aiuola dei rosmarini).
Primo ciclo, sessione pomeridiana con sole pieno. Dafne (il mio pastore svizzero bianco) all’inizio ha guardato il robot con un sospetto che definirei “nordico”, standoci a un metro di distanza per controllare. Anubi (il mio Groenendael, che con i Malinois non c’entra niente nonostante quello che pensano tutti) lo ha annusato, poi si è disinteressato dopo qualche secondo. Già al terzo giorno entrambi i cani lo ignoravano completamente. Il robot li riconosce e rallenta in prossimità, frenando se si avvicinano troppo. Funziona davvero.
Risultato dopo una settimana: prato uniforme, taglio netto, niente strisce di erba dimenticata, niente cerchi attorno agli ostacoli. Le siepi sono state rispettate, gli irrigatori mai colpiti (probabilmente perché la mappatura li aveva esclusi, ma vale ricordarlo). I bordi, ammetto, non sono perfetti come quelli ottenibili con un decespugliatore manuale. C’è qualche centimetro di erba lungo le siepi che resta più alta. Limite noto, condiviso con tutti i robot di questa categoria.
Scenario due: campo di tiro con l’arco al CUS Roma, dove sono istruttore. Tremila metri quadrati di erba selvatica, alta, irregolare. Pendenze leggere ma costanti. Soprattutto, i paioni (i bersagli su cui si tira) sparsi ovunque, alcuni fissi e altri spostabili. Una bestia diversa dal prato di casa, e doveva esserlo: era il banco di prova vero.
Setup analogo, antenna RTK piantata in un angolo aperto. La mappatura ha richiesto più tempo, una buona mezz’ora, per via dell’estensione e della necessità di marcare manualmente tutti i paioni come zone “no go”. Un’attività un po’ noiosa ma necessaria, e che ho dovuto fare solo una volta.
Il robot ha lavorato bene, c’è poco da dire. Ha riconosciuto i paioni come ostacoli (anche grazie alle telecamere AI), ha gestito le pendenze leggere senza scivolare, ha tagliato l’erba selvatica con risultati visivi sorprendenti considerato il punto di partenza. Sono emersi però due limiti: il primo è la trazione 2WD, che su pendenze più marcate o su terreno bagnato dopo le piogge inizia a slittare. Non si è mai impuntato del tutto, ma ho sentito le ruote girare a vuoto in un paio di occasioni. Il secondo, ovviamente, è l’autonomia: 3.000 m² sono il triplo della superficie consigliata, e il robot ha dovuto fare più cicli di ricarica.
C’è da dire che, nonostante tutto, ha completato il lavoro. Solo che ci ha messo più tempo del solito.
Pioggia: nelle quattro settimane di test sono cadute almeno tre piogge degne di nota. Il sensore di pioggia ha funzionato come deve, fermando il robot e mandandolo alla base. Nessun episodio di “robot bagnato fradicio nel mezzo del prato”. Dopo, ripartiva da solo. Esperienza concreta, niente fronzoli.
Approfondimenti
Navigazione RTK full-band e doppia visione AI
Sulla carta è una di quelle tecnologie da scheda tecnica che suonano benissimo, ma servono prove sul campo per capirne il senso. Il sistema RTK full-band integrato in questo modello permette al robot di agganciare un numero molto alto di satelliti contemporaneamente. Tradotto: il posizionamento resta affidabile anche sotto la chioma dell’albero al centro del mio giardino, dove modelli di vecchia generazione perdevano segnale e si mettevano in pausa aspettando di ricalcolare.
Mi spiego meglio. Un RTK base usa GPS standard, magari rinforzato da una stazione di riferimento sul tetto. Funziona bene in cielo aperto, ma se hai alberi alti o vicino a muri perimetrali, il segnale fa avanti e indietro tra “buono” e “perso”. Il robot si ferma, riprova, perde tempo. Con il full-band, il sistema può scegliere fra più costellazioni (GPS, GLONASS, Galileo, BeiDou) e tenere la posizione anche quando una è bloccata. Risultato: zero pause inspiegate sotto l’albero, mai. Nelle quattro settimane di test al campo del CUS Roma, dove ci sono dei pini che ombreggiano una porzione di prato, il segnale RTK è rimasto fisso. Una cosa che, ammetto, mi aspettavo di vedere fallire e invece non è successa.
Affiancato a tutto questo, il sistema di doppia telecamera AI con angolo di visione 150 gradi. Le due cam lavorano stereoscopicamente, calcolano profondità, riconoscono oggetti. È il classico approccio “vista e cervello”, e ANTHBOT ha investito su entrambi. Il vantaggio rispetto a un sistema solo RTK è che il robot non si limita a sapere dove si trova, ma sa anche cosa ha davanti. Se per qualche motivo il segnale satellitare dovesse cadere completamente (in una zona molto coperta), le cam prendono il sopravvento e mantengono il movimento, anche se con minore precisione assoluta.
Per uno che, come me, viene dal mondo tech, questa ridondanza tra due sistemi diversi è quello che fa la differenza tra un robot che “funziona quasi sempre” e uno che “funziona praticamente sempre”. E la differenza, sul lungo periodo, è tutto.
Riconoscimento ostacoli e comportamento di sicurezza
Ok, parliamo della cosa che più di tutte preoccupa chi ha animali, bambini o un giardino vissuto. Cosa succede se il robot incontra qualcosa che non dovrebbe tagliare?
Il dato dichiarato è che il sistema riconosce oltre 1.000 tipi di oggetti, dai più ovvi (vasi, sedie, tubi dell’irrigazione, animali domestici) a quelli più specifici (sassi, attrezzi da giardino lasciati in giro). Sulla carta è tantissimo. Nella pratica, l’ho testato con quello che ho avuto a disposizione: vasi, una pala dimenticata di proposito a terra, qualche peluche di Anubi sparso in giardino (sì, distrugge tutti i suoi peluche, vivendo come se non ci fosse un domani).
Risultato: il robot rallenta a circa 30 cm dall’oggetto, si ferma a 10/15 cm, poi gira intorno. Mai un contatto, nemmeno sfioratore. La sensibilità è regolabile via app: io l’ho lasciata sul livello medio, che è il miglior compromesso fra “rischio di urtare” e “rischio di rallentare troppo spesso”. Su livello alto diventa quasi paranoico, dovendo ricontrollare frequentemente. Su livello basso lascia un margine inferiore. Sceglietevi.
Per quanto riguarda gli animali, e qui torno a Dafne e Anubi, la cosa è andata anche meglio del previsto. Il robot li ha sempre riconosciuti come “esseri viventi” (presumo grazie all’AI delle telecamere), fermandosi a buona distanza quando si avvicinavano. In una circostanza specifica, Anubi è andato a fare la cacca a un metro dal robot in funzione: ha smesso di muoversi, ha aspettato, ha ripreso solo quando la situazione era libera. Una scena un po’ ridicola da raccontare ma indicativa del comportamento.
La frenata d’emergenza interviene anche al sollevamento del robot: se lo prendi in mano, le lame si bloccano istantaneamente. Sensori di urti. Sensori di ribaltamento. Sensore di blocco se le ruote girano a vuoto per troppo tempo (con notifica via app). Tutto quello che ti aspetti da un prodotto serio.
Qualità del taglio e finitura del prato
Veniamo a quello che, alla fine della fiera, è il motivo per cui compri un tagliaerba: l’erba tagliata. Tutto il resto è contorno.
Sul prato all’inglese di casa, il risultato è eccellente. Davvero. Dopo qualche giorno di passaggi quotidiani, l’erba ha quell’aspetto “carpet like” che ANTHBOT promette nel materiale di marketing. È merito di due cose: il pattern di taglio a U (che evita le zone “perse” tipiche dei robot più economici a movimento casuale) e la frequenza di taglio. Il robot non aspetta che l’erba diventi alta per intervenire: la tiene costantemente in trim, tagliando millimetri ogni giorno. Il risultato è un prato sempre della stessa altezza, senza striature, senza salti.
Le cinque lame oscillanti del disco di taglio funzionano molto bene su erba di prato all’inglese standard. Niente sfilacciamenti, taglio netto. Sul campo di tiro con l’arco, dove l’erba è più selvatica e a volte arriva ai 10/15 cm prima che il robot intervenga, il taglio richiede più passaggi ma il risultato finale è comunque buono. Diverso dal prato curato di casa, ovvio, ma accettabile per il contesto.
L’altezza di taglio è regolabile fra 3 e 7 cm. Io ho usato 4 cm a casa (compromesso buono fra estetica e resistenza al calpestio dei cani) e 6 cm al campo (per non scoprire troppo le radici, dato che il terreno lì soffre di più). Cambiare l’altezza è velocissimo: una manopola fisica sul robot o un’opzione nell’app. Funziona allo stesso modo.
I bordi, come dicevo, non sono perfetti. Resta sempre qualche centimetro di erba più alta lungo le siepi, contro i muri, ai margini delle aiuole. È un limite intrinseco di tutti i robot tagliaerba: per evitare di urtare gli ostacoli, mantengono una distanza minima. Per i puristi, serve sempre una rifinitura manuale con tagliabordi. Per la quotidianità, però, è perfettamente accettabile.
Una cosa che ho apprezzato: il pattern di taglio a U produce linee visibili sul prato dopo qualche giorno, quasi come quelle che vedi nei campi da calcio. Effetto estetico di tutto rispetto, niente da dire.
Setup e prima mappatura: quanto è davvero rapido?
Anthbot promette installazione in 10 minuti. La realtà? Dipende.
Nel mio giardino di casa, dalla scatola al primo ciclo di taglio sono passati circa 25 minuti. Cinque per montare il palo dell’antenna RTK e posizionarlo nel punto più aperto del giardino (lontano dall’albero e dalla casa, per massima visibilità del cielo). Tre per posizionare la base di ricarica vicino alla presa esterna, sotto la tettoia del rimessaggio attrezzi. Cinque per collegare i cavi (con quei tag colorati che evitano ogni confusione). Poi associazione via app, niente di complicato. La mappatura iniziale ha richiesto un’altra decina di minuti, manovrando il robot lungo il perimetro con il joystick virtuale dell’app.
Al campo del CUS Roma il tempo si è dilatato. Trenta minuti di mappatura, perché l’area era più estesa e c’era da escludere manualmente tutti i paioni con la creazione di poligoni “no go” sulla mappa. Un’attività un po’ noiosa ma necessaria, e che ho dovuto fare solo una volta.
Il punto interessante: il setup non richiede competenze tecniche particolari. L’app guida l’utente passo passo, con video tutorial integrati e illustrazioni. Anche chi non ha mai gestito uno smart device in vita sua se la cava abbastanza bene, purché segua le istruzioni. Mio padre, che con la tecnologia ha un rapporto difficile, ci ha messo qualche ora di più per fare la stessa cosa, ma alla fine ha completato la procedura senza chiedermi aiuto.
Una piccola raccomandazione: se hai un giardino con molti elementi (alberi, aiuole, arredi), conviene fare la mappa lentamente. La precisione iniziale paga moltissimo nelle settimane successive, evitando di dover riconfigurare zone problematiche. Lo dice uno che, per fretta nel test al campo, ha dovuto rifare un paio di zone i primi giorni.
Niente filo perimetrale da scavare, niente buche, niente picchetti da piantare a centinaia. Solo l’antenna RTK, la base di ricarica, e qualche cavo da nascondere. Per chi ha vissuto l’incubo di vecchi modelli con cavi sotterrati, è una rivoluzione totale. Non c’è altro modo di chiamarla.
Gestione delle zone multiple e pianificazione
L’app permette di gestire fino a venti zone separate all’interno della stessa mappa. È una funzione che a prima vista sembra eccessiva, e che invece nel pratico fa la differenza, soprattutto in giardini complessi.
A casa, per esempio, ho diviso la mappa in tre zone: il prato anteriore (più ampio e regolare), il prato laterale (stretto, con la siepe da un lato), e una piccola area dietro la stalla, separata da un vialetto in pietra. Tre zone con caratteristiche diverse, su cui posso impostare orari e parametri specifici. Il prato anteriore lo taglio ogni tre giorni, quello laterale ogni cinque (l’erba cresce meno per via dell’ombra), la zona dietro la stalla solo una volta a settimana.
L’app permette anche di stabilire ordini di priorità, sequenze di esecuzione, intervalli di pausa. Si possono escludere zone temporaneamente (per esempio durante una festa in giardino) con un singolo tap. Se piove, l’intero sistema si mette in pausa automaticamente fino al ritorno del sereno. Quando un ciclo finisce in una zona, il robot torna alla base, ricarica se necessario, parte per la zona successiva.
La pianificazione settimanale è completa: si possono impostare giorni della settimana specifici, orari di inizio e fine, durata massima. Per chi ha bisogno di silenzio nelle ore notturne (anche se il robot è silenziosissimo, va detto), si possono creare finestre operative.
Una funzione che ho trovato particolarmente utile: il “ritaglio bordi” come task indipendente. Si può chiedere al robot di fare un giro extra solo lungo i confini della mappa, per migliorare la finitura dei bordi. Non risolve completamente il problema dei centimetri di erba lungo le siepi, ma aiuta.
Al campo del CUS Roma ho diviso il prato in due macro-zone: l’area dove i miei allievi tirano (priorità alta, taglio frequente) e l’area di servizio dietro i paioni (taglio meno frequente). Una semplice automazione che mi ha fatto risparmiare ore di pianificazione manuale.
Mica male per un’app considerata da molti come un semplice “telecomando”.
Affidabilità nelle quattro settimane di prova
Voglio chiudere questa sezione con una considerazione sull’affidabilità complessiva, perché è il dato che, a conti fatti, conta di più nel lungo periodo.
Nelle quattro settimane di test, distribuite su due location diverse e su un totale di circa 25 cicli di taglio completi, il robot non si è mai bloccato in modo irreversibile. Non si è mai dovuto recuperare manualmente, non ha mai mandato un errore critico, non ha mai richiesto un riavvio forzato. Zero interventi di emergenza.
Ci sono stati un paio di episodi minori da segnalare. Una volta, sul campo del CUS Roma, ha rilevato un paio di arnesi metallici lasciati a terra (non ricordavo di averli) e si è fermato a tre metri di distanza, segnalandolo via app. Lo ha bypassato dopo che li ho rimossi, senza problemi. Un altro caso: durante una sessione notturna a casa, il sensore di pioggia si è attivato anche se non pioveva (probabilmente per la rugiada). Falso positivo, ma in fondo è la prudenza che ci aspettiamo da un robot serio.
L’app non ha mai crashato. Le notifiche sono arrivate sempre. La connessione al WiFi del giardino, peraltro non potentissima in quella zona della villa, è rimasta stabile. Un aggiornamento firmware OTA è stato installato nei primi giorni di test, senza che dovessi fare nulla.
Una cosa che mi ha sorpreso positivamente: la qualità costruttiva sembra resistere bene. Dopo quattro settimane in esterno, con qualche pioggia, vento e sole intenso, il robot mostra qualche macchia di terra ma nessun segno di degrado strutturale. Le plastiche sono opache come il primo giorno. I contatti di carica funzionano perfettamente. Le ruote non mostrano usura visibile.
E niente, su un prodotto di questa fascia mi aspettavo più imperfezioni. Ne ho trovate meno del previsto. Cosa che, in tempi di “tecnologia usa e getta”, è già una bella notizia di per sé.
Funzionalità extra
Tra le caratteristiche distintive che vale la pena evidenziare, alcune meritano una menzione specifica perché impattano davvero l’uso quotidiano.
La frenata di emergenza è praticamente istantanea: se sollevi il robot, le lame si bloccano in meno di mezzo secondo. Sensore di urti, sensore di sollevamento, sensore di ribaltamento. Una soluzione di sicurezza che, in presenza di animali e bambini, è quel tipo di garanzia che vale ogni euro speso.
Net RTK, la modalità che permette di utilizzare la rete 4G in alternativa o supporto all’antenna fisica RTK, è disponibile come funzionalità ma richiede l’attivazione di un servizio (con prova gratuita iniziale, poi a circa 39 dollari/anno secondo informazioni internazionali). Nel mio test non l’ho attivata perché l’antenna RTK fisica funzionava perfettamente, ma è una possibilità interessante per chi ha giardini in punti dove montare un palo è complicato.
Si possono creare profili utenti multipli e condividere il controllo del robot tra membri della famiglia. Utile, soprattutto se vivi in casa con persone che vogliono interagire con il dispositivo. Il proprietario principale mantiene comunque i permessi di amministrazione.
Gli aggiornamenti OTA wireless sono frequenti. Durante il mese di test ho ricevuto un aggiornamento che ha migliorato leggermente la stabilità del riconoscimento ostacoli e ha aggiunto una piccola miglioria nella pianificazione settimanale. Buon segno: ANTHBOT non sembra abbandonare il prodotto dopo il lancio.
C’è anche un’opzione di “auto pause” se il robot rileva una persona stazionaria a distanza ravvicinata. In sostanza, se ti siedi a leggere sul prato accanto a lui, ti aggira con più cautela.
Una funzionalità che ho usato pochissimo: il controllo vocale via assistenti smart. È supportato Siri tramite shortcut (e immagino anche Google Assistant con qualche configurazione manuale). Sinceramente, l’app fa tutto quello che mi serve, e gridare “Ehi Siri, taglia il prato” in giardino mi sembra una cosa più da pubblicità che da uso reale. Ma c’è, se la cerchi.
Pregi e difetti
I pregi:
- Setup davvero rapido, sotto i 30 minuti reali, senza filo perimetrale da scavare
- Sistema RTK full-band più visione AI duale, navigazione precisa anche in zone parzialmente ombreggiate
- Riconoscimento ostacoli molto efficace, oltre 1.000 oggetti identificati dall’AI
- Qualità del taglio uniforme, pattern a U pulito, nessuna zona dimenticata
- Rumorosità contenuta (≤58 dB), utilizzabile anche in tarda serata senza disturbare
- Resistenza IPX6 e sensore pioggia funzionali, rientro automatico affidabile
- Rapporto qualità/prezzo competitivo nella fascia (799/849 euro)
- App ben fatta e stabile, aggiornamenti OTA frequenti
I difetti:
- Trazione 2WD, qualche limite su pendenze importanti e terreno bagnato
- Gestione dei bordi non eccellente, serve rifinitura manuale lungo siepi e muri
- Net RTK richiede sottoscrizione annuale dopo la prova gratuita
- Traduzione italiana di alcune voci dell’app perfettibile
- Per giardini oltre i 1.000 m² servono più cicli (logico, ma da considerare)
Prezzo e posizionamento
Il prezzo di listino è di 849 euro, anche se al lancio (e in occasionali promozioni Amazon) si trova a 799 euro. Una cifra che lo colloca nella fascia medio-bassa per i robot tagliaerba senza filo perimetrale dotati di tecnologia RTK full-band. Per confronto, i modelli che ho visto con caratteristiche simili nella concorrenza diretta partono spesso da 1.000/1.200 euro e in alcuni casi superano i 1.500.
L’antenna RTK è inclusa nella confezione, così come la base di ricarica e un set di lame di ricambio. Il garage, opzionale a 239 euro, può essere acquistato a parte se serve. Il kit per il montaggio a muro dell’antenna RTK è un accessorio extra che consiglio di valutare, soprattutto se hai un giardino dove un palo a terra sarebbe ingombrante o esposto.
Cosa si guadagna a salire di gamma? Trazione 4WD, raccoglitore integrato (modello N8 di ANTHBOT, in arrivo), navigazione LiDAR, autonomia per superfici più ampie. Tutte cose che hanno un senso per chi ha esigenze specifiche, ma che per il mio profilo d’uso (giardino medio domestico e uso saltuario professionale) si traducono in soldi spesi per funzionalità che userei poco.
Cosa si perde a scendere di gamma? Si rinuncia all’RTK full-band, tornando a sistemi solo a cavo perimetrale o con RTK base, con tutte le limitazioni del caso (interruzioni sotto chiome, mappature meno precise, setup più complicato).
A 799 euro, per quello che offre, è un acquisto sensato. Anche al listino pieno di 849 non sentirei di sconsigliarlo, sempre che il giardino rientri nei 1.000 m² di copertura dichiarati. Attualmente è disponibile su Amazon Italia.
Conclusioni
Quattro settimane di test sono un periodo abbastanza significativo per farsi un’idea concreta, e in questo caso l’idea è abbastanza chiara: il robot tagliaerba ANTHBOT M9 è un prodotto solido, ben pensato, capace di mantenere quasi tutte le promesse del marketing senza grosse sbavature.
Mi ha convinto la combinazione di RTK full-band e doppia visione AI, che rende la navigazione affidabile anche in condizioni che metterebbero in difficoltà soluzioni più economiche. Mi ha sorpreso la facilità del setup, davvero sotto la mezz’ora effettiva. E mi ha fatto piacere constatare che il riconoscimento degli ostacoli funziona come si deve, sia con oggetti fissi sia con i miei cani che gironzolano in giardino.
A chi lo consiglio: a chi ha un giardino fino a 1.000 m² (anche complesso, con alberi, siepi, aiuole), apprezza un setup rapido senza fili da scavare, vuole una soluzione affidabile senza svenarsi con un modello premium. È perfetto per chi vuole liberarsi del taglio settimanale e ritrovare il prato sempre in ordine al ritorno dal lavoro.
A chi lo sconsiglio: a chi ha un giardino sopra i 1.500/2.000 m² (in quel caso conviene salire di fascia o orientarsi su modelli più potenti), a chi ha pendenze davvero serie e terreni difficili (la 2WD soffre), o a chi cerca il bordo perfetto millimetrico (per quello, servirà sempre un decespugliatore manuale).
Scenario d’uso perfetto: villa o casa indipendente con giardino medio, prato all’inglese curato, qualche ostacolo da gestire ma niente di estremo. Qui il robot dà il meglio di sé, lavorando in silenzio mentre tu fai altro.
A 799/849 euro, è quel tipo di acquisto che, dopo quattro settimane, semplicemente smetti di valutare. Sta lì, lavora, ti restituisce ore di sabato pomeriggio. Ed è esattamente quello che dovrebbe fare un buon robot tagliaerba.















