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Una capitalizzazione di 700 miliardi di euro a Wall Street andata completamente in fumo solo pochi giorni fa. Un calo della quotazione di circa il 30%. E ora l’ennesimo crollo del 6,5%. Bitcoin non se la sta passando bene e spaventa. Questa criptovaluta ha messo in allarme gli investitori di tutto il mondo per il suo ennesimo crollo. La Cina questa volta ci ha messo lo zampino, ma anche Elon Musk non è da meno. Ecco i dettagli.

 

Partiamo dall’influenza negativa di Elon Musk su Bitcoin

In questi ultimi giorni Elon Musk pare avere un’influenza negativa su Bitcoin. A compartecipare al crollo pindarico di questa criptovaluta sono state una serie di dichiarazioni del patron di Tesla. Nello specifico la sua decisione di non accettare più pagamenti in moneta digitale per l’acquisto delle auto elettriche a marchio Tesla.

Il problema sarebbe l’incompatibilità dei due prodotti dove, da una parte ci sono auto elettriche a emissioni zero e dall’altra bitcoin che, per produrli, hanno un forte impatto ambientale. Non da ultimo il dubbio che i tweet di Elon Musk siano un diversivo per nascondere seri problemi della sua azienda. Ma non è tutto.

 

La Cina dice no alla criptovaluta

L’ultimo crollo di Bitcoin è stato una conseguenza alle decisioni della Cina in merito a questa criptovaluta. Due sono le direzioni prese:

  • fermare la produzione;
  • contingentare lo scambio.

A confermare quanto detto c’è una nota del Consiglio di Stato firmata dal vice premier di Pechino Liu He che sottolinea la necessità di “reprimere i comportamenti di estrazione e scambio di bitcoin e prevenire risolutamente la trasmissione dei rischi individuali al campo sociale“.

Insomma non se la sta passando bene Bitcoin, ma nemmeno gli investitori che sono in allarme per l’andamento della criptovaluta. Anche perché il pericolo ambientale relativo alla produzione di Bitcoin non è di facile soluzione e riguarda proprio il futuro.

FONTEil Giorno