L’interesse per Chernobyl si è riacceso ultimamente grazie alla serie TV dall’omonimo nome, prodotta dalla HBO, che ha raccontato la situazione attuale in Ucraina dopo oltre trent’anni dall’incidente. Inoltre proprio nell’ultimo periodo, sembra che il turismo sia aumentato vertiginosamente.

L’incidente della fabbrica nucleare ha avuto un impatto devastante per l’umanità, per la vegetazione e per la fauna del luogo. I segni delle ferite si possono osservar ancora oggi. Vi è un documentario prodotto dal Chernobyl Forum dal titolo Chernobyl’s Legaxy: Health, Environmental and Socio-Economic Impacts”, che racconta di come 8 agenzie specializzate dell’ONU hanno descritto uno scenario con le conseguenze dell’incidente che ha portato morte e sterminio all’ambiente a causa dell’elevata concentrazione di radiazioni.

Chernobyl: oltre le dirette conseguenze

Lo scoppio del reattore 4 della centrale nucleare ha creato una gigantesca nube radioattiva che ha raggiunto tutti i territori limitrofi arrivando ad espandersi fino in Scandinavia, in Olanda, in Austria, in Svizzeria e perfino in Svezia, al punto tale da causarne molto spesso l’evacuazione.

Le aree di pericolo sono divise in quattro classi a seconda dell’entità del livello di radiazioni. La prima area, denominata “zona di esclusione” ha imposto a circa 135.000 persone di lasciare la propria abitazione. Nella seconda area più del doppio delle persone hanno lasciato la propria casa. Nella quarta si sono raggiunti i 4 milioni e mezzo di cittadini costretti a fuggire in cerca di un riparo.

Negli anni seguenti si è scoperto che la popolazione dell’area coinvolta ha assorbito fra i 10 e 30 millisievert di radiazioni. Sfortunatamente si sono toccati anche i 100 millisievert. Molte furono le persone che morirono a causa di ciò e per via dei tumori alla tiroide, usciti in seguito all’esposizione alle zone contaminate.

Il bilancio devastante è di oltre 600.000 persone malate di tumore in quegli anni, quasi tutte per via delle radiazioni emanate dallo scoppio del reattore. Per protegger l’ambiente circostante poi venne fatto costruire il famoso “sarcofago“, un contenitore che avrebbe tenuto le persone “isolate”, “in campana” per il loro livello di pericolosità.