google whatsapp e apple rifiutano l'accesso alle forze dell'ordine

Poche settimane fa era divenuto di dominio pubblico il fatto che le nostre chat fossero spiate dalle Forze dell’Ordine qualora stessero cercando dei possibili criminali. È una pratica che veniva concessa da Google, WhatsApp, Facebook e Apple alla Polizia senza troppo clamore mediatico.

Una situazione che ha sollevato lo sdegno di moltissimi utenti Apple e Android, così come quelli delle chat e dei social network, consapevoli che la loro privacy era violabile a richiesta. Ma le Forze dell’Ordine non richiedono l’accesso una tantum, lo vogliono assicurato sempre. Questo dettaglio è divenuto pubblico nel Regno Unito, laddove nel 2018 i servizi segreti di sua Maestà avevano indirizzato una Ghost Proposal a Google, Apple e Whatsapp. 

I servizi segreti inglesi chiedevano in sostanza di essere aggiunti in maniera nascosta alle chat, ai gruppi e alle stesse chiamate. Essere ascoltatori senza essere presenti, mentre gli utenti ignoravano di essere spiati.

 

Google, WhatsApp e Apple: addio alle chat spiate dalla Polizia

Secondo il GCHQ inglese (l’acronimo dei servizi segreti nelle telecomunicazioni) la loro richiesta non era neanche troppo pesante dal punto di vista del codice sorgente delle app, ma bastava fornire le chiavi di accesso in caso di necessità.

Leggi anche:  Google mette all'angolo Whatsapp brevettando i nuovi SMS

A seguito della proposta, quasi cinquanta compagnie e organizzazioni del settore Telco ha scritto una lettera aperta che potesse spiegare il loro assoluto diniego alle richieste delle forze dell’ordine. Secondo i capisaldi del testo, non si può chiedere il rispetto della privacy e la massima trasparenza se poi si vuole spiare le chat private senza far sapere al mondo il proprio operato. Inoltre, la già delicata tematica della sicurezza su queste app verrebbe messa di nuovo a rischio se, malauguratamente, le chiavi di accesso in totale anonimato cadessero nelle mani sbagliate.

Le compagnie sopra citate, tuttavia, sono disposte a sedersi a un tavolo di confronto con le Forze dell’Ordine e i Servizi Segreti, alla presenza di organizzazioni per i diritti civili, esperti di sicurezza e di licenze. Si potrebbe giungere a un accordo soltanto se sarà evitato qualsiasi metodo che metta a rischio la sicurezza degli utenti e i loro diritti civili.