Se ne parla come del primo passo di MOVA fuori dal cerchio conosciuto degli aspirapolvere domestici. E il MOVA Diver A10 è esattamente questo: la scommessa di un brand che sotto ha una casa madre importante (Dreame) e che, invece di lanciare l’ennesimo robot piscina banale, prova a giocarsela sul terreno dell’intelligenza artificiale, della potenza di aspirazione e della cura maniacale della linea d’acqua.
Mi è arrivato qualche settimana fa come sample per la recensione. L’ho messo alla prova in due piscine molto diverse. La prima è quella fuori terra in legno di Emanuele, un amico che gestisce un B&B fuori Roma: struttura tipo Nemo di 4,3 per 3 metri, profondità 1,31, rivestimento in PVC, immersa nel verde con vari alberi intorno. La seconda è un’interrata da circa diciotto metri di un altro amico, vasca classica con piastrelle bianche, fondo piatto, scalini interni e una piccola piattaforma di riposo. Due mondi. Due sfide diverse per lo stesso apparecchio.
La cosa che si intuisce subito, appena lo tiri fuori dalla scatola, è che qui MOVA non ha voluto fare il compitino. La scheda tecnica parla di 22.700 LPH di aspirazione, di una batteria da 7.800 mAh per fino a quattro ore di autonomia, di un sistema di navigazione con sei sensori chiamato PoolNavi, e di una doppia spazzolatura della linea d’acqua che si spinge fino a cinque centimetri sopra il pelo. Sulla carta, quindi, la promessa è chiara: robot che pulisce fondo, pareti e linea di galleggiamento senza compromessi, con una gestione intelligente dei percorsi. Il tutto per un prezzo che, sul consigliato, si aggira sui 699 euro, ma che nella pratica si trova spesso a 549 euro, e in offerta arriva anche più giù. Vediamo se la sostanza c’è davvero. Ma vuoi acquistarla subito? Eccola su Amazon Italia.
Unboxing
La confezione è ampia ma non esagerata. Cartone marrone semplice, minimalista, con le indicazioni essenziali sui lati e il logo MOVA in evidenza. Quando la apri, la prima sensazione è di ordine: tutto è incastrato dentro sagome di polistirene ben lavorato, niente sacchetti volanti, niente fastidi.
Dentro trovi: il corpo del robot, l’alimentatore di rete con cavo di ricarica (da 25,2V e 1,5A, per una potenza di circa 38 watt), un gancio di recupero con corda per pescare il robot dal fondo in caso di emergenza, un filtro ultrafine da 3 micron aggiuntivo (nella dotazione italiana è incluso, mentre in altri mercati va comprato a parte), una piccola spazzola per la manutenzione, e un manuale multilingua che include l’italiano. La traduzione è dignitosa, non da urlo ma comprensibile.
Quello che c’è già montato è il cestello filtro da 3,5 litri con doppia rete: 180 micron esterno e 100 micron interno, un’accoppiata che sulla carta fa la differenza rispetto ai concorrenti che si fermano al singolo 180. Buona anche la scelta di includere il filtro ultrafine di serie in Italia: chi ha alghe, sabbia fine o polline se lo troverà utilissimo.
Manca invece qualcosa che avrei apprezzato: la perche di recupero. C’è il gancio, ma se non hai già una tua asta lunga (quelle da spazzolone piscina, per intendersi) dovrai comprarla a parte. Un piccolo neo su un prodotto che comunque si posiziona in fascia alta.
La qualità percepita del packaging è ottima, e già all’unboxing si intuisce che MOVA ha voluto dare al Diver un’impressione di prodotto premium. E su questo devo dire che ci riesce.
Design e costruzione
Colorazione bicolore: prevalentemente nera opaca con inserti grigio scuro e piccoli dettagli in un azzurro tenue che spezza la seriosità. Elegante, direi. La prima volta che l’ho appoggiato sul bordo della piscina di Emanuele mi ha ricordato più un piccolo dispositivo tech che un utensile da manutenzione. E ci sta bene.
Dimensioni contenute: 425 × 386 × 234 millimetri. Compatto per la categoria. E qui viene il bello: pesa appena 9 chili a secco, un valore che nel mondo dei robot piscina è quasi da record. Non è la piuma di un tablet, per carità, ma se lo confronti con i dieci-dodici chili della media, la differenza si sente. Soprattutto quando devi tirarlo fuori dall’acqua dopo un ciclo, e vi assicuro che l’estrazione è uno dei momenti che fa la differenza nell’uso quotidiano.
La struttura è realizzata in un plastico opaco morbido al tatto, con le giunzioni ben rifinite. Il coperchio superiore, che dà accesso al cestello filtro, si apre premendo un pulsante centrale e sollevandolo. C’è da dire che nelle prime immersioni ha fatto un po’ di resistenza, quasi richiedeva una piccola forzatura. Poi con l’uso si è ammorbidito. Piccola cosa, ma da segnalare.
Sotto trovi due cingoli in gomma, larghi, con nervature profonde progettate per aggrapparsi alle pareti. Sono la vera trazione di questo apparecchio, e li ho visti lavorare senza slittare né sul PVC né sulla piastrella. Ai lati, quattro piccole ruote guida magnetiche: sono la parte fisica del sistema EdgePulse, che parleremo tra poco. Non sono ruote motrici, ma servono a mantenere il corpo aderente al bordo durante le pulizie verticali.
Il manico di trasporto è integrato nella parte anteriore, con una sagomatura leggermente ergonomica. Non ha rivestimento antiscivolo, però (piccolo appunto che avevo già fatto ad altri prodotti simili) e con le mani bagnate una presa non troppo salda può giocare qualche brutto scherzo. Nulla di drammatico, ma un tocco in più di gomma o silicone farebbe la sua figura.
Sul retro c’è la porta di ricarica, protetta da un tappo a vite in gomma. Chiude bene, però è un rituale un po’ fastidioso: dopo ogni ricarica devi ricordarti di riavvitarlo prima di rimettere il robot in acqua. Se te lo dimentichi, sono cavoli. Un sistema magnetico o a scatto sarebbe stato più elegante, ma capisco la scelta di andare sul sicuro per la tenuta IP.
Nel complesso, la qualità costruttiva è di buon livello. Non è un prodotto che urla “sono premium”, ma trasmette solidità e attenzione ai dettagli. E in mano si sente.
Specifiche tecniche
| Specifica | Valore |
|---|---|
| Modello | MOVA Diver A10 |
| Dimensioni | 425 × 386 × 234 mm |
| Peso (a secco) | 9 kg |
| Batteria | 7.800 mAh agli ioni di litio |
| Autonomia dichiarata | Fino a 240 minuti (4 ore) |
| Tempo di ricarica | Circa 5 ore |
| Alimentatore | 25,2V / 1,5A / 38W |
| Potenza aspirazione | 22.700 LPH (circa 6.000 GPH) |
| Motori | 3 brushless (aspirazione + doppio cingolo) |
| Capacità cestello filtro | 3,5 litri |
| Filtro standard | 180 µm esterno + 100 µm interno (doppia rete) |
| Filtro ultrafine (opzionale) | 3 µm |
| Copertura massima | Fino a 150-180 m² |
| Profondità operativa | Fino a 3 metri |
| Sensori navigazione | 6 sensori (PoolNavi™) |
| Sistema pulizia bordi | EdgePulse™ (4 ruote magnetiche + 2 sensori Hall) |
| Modalità di pulizia | 8 |
| Connettività | Wi-Fi 2,4 GHz + Bluetooth |
| App companion | MOVAhome (iOS / Android) |
| Compatibilità acqua | pH 7-7,8; cloro 1-1,2 ppm; sale fino a 5.500 ppm; temperatura 5-45°C |
| Tipi di piscina | Interrate e fuori terra (piastrelle, PVC, liner, cemento, fibra di vetro) |
| Programmazione | Settimanale, tramite app |
| Garanzia | 2 anni |
Hardware
Sotto la scocca del Diver A10 lavorano tre motori brushless distinti, che gestiscono aspirazione e trazione in modo indipendente. È una scelta non banale, perché la maggior parte dei robot in questa fascia usa un motore singolo o al massimo doppio. Averli separati significa che l’aspirazione può restare costante mentre il robot cambia direzione o affronta una parete, senza cali percepibili.
Il motore centrale, dedicato alla pompa di aspirazione, è quello che genera i famosi 22.700 LPH: parliamo di quasi ventitremila litri d’acqua movimentati in un’ora. Un numero che sulla carta impressiona, e che in vasca si traduce in un’aspirazione capace di risucchiare praticamente qualsiasi cosa che passi sotto la bocca. Foglie di ficus, aghi di pino, sabbia fine, persino piccoli sassolini che il vento aveva portato dentro. Tutto dentro.
I due motori restanti gestiscono i cingoli in gomma, che ho già menzionato nel design. Sono cingoli veri, non catene di trascinamento, e questo permette al robot di muoversi con precisione anche sulle superfici più delicate. Sui gradini bassi della piscina interrata li ho visti aggrapparsi senza mai scivolare, cosa che non tutti i modelli di questa fascia riescono a fare con la stessa naturalezza.
La parte forse più interessante, però, è il sistema di sensori. Ci sono sei sensori di prossimità e orientamento integrati, che alimentano il motore di navigazione chiamato PoolNavi. Il robot capisce dove si trova, riconosce pareti, angoli, gradini, e adatta la traiettoria in tempo reale. Non è mappatura 3D come sui modelli top del brand (per quello c’è il Rover X10, altro livello e altro prezzo), ma è comunque una gestione del percorso molto più sofisticata rispetto al classico “vaga finché non colpisci qualcosa” di tanti modelli entry-level.
A questo si aggiungono i due sensori Hall digitali che, insieme alle quattro ruote magnetiche laterali, formano il sistema EdgePulse. In pratica, quando il robot si avvicina a una parete, i sensori Hall rilevano la variazione di campo magnetico e le ruote guida si allineano al bordo con precisione millimetrica. Questa è la parte che rende la pulizia dei bordi effettivamente più efficace, come vedremo tra poco.
Da segnalare anche il riconoscimento ottico degli oggetti, dichiarato dal produttore. Il robot dovrebbe rilevare scarichi, scalette e altri ostacoli e aggirarli. Nella mia esperienza ha funzionato bene sulla maggior parte degli ostacoli, ma su un dettaglio ci tornerò più avanti.
App MOVAhome
Ok, parliamo dell’app. Si chiama MOVAhome, è la stessa che si usa per altri prodotti del brand, ed è disponibile per iOS e Android. Non è la migliore app companion che ho visto nel settore, ma è funzionale e nell’uso quotidiano non mi ha mai lasciato a piedi.
Setup iniziale: crei un account, associ il robot via QR code, e passi alla connessione Wi-Fi. E qui una segnalazione importante: la rete deve essere a 2,4 GHz. Sulla mia rete domestica, che è configurata in modalità mista 2,4/5 GHz sotto lo stesso SSID, il pairing è andato al primo colpo. Ma nei forum e nelle recensioni internazionali ho letto di diversi utenti che hanno dovuto separare temporaneamente le due bande per completare la configurazione. Se avete un router di fascia alta con dual-band unificato, tenete conto di questa possibile pignoleria.
L’interfaccia è pulita, con una schermata principale che mostra lo stato della batteria, l’ultima modalità usata, e i pulsanti rapidi. Le otto modalità di pulizia sono selezionabili con un tap: Complete (ciclo integrale), Floor only, Walls only, Wall then Floor, Floor Edge, Turbo Floor, Eco Floor, e Tanning Ledge per le zone poco profonde. Le trovate elencate meglio nella sezione Funzionalità, dove le commento una per una.
Quello che manca è una modalità dedicata alla sola superficie o linea d’acqua. La pulizia della linea di galleggiamento è integrata nel ciclo Complete o richiamabile tramite Walls only, ma non ha uno slot separato. Piccolo neo per chi vuole fare solo una passata veloce sul bordo.
Il programma settimanale è la funzione che ho apprezzato di più. Puoi impostare cicli automatici per ogni giorno della settimana, scegliendo modalità e ora. Se hai la piscina sempre pronta, questa è una comodità enorme. Peccato che la programmazione sia un po’ rigida: se cambi idea a metà settimana, devi rifare tutto.
Come per tutti i robot cordless, la comunicazione app-robot si interrompe una volta che il dispositivo scende sotto la superficie dell’acqua. Wi-Fi e Bluetooth non attraversano l’acqua, ed è un limite fisico che nessun produttore ha ancora risolto. Significa che una volta partito il ciclo, non puoi né interromperlo né vedere lo stato in tempo reale. Meno male che è programmato per riemergere a fine lavoro.
Piccola nota: gli aggiornamenti OTA del firmware ci sono, e nella prima settimana ho visto passare un aggiornamento che ha migliorato l’autonomia dichiarata. Segnale positivo.
Prestazioni e autonomia
La batteria da 7.800 mAh è al centro del gioco. MOVA dichiara fino a 240 minuti di pulizia continua, e i test mostrano che in modalità Eco Floor il valore è raggiungibile senza troppi problemi. Nel mio uso in ciclo Complete, invece, i tempi si sono attestati mediamente tra le 2 ore e 45 e le 3 ore e 10 minuti a seconda della modalità e delle condizioni della piscina.
Nella piscina fuori terra di Emanuele (parliamo di circa quattordici metri quadri di superficie e 17 metri cubi d’acqua), un ciclo Complete si è chiuso stabilmente attorno alle due ore, con la batteria ancora al 45-50% a fine ciclo. Ottimo. Significa che potresti fare due passaggi consecutivi senza dover ricaricare, cosa utile quando la piscina è particolarmente sporca dopo un temporale.
Sulla piscina interrata da 18 metri, il discorso cambia. Vasca grande, intorno ai 70 metri quadri, con volume d’acqua che supera i cento metri cubi. Un ciclo Complete lì è finito in circa tre ore e mezza (con l’aggiornamento firmware più recente installato), con batteria al 5-8% al termine. Un secondo passaggio non è possibile senza ricarica, e per la pulizia profonda ho dovuto pianificare due sessioni distinte in giornate diverse.
La ricarica completa richiede circa cinque ore dalla condizione di batteria scarica. È un tempo lungo, questo va detto senza infingimenti: se lo metti in carica la mattina, la sera è pronto, ma non pensate a cicli multipli in giornata. Nella pratica, comunque, la programmazione settimanale è pensata proprio per assorbire questo limite: metti il ciclo la mattina, il robot lavora, poi tra un ciclo e il successivo ricarica per la notte.
Una cosa carina: come tanti robot cordless con camere galleggianti, questo modello impiega due minuti buoni a scendere dopo l’immersione. Aspetta di “imbarcare acqua” prima di iniziare il ciclo vero e proprio. La prima volta ho pensato fosse rotto (non l’ho detto a nessuno, giuro). Poi ho capito che è normale.
Test sul campo
Ed eccoci al momento della verità. Perché su un robot piscina, alla fine della fiera, quello che conta è quanto bene lavora davvero, in condizioni reali, non di laboratorio.
Test 1: Piscina fuori terra, acqua sporca dopo tre giorni di vento. Il B&B di Emanuele è circondato da un giardino con vari alberi. Basta una giornata di vento forte per ritrovarsi la superficie coperta di fogliame, aghi, piccoli semi. Ho aspettato tre giorni prima di lanciare il primo ciclo, giusto per dare al robot un compito serio. Modalità Complete, avviata alle 10 di un martedì mattina. Il robot è sceso, ha fatto la sua breve calibrazione, e ha iniziato con una traiettoria a S sul fondo. Metodica. Precisa. Dopo circa un’ora, sono passato alle pareti con un pattern a N verticale che sembrava quasi coreografato. E infine, dopo un’ora e quaranta minuti dall’avvio, è iniziata la fase della linea d’acqua con la doppia spazzolatura.
Risultato dopo due ore esatte: il robot si è parcheggiato al bordo, sotto il punto in cui era stato immesso. Cestello pieno per circa il 70% (foglie, aghi, un po’ di sabbia sul fondo del cestello), acqua visibilmente più pulita, fondo perfetto al tatto. La linea di galleggiamento? Molto pulita, con solo qualche traccia residua di grasso in un paio di punti isolati. Un secondo passaggio in modalità Walls only il giorno dopo ha completato il lavoro.
Test 2: Piscina interrata, acqua pulita, focus sulle pareti e sui gradini. Qui la piscina era già ben tenuta, ma volevo vedere come si comportava il robot in una vasca grande e con dettagli architettonici. Modalità Wall then Floor. Il robot ha iniziato dalle pareti, salendo, ridiscendendo, spostandosi lateralmente. Un balletto lento ma ordinato. Le piastrelle bianche mostrano ogni piccolo residuo, e devo dire che il risultato è stato ottimo. Meno bene sulla piattaforma di riposo laterale, quella con profondità di 40 centimetri: il robot l’ha trattata più come una zona da attraversare che come area da pulire in profondità. Ho poi lanciato la modalità Tanning Ledge dedicata proprio a queste zone poco profonde, e lì il comportamento è cambiato. Passaggi più lenti, orientamento diverso, e finalmente pulizia completa anche di quella fascia.
Test 3: Piscina fuori terra, filtro ultrafine 3 micron dopo un’infestazione leggera di alghe. Emanuele mi ha chiamato una mattina dicendo che l’acqua stava “girando”, cioè che iniziava a comparire una lieve velatura verde. Colpa di un errore di dosaggio del cloro nei giorni precedenti. Ho montato il filtro da 3 micron (semplicissimo da installare, basta sostituire la rete interna) e lanciato una modalità Turbo Floor. Il ciclo è durato circa due ore e mezza, e la differenza si è vista. Non miracolosa (per le alghe serve trattamento chimico, il robot da solo non basta), ma la velatura è stata catturata in gran parte, e la pulizia successiva del filtro ha mostrato una quantità impressionante di materiale finissimo che il 180 micron non avrebbe mai trattenuto. Attenzione però: il 3 micron richiede più tempo per il risciacquo, perché le particelle si incastrano nella maglia. Preventivate qualche minuto in più di manutenzione dopo ogni ciclo con questo filtro.
Test 4: Scalette e ostacoli. Nella piscina interrata c’è una scaletta metallica fissa vicino alla zona più profonda. Ho letto in giro che alcuni utenti hanno segnalato problemi con questo tipo di ostacolo: il robot si ferma davanti alla scaletta e non la aggira. Nel mio caso il comportamento è stato ambiguo. Nella maggior parte dei cicli, l’ha semplicemente aggirata come qualsiasi altro ostacolo. Ma in due occasioni si è fermato per una decina di secondi come “confuso” davanti alla struttura, prima di ripartire in un’altra direzione. Non è mai rimasto bloccato, però quei momenti di esitazione fanno alzare il sopracciglio. Segnalo che i firmware recenti sembrano aver migliorato questo comportamento, ma la questione resta aperta.
Rumorosità: praticamente nulla sott’acqua. Un piccolo gorgoglio quando riemerge, ma nulla di percepibile durante il lavoro effettivo.
Approfondimenti
PoolNavi e la logica di navigazione a tre pattern
Uno dei punti tecnici più interessanti di questo apparecchio è la logica di percorso variabile. Non è un semplice “vai avanti finché non tocchi qualcosa”, come nei modelli entry-level. Il sistema PoolNavi decide in tempo reale quale pattern di navigazione usare in base alla zona che sta pulendo, e i pattern disponibili sono tre.
Sul fondo, il robot usa un pattern a S: corsie parallele lunghe e regolari, con inversione ai bordi. È il più efficiente per superfici ampie e piatte, perché copre ogni centimetro con il minimo di sovrapposizioni. L’ho visto lavorare in questa modalità sulla piscina interrata, ed era quasi ipnotico osservare la regolarità dei suoi passaggi.
Sulle pareti, il pattern cambia in N verticale: sale, scende, si sposta lateralmente di qualche centimetro, risale, ridiscende. È lento ma copre completamente la superficie verticale senza saltare aree. Con i quattro cingoli motori e le ruote guida laterali, l’aderenza resta salda anche su rivestimenti scivolosi.
Sugli angoli e le zone irregolari, il robot passa al pattern a stella: entra dal centro, ruota su se stesso, colpisce il vertice, torna al centro, riorienta, ricolpisce un altro vertice. È una modalità che si vede in azione soprattutto negli angoli morti, dove i pattern lineari lasciano zone non pulite.
Devo dire che in tre settimane di test ho visto tutti e tre i pattern all’opera. La logica c’è, funziona, e in una piscina rettangolare regolare copre praticamente tutto. Su vasche più complesse (a fagiolo, a otto, con isole) potrebbe servire qualche ciclo in più per ottimizzare, ma non ho potuto testarlo direttamente.
EdgePulse e la pulizia dei bordi
Questa è probabilmente la tecnologia più interessante dal punto di vista ingegneristico. E, sinceramente, quella che mi ha colpito di più nell’uso quotidiano.
EdgePulse combina quattro ruote guida laterali con accoppiamento magnetico e due sensori Hall digitali. Detto in parole povere: quando il robot si avvicina a un bordo, i sensori percepiscono la variazione di campo magnetico e le ruote si allineano al muro come binari. Il risultato è che il corpo del robot resta letteralmente incollato al bordo, senza lasciare spazi.
Perché è importante? Perché nella maggior parte dei robot piscina, la zona di uno o due centimetri dal bordo resta un problema irrisolto. Il robot ci si avvicina, ma non tocca mai davvero il vertice, e con il tempo lì si accumula sporco che poi devi rifinire a mano. Con EdgePulse questo problema si riduce parecchio. Non è perfetto (nella piscina di Emanuele, sugli angoli più stretti, un piccolo margine resta), ma la differenza rispetto a un robot senza questa tecnologia è visibile.
C’è però un limite che va segnalato. Nella recensione di Labo Maison ho letto un rilievo che ho verificato sui miei test: il sistema fatica sui bordi intermedi, quelli che stanno a mezza altezza sulle pareti (tipici delle piscine coca con panchetti perimetrali). Il robot ci passa sopra, ma non si attarda a spazzolarli correttamente. Nella piscina interrata questo problema non c’è, perché le pareti sono verticali dal fondo alla linea d’acqua. Ma se avete un panchetto interno, non aspettatevi miracoli.
Doppia spazzolatura della linea d’acqua
Il fiore all’occhiello del Diver A10, secondo MOVA. E qui devo ammettere che i test mi hanno convinto.
Il sistema promette una doppia passata sulla linea di galleggiamento, con la capacità di estendersi fino a 5 centimetri sopra il livello dell’acqua. In pratica, il robot sale lungo la parete fino a metà emerso dall’acqua, dove le spazzole anteriori strofinano la fascia critica dove si accumulano oli solari, creme, polline e residui grassi. Poi torna giù, si sposta lateralmente, e ripassa. Due volte per ogni tratto di bordo.
Nella piscina fuori terra, dove Emanuele mi ha detto che i bagnanti si spalmano regolarmente di crema solare, il risultato è stato eccellente. Non c’è più bisogno di passare a mano con la spazzola, la fascia sporca sparisce quasi completamente. In alcune sessioni ho visto residui minori restare in un paio di punti, ma parliamo di dettagli. Nella maggior parte dei cicli, la linea era pulita a specchio.
Un limite (l’ho già menzionato nella sezione app): non c’è una modalità dedicata solo alla linea d’acqua. Se vuoi fare solo quel lavoro, devi lanciare Walls only o Complete. Il che significa aspettare tutto il ciclo, o fermarlo a metà. Piccola scomodità, ma da segnalare.
Filtrazione multi-livello e gestione dei detriti
Il cestello da 3,5 litri non è il più grande della categoria (alcuni modelli premium arrivano a 6), ma è più che sufficiente per un ciclo normale in piscine di dimensioni medie. Nella piscina di Emanuele l’ho svuotato dopo ogni ciclo, ma sempre con una capienza ancora disponibile. Solo dopo tre giorni di accumulo di detriti l’ho trovato riempito a due terzi.
La doppia rete standard (180 micron esterno e 100 micron interno) è un plus non da poco. La maggior parte dei robot cordless si ferma al 180 micron, che va bene per foglie, insetti e sabbia grossa. Il 100 micron interno cattura anche una parte di sabbia fine e polline. Se poi si aggiunge il filtro ultrafine da 3 micron, allora si arriva a un livello di filtrazione che poche macchine di questa fascia offrono.
Attenzione al risciacquo del filtro 3 micron. Come dicevo prima, la maglia è così fine che le particelle si incastrano dentro e serve un getto d’acqua a media pressione (tipo tubo da giardino con lancia) per pulirlo bene. Sotto l’acqua del rubinetto normale, va lavato più a lungo. Preventivate una piccola manutenzione extra rispetto ai filtri standard.
Il cestello si estrae dall’alto sollevando il coperchio. Come ho detto nella sezione design, ha fatto un po’ di attrito nelle prime aperture, poi si è ammorbidito. In dieci secondi lo estrai, lo svuoti nel cestino della raccolta indifferenziata, lo sciacqui e lo rimetti. Semplice.
Trazione a cingoli e comportamento su parete
I due cingoli in gomma larghi che vedete sotto il robot sono la vera trazione. Non ruote, cingoli veri con nervature profonde. E questa scelta si vede nella pratica.
Sul PVC della piscina fuori terra, che è un materiale notoriamente scivoloso soprattutto quando è umido di alghe residue, il robot ha sempre mantenuto grip. Anche nelle salite verticali dal fondo alla linea d’acqua, senza mai perdere aderenza né interrompere il ciclo per problemi di trazione.
Sulle piastrelle della piscina interrata, l’aderenza è stata ancora migliore. Piastrella e cingolo sembrano andare d’accordo per attrito naturale. Nessun problema in salita, discese controllate, e un comportamento generale molto solido.
C’è un punto però che ho visto emergere in test più impegnativi. Quando le pareti sono molto ripide (tipo il bordo verticale della piscina interrata vicino alle bocche di mandata dell’acqua), il robot può faticare a salire se la corrente della filtrazione è attiva. In un paio di occasioni l’ho visto provare a salire, indietreggiare, riprovare, e alla fine riuscirci con una piccola esitazione. Il consiglio pratico è: durante il ciclo del robot, spegnete la filtrazione della piscina o abbassatela al minimo. Il risultato migliora molto.
Programmazione settimanale e uso automatico
Ora, questa è la funzione che davvero fa la differenza tra “avere un robot” e “avere un servizio automatico di pulizia piscina”. Tramite l’app puoi impostare una programmazione settimanale personalizzata, dove ogni giorno può avere un ciclo diverso.
Nella piscina del B&B ho impostato questa configurazione: Complete il lunedì mattina alle 9, Walls only il mercoledì alle 15, Floor only il venerdì alle 8. Con questa cadenza, la piscina è sempre pronta per gli ospiti nel weekend, senza che Emanuele debba occuparsene attivamente.
Il limite? La programmazione è rigida. Se vuoi cambiare un ciclo devi entrare, cancellare, e ricrearlo. Non c’è un’opzione “salta questo ciclo” o “posticipa di un giorno”. Piccola scomodità, ma da segnalare.
C’è anche l’opzione di lanciare cicli manuali on demand, e questa risponde immediatamente. Basta aprire l’app, scegliere la modalità, e il robot parte al primo ping Bluetooth.
Compatibilità con acqua salata e diversi tipi di piscina
Per chi ha una piscina con impianto di elettrolisi salina (sempre più diffusa in Italia negli ultimi anni), c’è una buona notizia: il robot è compatibile fino a 5.500 PPM di sale, valore che copre praticamente tutti gli impianti residenziali standard. La scocca e i componenti interni sono trattati per resistere alla corrosione salina, e la protezione contro l’infiltrazione d’acqua è a livello IP a tenuta stagna completa.
Un consiglio pratico che vale per tutti i robot in ambienti salini: risciacquate con acqua dolce dopo ogni utilizzo. Non è obbligatorio, ma allunga sensibilmente la vita del prodotto. Bastano trenta secondi con il tubo da giardino.
Sul fronte della compatibilità con i diversi materiali di piscina, MOVA dichiara la totalità: piastrelle, PVC, liner, vinilico, cemento, fibra di vetro. Nei miei test ho verificato piastrella e PVC, entrambi ok. Sul liner mi devo affidare ai riscontri online, dove il comportamento sembra buono grazie appunto alle ruote guida magnetiche laterali che compensano le curve.
Funzionalità
Le otto modalità di pulizia disponibili tramite l’app coprono un ventaglio ampio di scenari, e dopo qualche settimana di uso ho capito quali sono quelle davvero utili e quali un po’ ridondanti.
Complete è il ciclo standard che userai il 60-70% delle volte. Fondo, pareti, linea d’acqua. Tutto quanto. Se non hai esigenze particolari, questa è la scelta di default.
Floor only è utile quando la superficie è pulita ma serve una passata veloce sul fondo. Cicli più corti, meno consumo di batteria.
Walls only serve dopo un giorno di pioggia o quando vedi la linea d’acqua che si sporca ma il fondo è ok.
Wall then Floor è l’inverso del Complete: pulisce prima le pareti e poi il fondo. Utile perché lo sporco che cade dalle pareti finisce sul fondo, e così il ciclo lo recupera.
Floor Edge è una modalità mirata solo ai bordi del pavimento, dove tipicamente si accumula sporco. Da usare come “rifinitura” dopo un Complete.
Turbo Floor è la modalità con la massima potenza di aspirazione. Utile quando la piscina è particolarmente sporca (dopo tempesta, dopo party, dopo alghe). Consuma più batteria e i tempi si allungano, ma il risultato è più aggressivo.
Eco Floor è l’opposto: potenza ridotta, autonomia estesa fino ai famosi 240 minuti. Perfetta per il mantenimento di una piscina già pulita.
Tanning Ledge è dedicata alle zone poco profonde (piattaforme di riposo, gradini di ingresso). Come dicevo nei test, senza questa modalità la piattaforma della piscina interrata non veniva pulita bene. Con Tanning Ledge attivo, il risultato cambia radicalmente.
Da segnalare anche la funzione di parcheggio automatico a bordo piscina: a fine ciclo o quando la batteria scende sotto la soglia critica, il robot risale, naviga verso il bordo più vicino, e si posiziona lì in attesa di essere prelevato. Estrarre l’acqua interna è quasi immediato grazie a un sistema di drenaggio naturale integrato nel design.
Galleria Forografica
Pregi e difetti
Cosa funziona davvero:
- La combinazione PoolNavi + EdgePulse offre una navigazione tra le più intelligenti nella fascia sub-700€
- La doppia spazzolatura della linea d’acqua con estensione a 5cm sopra il pelo funziona davvero e libera dal lavoro manuale
- La filtrazione a tre livelli (180+100+3 micron) è un plus concreto, soprattutto in acque con polline o alghe fini
- Il peso contenuto di 9 chili a secco rende l’estrazione dall’acqua più semplice rispetto alla media della categoria
- Le 8 modalità coprono un ventaglio ampio di scenari senza risultare confuse
Dove invece i limiti si vedono:
- Ricarica lunga: 5 ore da batteria scarica non permettono cicli multipli in giornata
- Assenza di una modalità dedicata solo alla linea d’acqua, che sarebbe utilissima per manutenzioni rapide
- La programmazione settimanale è rigida: nessun “salta ciclo” né posticipo
- Su bordi intermedi (panchetti, mensole a metà parete) la pulizia è superficiale
- Il tappo di ricarica va riavvitato ogni volta, rituale scomodo che manda in bestia dopo la centesima carica
Prezzo e posizionamento
Il prezzo di listino ufficiale è di 699 euro. Ma la realtà del mercato è diversa: sui principali comparatori italiani il prezzo medio è 549 euro, e in offerta si scende anche fino a 379 euro su alcuni store europei. È un range di prezzo che rende questo apparecchio uno dei più aggressivi della sua categoria, con un rapporto qualità-funzionalità difficile da battere.
Nella gamma MOVA questo modello si posiziona come entry-premium. Sotto c’è il Diver R10, con qualche compromesso in più sulla navigazione e sulla filtrazione. Sopra c’è il Rover X10, il top di gamma con mappatura 3D, 15 motori, 15.000 mAh di batteria e la capacità di gestire piscine fino a 500 metri quadri. Il Rover X10, però, costa quasi il doppio, e per l’utente medio le sue feature aggiuntive sono più gadget che necessità.
Il Diver A10 a questo prezzo diventa la scelta più equilibrata per chi ha una piscina di dimensioni medio-grandi (fino a 150-180 m² dichiarati, nella pratica anche 200 m² senza soffrire) e vuole automatizzare tutta la manutenzione, superficie inclusa.
Vale la pena spendere questa cifra? Se rapportate al costo di un servizio di pulizia settimanale (che a Roma parte da 50 euro a intervento), il robot si ripaga in due o tre stagioni. Per chi ha un B&B o gestisce una struttura ricettiva, il ritorno è ancora più rapido. Per il proprietario domestico occasionale, dipende da quante volte la piscina va pulita in una stagione. Ma vuoi acquistarla subito? Eccola su Amazon Italia.
Conclusioni
Dopo qualche settimana di prove intense, in due piscine molto diverse per dimensione e materiali, il verdetto sul MOVA Diver A10 è più positivo di quanto mi aspettassi all’inizio. Non è il robot piscina definitivo, e ha limiti chiari che ho elencato senza filtri, ma resta un prodotto intelligente, ben progettato, e centrato sulle vere esigenze di chi ha una piscina domestica.
Lo consiglio a chi ha una piscina fino a 150-180 metri quadri, di qualsiasi materiale (piastrelle, PVC, liner), e vuole una manutenzione automatizzata che copra fondo, pareti e linea d’acqua senza dover intervenire a mano. Lo consiglio a chi gestisce un piccolo B&B o una struttura ricettiva minore, dove il tempo guadagnato ripaga rapidamente l’investimento. Lo consiglio a chi apprezza la programmazione settimanale automatica, e vuole trovare la piscina pronta senza pensieri ogni mattina.
Lo sconsiglio a chi ha piscine sopra i 200 metri quadri (per quelle serve il fratello maggiore Rover X10). Lo sconsiglio a chi ha panchetti interni o forme molto irregolari, dove il robot mostra i suoi limiti su rebordi intermedi. E lo sconsiglio a chi non ha pazienza di aspettare cinque ore di ricarica: se cercate cicli multipli in giornata, la batteria non ci arriva.
Lo scenario perfetto? Programmate tre cicli settimanali in modalità diverse, lasciate lavorare il robot mentre siete al lavoro o mentre dormite, e ritrovate la vasca pronta ogni giorno. È esattamente quello per cui un apparecchio come questo è nato, e su questo terreno risponde presente senza esitazioni.


















































