Una piscina la apri a maggio con tutte le buone intenzioni del mondo. Poi arriva la prima settimana di vento, cadono le prime foglie, il polline fa quella patina giallina sul pelo dell’acqua, e ti ritrovi col retino in mano alle otto di sera a fare il gesto che giuri di odiare. Ecco, è da lì che parte tutto. Da quella rottura lì.
Mammotion la conoscevo per i tosaerba robot, quelli che ti tagliano il prato mentre tu fai altro. Sentire che si buttavano in acqua, letteralmente, mi ha incuriosito e insospettito allo stesso tempo. Primo prodotto del marchio in questa categoria, prezzo aggressivo, promesse grosse. La domanda me la sono fatta subito: un’azienda che fa robot da giardino sa davvero come si pulisce una vasca? L’ho avuto tra le mani per qualche settimana, e l’ho messo alla prova in due contesti opposti. La prima è la piscina fuori terra di Emanuele a Ciampino, struttura con telo, niente di lussuoso, di quelle che monti a inizio stagione e che vivono sotto gli alberi. La seconda è una interrata molto grande, rivestimento in vetroresina, casa di un amico che ha la fortuna di una vasca seria, lunga, con angoli, gradini e una sezione profonda. Due mondi diversi. Stessa identica seccatura di fondo: foglie, sabbia fine, qualche insetto annegato.
Il Mammotion Spino E1 nasce per togliermi quella seccatura dalle mani. Robot senza fili, cosa che già da sola cambia parecchio le carte. Niente cavo da srotolare, niente da inciampare, niente da riavvolgere. Pulisce fondo, pareti e linea di galleggiamento in una passata sola, e costa molto meno di quanto ti aspetteresti da una roba così. Funziona? Funziona sì, ma con dei “però” che vale la pena raccontare per bene. E qualche sorpresa, in positivo e in negativo. Attualmente è disponibile su Amazon Italia.
Unboxing
La scatola arriva, e la prima cosa che pensi è: leggera. Non in senso dispregiativo, intendiamoci. È che questo robot pesa 9,3 chili a secco, e dopo aver maneggiato modelli che sembravano incudini, sollevare il cartone con una mano sola fa un certo effetto. Buon segno, almeno per la schiena.
Apertura ordinata. Il corpo del robot è incassato in una sagoma di polistirene, ben protetto, niente che balli dentro la confezione. Sotto e ai lati trovi il resto: l’alimentatore con cavo di ricarica, il cestello filtro, un manuale cartaceo multilingua (italiano incluso, tradotto in modo accettabile, qualche frase un po’ legnosa ma si capisce tutto), e la documentazione di garanzia. E basta, più o meno.
Devo dire una cosa sulla dotazione. Su un prodotto che di listino sta sugli 800 euro, mi sarei aspettato qualcosina in più nel pacco. Un gancio per recuperarlo dal bordo, per dire, viene venduto a parte (una ventina di euro). Pure il battistrada di ricambio è accessorio separato. Niente borsa per il trasporto, niente kit di manutenzione, niente spazzolino per le rotelle. Capisco la logica del prezzo contenuto, e onestamente preferisco pagare meno il robot e comprare gli extra solo se servono. Però, ecco, una piccola attenzione in più non avrebbe guastato.
Quello che invece mi è piaciuto è il cestello dei detriti: estraibile dall’alto, lavabile sotto il rubinetto, montato e smontato senza attrezzi. La sensazione, fuori dalla scatola, è di un oggetto pensato per essere usato da chiunque, anche da chi con la tecnologia non ci va d’accordo. E in fondo è quello che serve. Mica tutti vogliono studiarsi un manuale per pulire la piscina.
Design e costruzione
Esteticamente non grida. Linee tondeggianti, plastica in due tonalità, un look funzionale che non cerca di stupire nessuno. La prima volta che l’ho appoggiato sul bordo a Ciampino, Emanuele ha detto “ah, è piccolo”. Ed è vero, è compatto. Le dimensioni sono di 444 x 412 x 243 millimetri, un blocchetto che entra in un armadietto da giardino senza doverti inventare lo spazio.
La scocca è plasticosa nel senso buono: non scricchiola, le giunture sono pulite, e il manico superiore trasmette abbastanza fiducia quando lo afferri. Su quel manico però ho un appunto, lo stesso che ho letto anche da altri che l’hanno provato: è liscio, senza alcun rivestimento gommato. Quando lo tiri su dall’acqua con le mani bagnate scivola un pochino. Non è un dramma, ma una rifinitura antiscivolo qui ci stava tutta.
Sotto, il robot monta due cingoli in gomma, larghi 40 millimetri, tipo carrarmato in miniatura. Sono questi a dargli aderenza sulle pareti, e lavorano bene anche su superfici scivolose come il telo della fuori terra. Davanti e dietro ci sono due rulli a spazzola da quasi 29 centimetri, con setole abbastanza decise da staccare lo sporco senza aggredire i rivestimenti delicati. La sensazione, a toccarli, è di roba solida.
Il dettaglio che ho apprezzato meno, e qui sono d’accordo con chi l’ha sottolineato online, è il tappo della porta di ricarica. È un tappino in gomma da togliere e rimettere. Dopo i cicli, togliendolo, un paio di volte ho trovato un velo di umidità lì attorno. Non ha mai compromesso la ricarica, sia chiaro, e la protezione complessiva è IPX8 con batteria a doppio strato impermeabile, quindi la macchina sta sott’acqua tranquilla. Ma quel tappino, rispetto a sportellini con cerniera che si chiudono da soli visti altrove, sembra una soluzione un gradino indietro. Piccolezza? Sì. Ma su un oggetto che vive immerso, le piccolezze contano.
Costruzione, nel complesso, onesta. Non premium, non cheap. Sta nel mezzo, e per la fascia di prezzo va più che bene.
Specifiche tecniche
| Specifica | Valore |
|---|---|
| Modello | Mammotion Spino E1 |
| Tipologia | Robot piscina cordless (senza fili) |
| Dimensioni | 444,15 x 412,27 x 243,36 mm |
| Peso (a secco) | 9,3 kg |
| Batteria | Litio 6.000 mAh |
| Autonomia | Fino a 210 minuti |
| Tempo di ricarica | Circa 3 ore |
| Sistema motore | 3 motori brushless |
| Potenza di aspirazione | Max 5.800 GPH |
| Cestello filtro | 180 µm, capacità 2,8 litri |
| Spazzola a rullo | 289,6 mm |
| Cingoli | Caterpillar allargati da 40 mm |
| Risalita pareti | Fino a 110° di pendenza |
| Copertura piscina | Fino a 150 m² |
| Profondità d’acqua | da 0,6 a 3 m |
| Sensori | 17 (navigazione SmartArc) |
| Modalità di pulizia | 5 |
| Parcheggio automatico | Sì, a pelo d’acqua |
| Scarico rapido acqua | Sì (circa 5 secondi) |
| App companion | Mammotion (iOS/Android) |
| Aggiornamenti | OTA firmware |
| Grado di protezione | IPX8 + batteria doppio strato |
| Compatibilità acqua salata | Sì, fino a 5.000 PPM |
| Superfici compatibili | Cemento, vetroresina, vinile, piastrelle, Pebble Tec |
| Forme piscina | Rettangolare, rotonda, forma libera, a fagiolo |
| Tipo piscine | Interrate e fuori terra |
| Garanzia | 2 anni |
Componentistica
Sotto la scocca c’è più ingegneria di quanto il prezzo lascerebbe immaginare. E qui viene una delle parti interessanti.
Il sistema si regge su tre motori brushless. Due gestiscono la trazione dei cingoli, uno è dedicato all’aspirazione. La scelta del brushless non è banale: significa meno attrito, meno usura, e in teoria una durata più lunga rispetto ai motori a spazzole tradizionali. Sulla carta genera fino a 5.800 GPH di aspirazione, un numero che fa la sua figura sulla scheda tecnica. In vasca, tradotto, vuol dire che la macchina risucchia senza fatica sabbia fine, foglie, polline e qualche detrito più consistente. Ho buttato apposta una manciata di sabbia sul fondo della fuori terra per vedere: l’ha tirata su senza storie.
I due rulli a spazzola, anteriore e posteriore, ruotano in senso opposto e creano una specie di corridoio che convoglia lo sporco verso la bocca di aspirazione. Funziona bene sulle superfici lisce. Sui rivestimenti più morbidi, come il telo, conviene comunque dare un’occhiata ogni tanto per essere sicuri che le setole non lascino aloni. Nei miei giorni di prova non ho avuto problemi, ma è una di quelle cose che dipendono molto dal tipo di vasca.
La navigazione è affidata a un sistema di 17 sensori e all’algoritmo SmartArc, che disegna il percorso sul fondo e cambia direzione dopo ogni passata per coprire l’intera area. Niente telecamera, niente riconoscimento dei detriti basato su intelligenza artificiale. Su un robot di questa fascia me lo aspettavo, e onestamente, nelle settimane di prova, non ne ho mai sentito la mancanza in modo concreto. Quello che conta davvero è che la macchina non si comporti come un robot ubriaco, e su questo torno tra poco perché c’è un discorso da fare.
Poi c’è il pezzo che, una volta provato, ti cambia il rapporto con la pulizia della piscina: il sistema cordless con galleggiamento e parcheggio automatico. A fine ciclo, o quando la batteria scende, il robot risale da solo verso il bordo e si ferma a pelo d’acqua. Tu ti abbassi e lo prendi. Stop. Niente cordicella, niente pesca sul fondale, niente bestemmie. Roba che sembra un dettaglio finché non la vivi.
App Mammotion
Allora, parliamone con onestà, perché qui c’è del buono e del meno buono.
L’app Mammotion disponibile per Android e iOS, la stessa che gestisce anche i robot da giardino del marchio, fa il suo. Il setup iniziale è rapido: scarichi l’applicazione (iOS e Android), crei l’account, segui la procedura di abbinamento, e in una decina di minuti sei operativo. Una premessa importante, valida un po’ per tutti i dispositivi di questo tipo: la rete deve essere a 2,4 GHz. In Italia ormai è lo standard, ma se a casa hai solo il 5 GHz dovrai armarti di un minimo di pazienza e separare le bande o usare un extender. A me non ha dato grane, ma vale la pena saperlo prima.
Il punto critico, quello che va capito subito, è questo: quando il robot è sott’acqua, l’app non comunica più. Non è un difetto del software, è fisica. Wi-Fi e Bluetooth non attraversano l’acqua. Significa che mentre lavora sul fondo non puoi controllare lo stato in tempo reale né interrompere il ciclo dal telefono. Per farlo devi aspettare che riemerga. Detto questo, nella pratica non mi ha quasi mai dato fastidio, perché tanto una volta avviato lo lasci lavorare e te ne vai a fare altro. Però è un limite, e va saputo.
L’interfaccia è pulita, abbastanza intuitiva, anche se la traduzione italiana inciampa qua e là (qualche voce un po’ meccanica, un paio di diciture che suonano tradotte col machete). Da qui scegli le modalità, regoli la velocità massima del robot, e attivi un paio di funzioni ancora in beta. Una è la modalità Turbo, di cui parlo dopo. L’altra migliora il modo in cui pulisce scalini e piattaforme. E qui una domanda me la pongo: se questa opzione fa pulire meglio i gradini, perché non è sempre attiva di default? Mistero. Probabilmente la stanno ancora rifinendo, e immagino che con gli aggiornamenti OTA sistemeranno il tutto. Anzi, è proprio questo il punto a favore: il software non resta fermo, riceve miglioramenti nel tempo. Ne ho visto passare uno durante le prove.
Insomma, l’app è funzionale ma acerba. Fa quello che deve, niente di più. Su un prodotto giovane come questo, ci sta. Ma c’è margine.
Prestazioni e autonomia
Sulla carta si parla di fino a 210 minuti di lavoro con una singola carica, e di una ricarica completa in circa tre ore. Numeri che ho cercato di verificare nelle due piscine, perché una cosa è la scheda tecnica, un’altra è la realtà.
Nella fuori terra di Ciampino (vasca medio piccola, telo, fondo regolare) un ciclo completo si chiude senza problemi, e il robot esce dall’acqua con ancora un bel margine di batteria. Lì l’autonomia non è mai stata un tema: ne avanzava sempre. Volendo, due cicli di fila prima di rimetterlo in carica te li fa tranquillamente.
Nell’interrata grande in vetroresina, la storia cambia, e parecchio. Vasca lunga, larga, con una sezione profonda e dei gradini, parliamo di una superficie d’acqua importante. Qui un ciclo “Tutto” arriva a mangiarsi gran parte della carica, e per una pulizia davvero profonda, completa di ogni angolo, un solo passaggio rischia di non bastare. La batteria, in queste condizioni, è il vero limite del prodotto. È un dato che ritrovo identico nei pareri di chi l’ha usato su vasche grandi: la capacità è onesta per il prezzo, ma chi parla di robot adatto a 150 metri quadri lo prende un po’ alla larga. Su piscine medie va alla grande, su quelle generose devi mettere in conto la ricarica o due sessioni.
I tempi di ricarica sono tutto sommato comodi. Lo attacchi la sera, e al mattino è pronto. Non c’è dock automatica, devi infilare l’alimentatore a mano. Ad alcuni recensori la cosa è pesata, a me sinceramente no: è un gesto da cinque secondi. Se vuoi l’auto ricarica completa devi guardare a fasce di prezzo superiori, e qui non siamo lì.
Un’ultima nota pratica. La modalità Eco è una di quelle furbate che si apprezzano col tempo: fa una pulizia leggera del fondo a giorni alterni, tre cicli brevi, così la vasca resta in ordine senza che tu ci pensi. Per una piscina già pulita che vuoi solo “mantenere”, è perfetta. Per una sporca sul serio, serve altro.
Test sul campo
Ed è qui che si capisce se un robot piscina vale i soldi che chiede. Le schede tecniche le scrivono tutti. L’acqua, invece, non mente.
Piscina fuori terra di Emanuele, Ciampino. Il giardino ha qualche albero attorno, e basta una giornata di vento per ritrovarsi la superficie punteggiata di foglioline e qualche insetto. Ho lasciato accumulare detriti un paio di giorni di proposito, giusto per dare un compito vero alla macchina. Primo ciclo lanciato un pomeriggio, verso le tre. Il robot è sceso, si è stabilizzato sul fondo, e ha cominciato a percorrere la vasca con una traiettoria abbastanza regolare. Mi ha colpito la metodicità nelle prime fasi: niente movimenti a caso, andava avanti e indietro con criterio. Sul telo i cingoli hanno fatto buona presa, anche se è una superficie che in teoria può dare filo da torcere.
Risultato dopo il ciclo: fondo pulito al tatto, nemmeno un granello di sabbia, pareti a posto. Sulla linea di galleggiamento un risultato un po’ altalenante. In alcuni punti perfetta, in altri restava qualche traccia, probabilmente residui grassi di crema solare dei giorni prima. Un secondo passaggio mirato ha sistemato. E le foglie? Quelle piccole e medie, risucchiate bene. Quelle più grandi, ogni tanto se le lasciava dietro, e qui devo essere sincero perché è il punto su cui i pareri online sono più critici: la raccolta delle foglie non è impeccabile al primo colpo. La macchina ci ripassa sopra, eh, ma se hai una piscina che riceve molte foglie grosse, un solo ciclo potrebbe non bastare e il retino ogni tanto lo riprendi in mano. Non sempre. Ma ogni tanto sì.
Piscina interrata in vetroresina. Test completamente diverso. Acqua già pulita, manutenzione regolare, ma vasca grande, con gradini, una piattaforma, e una zona profonda. Qui volevo capire come si comportava su una geometria complessa, non tanto quanto sporco raccoglieva. E le sorprese, in positivo e in negativo, sono arrivate entrambe.
In positivo: la risalita delle pareti e la gestione dei gradini mi hanno convinto. La macchina si arrampica con decisione, scala la parete in vetroresina senza scivolare indietro, e i gradini li affronta con la giusta angolazione. È una delle cose che fa meglio, e lo confermano un po’ tutti quelli che l’hanno testato: su pareti e linea d’acqua è tra i suoi punti forti.
In negativo: su una vasca così larga e articolata, la navigazione ha mostrato il fianco. In certi tratti il percorso diventava meno ordinato, quasi casuale, con qualche passata ripetuta e qualche zona toccata di striscio. Niente di drammatico, lavorava comunque, ma quella sensazione di “robot che pianifica” che avevo avuto nella vasca piccola qui si perdeva un po’. E poi gli ostacoli vicino al bordo: qualche esitazione di troppo, un paio di volte ha faticato a trovare l’uscita da un angolo morto. Sono i limiti tipici di un sistema di navigazione di prima generazione, su una vasca grande e complicata. Su una piscina semplice non li noti nemmeno.
Una cosa va detta in entrambe le piscine: il rumore in funzione è praticamente nullo. Sott’acqua è silenzioso, si sente giusto un gorgoglio quando riemerge. E quello, in giardino, è oro.
Approfondimenti
Navigazione SmartArc e gestione degli ostacoli
La navigazione è uno di quei capitoli dove questo robot mostra contemporaneamente il suo lato migliore e quello più acerbo. Il sistema SmartArc, supportato da una batteria di sensori, dovrebbe disegnare un percorso ottimizzato e cambiare angolazione a ogni ciclo per coprire tutta la superficie. Niente telecamera, lo abbiamo detto: ci si affida ai sensori e all’algoritmo.
Nella fuori terra, vasca regolare e di dimensioni contenute, il sistema ha lavorato bene. Percorso ordinato, copertura buona, quella sensazione di macchina che “sa” dove andare. Nella interrata grande, invece, la musica cambia. Più la vasca è ampia e irregolare, più l’algoritmo sembra fare fatica a tenere il filo, e ogni tanto si lascia andare a traiettorie meno logiche. Lo ritrovo identico nei resoconti di chi l’ha provato su piscine complesse: su forme semplici è metodico, su vasche grandi e articolate diventa più approssimativo.
Gli ostacoli vengono per lo più aggirati, ma non sempre con eleganza. Gradini e scalette li gestisce, le piattaforme poco profonde anche (la profondità minima dichiarata di 0,6 metri è realistica), ma negli angoli ciechi può capitare quel paio di secondi di esitazione di troppo. La buona notizia è che, trattandosi di software, è proprio il tipo di cosa che gli aggiornamenti possono migliorare nel tempo. E qualche passo avanti, tra una versione e l’altra del firmware, si è già visto.
Pulizia di pareti e linea di galleggiamento
Qui, invece, pochi dubbi. La risalita delle pareti è uno dei motivi per cui questo robot vale i soldi che costa. Grazie ai cingoli larghi e a una tecnologia di arrampicata che regge pendenze fino a 110 gradi, la macchina sale lungo le pareti con una sicurezza che non davo per scontata. Sulla vetroresina dell’interrata, superficie liscia e potenzialmente insidiosa, non è mai scivolata indietro. Sul telo della fuori terra, idem.
La linea di galleggiamento è il vero banco di prova di qualsiasi robot piscina, almeno per come la vedo io. È quella fascia sottile dove l’acqua incontra l’aria e dove si accumula il peggio: oli, creme solari, polline, quel velo grasso che a occhio non vedi ma c’è. La macchina la affronta salendo fino a metà fuori dall’acqua, dove le spazzole strofinano il bordo. Funziona, e funziona bene, anche se in modo non sempre uniforme: su una passata sola può restare qualche traccia, su due il risultato è pulito. Sulle piastrelle, da quel che si legge in giro, va ancora meglio. Sul vinile e sul telo serve a volte un pizzico di pazienza in più, ma niente di insormontabile.
Le pareti vere e proprie le pulisce con una traiettoria a zigzag verticale lenta ma efficace. Sale, scende, si sposta di lato, risale. Un balletto paziente. E il fatto che lo faccia da solo, mentre tu prendi il sole, beh, è esattamente il punto.
Aspirazione, cestello e filtrazione
Il cuore della pulizia. La potenza di aspirazione, sostenuta dal motore brushless dedicato, è generosa per la categoria. Sabbia, polline, foglioline, capelli: tutto finisce nel cestello senza troppe storie. Ho fatto la prova della sabbia, l’ho già raccontato, e l’ha superata.
Il cestello da 2,8 litri è il classico bicchiere mezzo pieno. Da un lato è comodissimo: si estrae dall’alto, si svuota, si sciacqua sotto il rubinetto in trenta secondi e si rimette, tutto senza attrezzi. Dall’altro, è piccolo. Su una vasca molto sporca o molto grande si riempie in fretta, e ti tocca svuotarlo più spesso di quanto vorresti. Su questo i pareri sono concordi, e li condivido: la capacità è il compromesso più evidente che paghi per avere un robot così compatto e leggero.
Poi c’è la questione del filtro da 180 micron. Trattiene benissimo foglie, sabbia, detriti di media grana. Ma la roba davvero fine, quella polverina sottile che alza la limpidezza dell’acqua, in parte gli sfugge. Diversi utenti chiedono a gran voce un filtro più fine, e al momento non risulta venduto a parte. È un peccato, perché basterebbe un cestello a maglia più stretta per coprire anche quel tipo di pulizia. Per l’uso normale, quello che la maggior parte di noi fa con la propria piscina, i 180 micron bastano e avanzano. Ma se sei uno di quelli ossessionati dall’acqua otticamente perfetta, mettilo in conto.
Il cordless, il parcheggio automatico e lo scarico rapido
Se dovessi indicare la cosa che mi ha conquistato di più, sarebbe questa. Non l’aspirazione, non le pareti. Il fatto che non ci sia un cavo.
Chi ha usato un robot piscina con il filo sa di cosa parlo. Il cavo si attorciglia, limita i movimenti, va srotolato prima e riavvolto dopo, e occupa spazio in deposito. Toglierlo di mezzo cambia tutto. Butti la macchina in acqua, premi un pulsante, e te ne vai. A fine lavoro, grazie al parcheggio automatico, il robot risale da solo e ti aspetta a pelo d’acqua, vicino al bordo. Niente più operazioni da sub per recuperarlo dal fondo. Una sera, sull’interrata, l’ho lasciato lavorare mentre cenavamo fuori. Quando sono tornato al bordo, era lì che galleggiava, buono buono, in attesa. Mi sono solo abbassato e l’ho preso.
E qui entra l’altra trovata che apprezzi tantissimo: lo scarico rapido dell’acqua. Quando lo sollevi, la macchina espelle l’acqua che ha dentro in pochi secondi. La differenza è enorme. Invece di tirare su un peso morto che sgocciola per tutto il giardino, prendi un oggetto che si “asciuga” da solo mentre lo estrai. Sommando i 9,3 chili a secco e questo sistema, il recupero diventa una delle operazioni meno faticose che abbia mai fatto con un robot del genere. La schiena ringrazia, sul serio.
Una pignoleria: non sempre si ferma esattamente sotto di te. A volte si parcheggia a un metro di distanza, e ti tocca allungarti o spostarti. Niente di grave. Ma la perfezione, su questo, non c’è ancora.
Piscine fuori terra e interrate: due esperienze diverse
Una cosa che voglio sottolineare, perché sui materiali del marchio non viene granché evidenziata: il comportamento di questo robot cambia in modo netto a seconda della piscina. E le mie due vasche di prova lo hanno reso lampante.
Nella fuori terra di Ciampino, piccola e regolare, la macchina si è trovata a suo agio. Navigazione ordinata, batteria che avanzava, recupero comodo perché il bordo è basso e lo sollevi quasi senza piegarti. Esperienza, nel complesso, da promosso pieno. È lì che il prodotto dà il meglio: vasche medio piccole, geometrie semplici, manutenzione di mantenimento.
Nell’interrata in vetroresina, grande e articolata, è emersa l’altra faccia. Pulizia comunque buona, risalita delle pareti ottima, ma navigazione più incerta, batteria tirata, e recupero un filo più scomodo perché ti devi accucciare sul bordo. Il messaggio è chiaro: se hai una vasca generosa o di forma complessa, questo robot lavora, ma mettiti in conto che un solo ciclo potrebbe non bastare per una pulizia profonda, e che la navigazione non sarà chirurgica come su una vasca semplice. Non è un difetto nascosto. È il limite fisiologico di un prodotto di fascia accessibile e di prima generazione.
Il primo avvio e la curva di apprendistato
Una cosa che nessuno ti racconta dei robot piscina è che i primi giorni serve un minimo di rodaggio. Non tecnico, eh. Mentale. Ti devi abituare a fidarti della macchina, a lasciarla lavorare senza stare lì a guardarla come si guarda la lavatrice al primo lavaggio col detersivo nuovo.
Il primo avvio l’ho fatto a Ciampino, un sabato mattina, con Emanuele che mi guardava scettico appoggiato al bordo. Configurazione dell’app in una decina di minuti, aggiornamento del firmware subito proposto (fatto, due minuti), e poi giù in acqua. La prima immersione è curiosa: la macchina si stabilizza, fa una specie di perlustrazione, e parte. Emanuele a quel punto aveva già perso interesse ed era andato a fare il caffè, il che, a pensarci, è il complimento più grande che potessi fare al prodotto. Significa che funziona da solo, e che dopo trenta secondi smetti di pensarci.
La curva di apprendimento per l’utente è quasi piatta: premi un pulsante, e quello fa. Le complicazioni arrivano solo se vuoi smanettare con le modalità avanzate o con il Turbo, ma per l’uso base è alla portata di chiunque, anche di chi con il telefono ci litiga. E questo, su un oggetto da giardino che useranno persone di ogni età, conta più di mille funzioni nascoste in un menu.
Comfort d’uso e piccole frizioni quotidiane
Vivendo con questo robot per qualche settimana, sono le piccole cose di tutti i giorni a fare la differenza, più delle specifiche sulla scatola. E qui il bilancio è in larga parte positivo, con un paio di frizioni che vale la pena mettere nero su bianco.
Il silenzio, l’ho già detto, è una benedizione. Lavora mentre tu leggi, chiacchieri, mangi, senza quel ronzio fastidioso che alcuni modelli si portano dietro. La leggerezza aiuta in ogni gesto: lo sposti, lo riponi, lo tiri su, senza mai quella sensazione di fatica che ti fa rimandare la pulizia. E lo scarico rapido dell’acqua, lo ripeto perché è davvero la chicca, ti evita di lasciare una scia bagnata per tutto il giardino.
Le frizioni, invece. Il manico scivoloso con le mani bagnate, che ti fa stringere più del necessario. Il cestello piccolo da svuotare spesso quando la vasca è messa male, gesto banale ma che dopo un po’ diventa una piccola tassa quotidiana. E quel parcheggio non sempre preciso, che ogni tanto ti costringe a un allungamento o a due passi di troppo lungo il bordo. Sono inezie, prese una per una. Ma è proprio la somma delle inezie che, nel tempo, fa la differenza tra un prodotto che ami e uno che semplicemente usi. Qui, alla fine della fiera, siamo dalle parti del “lo uso volentieri, e gli perdono i difetti”.
Manutenzione, durata e acqua salata
Sulla durata nel tempo devo essere onesto: qualche settimana di prova non basta per dare giudizi definitivi su un oggetto che dovrebbe accompagnarti per stagioni. Posso però registrare alcuni segnali. La scelta dei motori brushless gioca a favore della longevità, perché sono per natura meno soggetti a usura. La spazzola a rullo e i cingoli sono a sgancio rapido e sostituibili senza attrezzi, il che semplifica la vita quando si consumeranno. I ricambi esistono e si trovano.
La manutenzione ordinaria è banale: svuoti e sciacqui il cestello dopo ogni utilizzo (o ogni due o tre cicli se la vasca è pulita), e ogni tanto controlli le spazzole. Cinque minuti scarsi. La garanzia di due anni è in linea con la fascia, niente di eccezionale ma niente di cui lamentarsi.
Per chi ha la piscina con clorazione salina, buone notizie: la macchina regge fino a 5.000 PPM di concentrazione salina, valore standard per la maggior parte degli impianti domestici. Io ho testato solo in acqua dolce, quindi su questo mi affido ai dati dichiarati e ai riscontri di chi la usa in acqua salata. Il consiglio che vale sempre, comunque, è un risciacquo veloce con acqua dolce dopo l’uso in vasche salate. Allunga la vita a qualsiasi cosa ci finisca dentro.
Funzionalità
Le cinque modalità di pulizia coprono in modo sensato le esigenze realistiche di chi ha una piscina, senza riempire l’app di opzioni inutili. Modalità Pavimento: solo il fondo, è la più rapida e quella che usi prima di una giornata in vasca quando vedi giusto qualche granello. Modalità Muro: lavora in verticale, pareti e poco altro. Modalità Tutto: la più completa, pulisce prima le pareti e poi passa al fondo quando la batteria scende a metà, ed è quella che userai più spesso. Modalità Eco: la pulizia “intelligente” a giorni alterni, tre cicli brevi, pensata per il mantenimento senza pensieri. E poi la Modalità Massima, ovvero il Turbo, esclusiva dell’app.
Su quest’ultima vale la pena soffermarsi. Il Turbo spinge al massimo aspirazione e spazzole per i detriti più ostinati, ma si attiva solo dopo le modalità Pavimento o Muro, e ovviamente prosciuga la batteria più in fretta. È utile quando la vasca è messa male e serve forza bruta. Resta però una funzione ancora etichettata come beta, e si sente: ogni tanto un comportamento un po’ grezzo. Migliorerà, immagino, con il software.
C’è poi l’avvio One-Touch, il pulsante fisico sulla scocca a cui è legata la partenza rapida. Quando non hai voglia di tirare fuori il telefono, premi e via. Semplice, e in giardino con le mani bagnate è proprio quello che vuoi. Mancano, è giusto dirlo, alcune chicche da fascia alta: controllo vocale, mappatura visiva, dock di ricarica autonoma. Ma per chi non vuole spendere il triplo, sono assenze che ci stanno tutte.
Galleria Fotografica
Pregi e difetti
Cosa mi è piaciuto davvero:
- Il design cordless con parcheggio automatico e scarico rapido dell’acqua, che rende recupero e manutenzione una passeggiata
- La risalita delle pareti e la pulizia della linea di galleggiamento, tra le cose che fa meglio in assoluto
- L’aspirazione potente dei tre motori brushless, ottima su sabbia e detriti di media grana
- Il peso contenuto di 9,3 chili e le dimensioni compatte, che lo rendono facile da maneggiare e da riporre
- Il prezzo, soprattutto in offerta, difficile da battere per quello che offre
Cosa invece convince meno:
- Il cestello da 2,8 litri è piccolo, si riempie in fretta sulle vasche grandi o molto sporche
- La navigazione diventa approssimativa sulle piscine grandi e di forma complessa
- La raccolta delle foglie grandi non è perfetta al primo passaggio
- L’autonomia, onesta sul medio, va tirata sulle vasche davvero ampie
- Il filtro da 180 micron lascia passare la sporcizia più fine, e non c’è ancora un filtro più fine in vendita
- Il tappo di gomma della porta di ricarica e il manico senza antiscivolo, due rifiniture migliorabili
Prezzo e posizionamento
Il listino ufficiale parla di 799 euro, ma è un numero che in pratica vedi raramente. Il prodotto si trova quasi sempre in promozione, spesso a 499 euro, a volte poco sopra. Ed è a quel prezzo lì che il discorso diventa davvero interessante.
Mettiamola così. A 800 euro pieni, con i suoi limiti di cestello, autonomia e navigazione sulle vasche grandi, il giudizio sarebbe più severo: pagheresti quasi da fascia media compromessi da fascia accessibile. Ma a 500 euro la prospettiva si ribalta. A quella cifra porti a casa un robot senza fili, con risalita pareti seria, parcheggio automatico, scarico rapido e tre motori brushless. Roba che, fino a poco fa, su prodotti cordless costava sensibilmente di più. Il valore, lì, c’è eccome.
Va contestualizzato anche rispetto all’alternativa di non comprarlo affatto. Un servizio di pulizia piscina, dalle mie parti, viaggia sui 50 euro a intervento e oltre. Fai due conti su una stagione e capisci che un robot così, soprattutto preso in offerta, si ripaga in fretta. Per Emanuele, che la fuori terra la usa per gli ospiti, è tempo guadagnato netto. Il mio consiglio spassionato: tienilo d’occhio durante gli eventi commerciali (le offerte di stagione, il periodo del Black Friday) e prendilo quando scende. A listino pieno ci penserei. Scontato, è un affare. Attualmente è disponibile su Amazon Italia.
Conclusioni
Dopo qualche settimana di prove vere, in una piccola fuori terra con telo e in una interrata grande in vetroresina, l’idea che mi resta è quella di un prodotto giovane ma azzeccato, che fa centro sulle cose giuste e inciampa solo dove ti aspetti che un primo modello inciampi. Mammotion si è buttata in acqua per la prima volta e, tutto considerato, non è affogata. Anzi.
Lo consiglio a chi ha una piscina medio piccola, fuori terra o interrata di forma semplice, e vuole liberarsi della seccatura quotidiana senza spendere una fortuna. Lo consiglio a chi non ne può più dei cavi e a chi, come me, ha la schiena che protesta ogni volta che deve pescare un robot dal fondo. A quel pubblico lì, soprattutto col prezzo in offerta, dà tantissimo.
Lo sconsiglio a chi ha una vasca molto grande o complicata, perché lì un solo ciclo fatica e la navigazione perde colpi. E lo sconsiglio a chi pretende l’acqua otticamente perfetta e la pulizia chirurgica del top di gamma, perché il Mammotion Spino E1 non gioca in quel campionato, e non finge di farlo.
Lo scenario perfetto? Una mattina d’estate a Ciampino, lo butti in acqua, premi il pulsante, e te ne vai a fare colazione sotto l’ombra. Quando torni, la vasca è pronta e tu non hai mosso un dito. È esattamente quello che chiedi a un oggetto del genere. E, nel suo piccolo, lo mantiene.
























