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Il malessere che attraversa gli studi di sviluppo occidentali ha trovato una voce piuttosto diretta in quella di Chris Hayes, lead services programmer di id Software, che ha commentato senza troppi giri di parole i licenziamenti Xbox annunciati da Microsoft. Il piano che prevede il taglio di 3.200 dipendenti nella divisione videoludica continua a pesare sull’intero settore, e secondo Hayes il risultato è che gli sviluppatori non hanno più “l’incentivo per interessarsene”.
Le riduzioni di personale decise da Microsoft non sono certo un segreto. Diversi studi, Bethesda compresa, hanno perso sviluppatori mentre i progetti erano ancora in piena lavorazione. Intervistato nel corso di una chiacchierata video, Hayes ha puntato il dito contro le aziende che praticano tagli su larga scala senza rendersi conto di cosa stanno smontando.
La critica di id Software ai tagli
“Hanno indebolito i loro studi”, ha detto. “Quando fanno licenziamenti, indeboliscono e svalutano i loro studi, ma non lo capiscono.” Il riferimento è a compagnie che, parole sue, “continuano a dire di avere studi solidi mentre li indeboliscono”. Un passaggio che stride parecchio con le dichiarazioni recenti del CEO Satya Nadella, il quale ha rivendicato per Xbox “la migliore proprietà intellettuale” e “studi di talento in tutto il mondo”, dicendosi fiducioso di un ritorno alla crescita dopo il trimestre peggiore degli ultimi anni.
Per il programmatore di id Software il punto è un altro, e sta tutto nel valore che si accumula col tempo. “È la nostra esperienza insieme, il nostro lavorare insieme, e le esperienze passate che rendono buono uno studio”, ha spiegato. Difficile far quadrare questa idea con la logica dei tagli periodici. Hayes ammette che sulla carta la scorciatoia esiste. “Sì, si può buttare via metà del team e portarne altri più avanti, se serve un certo numero di ore per spuntare le caselle che si vogliono spuntare.” Solo che il conto arriva dopo. “Si finisce con un gioco mediocre, le persone non saranno contente e tutti se ne accorgeranno. Ed è quel pensiero a lungo termine che sembra non esserci più.”
Il problema è capire come nasce un videogioco
Il nodo, secondo il lead di id Software, è più profondo dei singoli licenziamenti. Le aziende “fondamentalmente non capiscono cosa fa funzionare il business”. Sanno leggere i numeri del marketing, magari, ma non sanno come si arriva a un prodotto decente. “La realtà concreta di cosa rende buono un gioco, di come viene realizzato, sono così scollegati da tutto questo che non capiscono cosa serve per costruire una squadra, cosa serve per mantenerla, e che anche i fallimenti sono importanti.” Invece di gettare la spugna dopo un insuccesso, sostiene Hayes, sarebbe utile imparare da quell’errore e lasciare che le persone crescano. Nella pratica, però, funziona quasi sempre al contrario. “Se commetti un errore, quello è l’ultimo errore che fai come squadra. Quella squadra è finita. Quindi nessuno cresce, nessuno impara, e come conseguenza le persone non hanno più l’incentivo a interessarsene.”
Non è una voce isolata
Hayes non è l’unico in casa id Software ad aver preso posizione. Il mese scorso il producer Andrew Willis aveva dichiarato che “non avremo mai più un altro World of Warcraft o un altro Morrowind nel clima attuale”, una previsione che purtroppo suona credibile guardando l’andamento degli ultimi tempi.










