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Even Realities G2: gli occhiali smart che ti faranno gridare “WOW” (RECENSIONE)

In questo articolo Indice dei contenuti 7 sezioni

Ci sono prodotti tecnologici che cercano di stupire mostrando tutto quello che sono capaci di fare e altri che provano a risolvere problemi concreti senza chiedere all’utente di cambiare le proprie abitudini. Gli Even Realities G2 appartengono alla seconda categoria. Non hanno fotocamere, non riproducono musica e non cercano di trasformare il nostro campo visivo in uno schermo pieno di informazioni. Fanno una cosa molto più precisa: portano notifiche, indicazioni stradali, traduzioni e testi direttamente davanti agli occhi, lasciando le mani libere e lo smartphone in tasca.

È questo, secondo me, il loro aspetto più interessante. Nel mercato degli occhiali intelligenti si tende spesso a parlare di intelligenza artificiale, registrazione video e assistenti vocali. Gli Even Realities G2 seguono una strada diversa, più vicina a quella di uno strumento di produttività che a quella di un gadget da esibire. E per chi lavora con le informazioni, passa molto tempo in movimento o deve gestire contemporaneamente più attività, questa differenza conta parecchio.

Il prezzo di 699 euro impone naturalmente di chiedersi se abbia senso spendere una cifra simile per un paio di occhiali smart. La risposta dipende soprattutto da quanto si utilizzano le funzioni che offrono. Perché il loro valore non sta nell’effetto sorpresa dei primi cinque minuti, ma nella possibilità di rendere più immediate alcune operazioni che normalmente richiedono di prendere in mano il telefono.

Sembrano occhiali normali, ed è proprio questo il punto

La prima scelta intelligente riguarda il design. Gli Even Realities G2 non hanno l’aspetto di un dispositivo sperimentale uscito da un laboratorio di ricerca: sono occhiali che si possono indossare nella vita quotidiana senza attirare particolarmente l’attenzione. La montatura utilizza aste in titanio e una struttura in magnesio, con un peso dichiarato di appena 36 grammi.

È un dato importante perché, con un prodotto di questo tipo, il comfort non è un dettaglio secondario. Un’interfaccia che rimane davanti agli occhi per diverse ore deve essere leggera e poco invasiva, altrimenti il vantaggio tecnologico viene rapidamente vanificato. La certificazione IP67 aggiunge una protezione contro polvere e acqua, mentre la possibilità di utilizzare lenti graduate amplia il pubblico potenziale.

Even Realities G2
Even Realities G2 · Credits: TecnoAndroid

C’è poi una scelta che condivido sul piano progettuale: niente fotocamere e niente altoparlanti. Gli occhiali non registrano quello che succede intorno e non riproducono audio, evitando due delle complicazioni più evidenti dei wearable da indossare sul viso.

Da una parte si riducono le preoccupazioni legate alla privacy, dall’altra non si deve rinunciare alle proprie cuffie Bluetooth per ascoltare musica o rispondere alle chiamate. Naturalmente, l’assenza di fotocamere significa anche rinunciare alla possibilità di catturare rapidamente foto e video in prima persona. Ma è un compromesso coerente con l’identità del prodotto: gli Even Realities G2 non vogliono essere una videocamera da indossare, bensì un’interfaccia personale per accedere alle informazioni.

Even Realities G2 custodia
Even Realities G2 custodia · Credits: TecnoAndroid

Display binoculare

La tecnologia più interessante è quella integrata nelle lenti. Gli Even Realities G2 utilizzano due display MicroLED, uno per occhio, con risoluzione di 640 × 350 pixel e luminosità dichiarata fino a 1.200 nit. Le informazioni vengono visualizzate in verde, con un’interfaccia progettata soprattutto per testi, indicazioni e contenuti essenziali.

Non bisogna confondere questo sistema con quello di un visore per realtà virtuale. Qui non c’è l’intenzione di sostituire il mondo reale con un ambiente digitale, né di proiettare davanti agli occhi intere applicazioni come se ci trovassimo davanti a un monitor. L’obiettivo è aggiungere un livello informativo alla realtà, mantenendo l’attenzione sull’ambiente circostante.

Even Realities G2
Even Realities G2 · Credits: TecnoAndroid

La visione binoculare è un elemento centrale: le informazioni vengono presentate a entrambi gli occhi, anziché essere concentrate su una sola lente. Per un prodotto che punta sulla lettura, questa impostazione ha un senso preciso. Si possono consultare brevi messaggi, seguire un testo o leggere indicazioni senza dover abbassare continuamente lo sguardo sullo smartphone.

Interessante anche la possibilità di regolare la profondità apparente del testo, così da personalizzare la posizione delle informazioni nel campo visivo. È una funzione che contribuisce a rendere l’interfaccia più adattabile alle preferenze individuali.

Il limite è altrettanto chiaro: la risoluzione e il tipo di display sono pensati per informazioni sintetiche, non per guardare video o leggere lunghi documenti. Ma non considero questa una mancanza particolarmente grave. Preferisco un dispositivo che svolga bene un numero limitato di compiti a uno che tenti di replicare sul viso l’esperienza dello smartphone.

Il teleprompter è una funzione che può fare la differenza

Tra le funzioni disponibili, il teleprompter è probabilmente quella che trovo più interessante per chi lavora con video, presentazioni ed eventi. Il testo viene mostrato direttamente nel campo visivo, consentendo di leggere senza dover guardare un monitor esterno o consultare continuamente il telefono.

Il sistema può regolare lo scorrimento in base alla velocità del parlato e fermarsi quando chi legge rallenta o fa una pausa. È un approccio particolarmente utile per chi deve parlare davanti a una videocamera, presentare un progetto o intervenire durante un evento senza perdere il contatto visivo con le persone.

Even Realities G2 app
Even Realities G2 app · Credits: TecnoAndroid

Per un filmmaker o un creator, poter consultare una traccia direttamente dagli occhiali significa avere una soluzione potenzialmente più discreta rispetto a un teleprompter tradizionale. Non sostituisce necessariamente le configurazioni professionali utilizzate su un set, soprattutto quando servono testi lunghi e un controllo preciso dell’impaginazione, ma apre possibilità interessanti per produzioni leggere, interviste e presentazioni.

È proprio questo il genere di funzione che dà senso agli Even Realities G2: non una dimostrazione tecnologica fine a sé stessa, ma uno strumento che può entrare concretamente in un flusso di lavoro.

Navigazione, traduzione e notifiche senza prendere il telefono

La navigazione è un altro esempio di come gli occhiali possano essere utili senza diventare invasivi. Le indicazioni vengono mostrate direttamente davanti agli occhi, con informazioni sulla direzione da seguire, sulla distanza dalla svolta e sulla posizione lungo il percorso. La funzione è pensata per gli spostamenti a piedi e in bicicletta, non per la navigazione in auto.

Il vantaggio è evidente soprattutto in città: anziché controllare ripetutamente lo smartphone, si possono consultare le indicazioni mantenendo lo sguardo sull’ambiente. Non significa che ci si possa distrarre da ciò che succede intorno, ma ridurre la necessità di guardare uno schermo è un obiettivo sensato per un dispositivo indossabile.

Ancora più interessante è la gestione delle lingue. Gli Even Realities G2 possono trascrivere e tradurre conversazioni in tempo reale, mostrando il testo direttamente sulle lenti. In alcune modalità, lo smartphone può essere utilizzato per condividere la traduzione con l’interlocutore. La trascrizione può inoltre generare una sintesi dei punti principali di una riunione, una possibilità utile per recuperare rapidamente gli argomenti discussi.

Even Realities G2 app
Even Realities G2 app · Credits: TecnoAndroid

Vedo un potenziale concreto anche nell’accessibilità: avere le parole visualizzate davanti agli occhi può aiutare chi ha difficoltà a seguire una conversazione esclusivamente attraverso l’ascolto. Naturalmente, traduzioni e trascrizioni automatiche possono commettere errori, soprattutto in presenza di rumore, accenti particolari o terminologia specialistica. È uno strumento di supporto, non un sostituto infallibile di un interprete o di una trascrizione professionale.

Le notifiche di WhatsApp e Telegram completano l’esperienza. Si possono leggere i messaggi senza estrarre il telefono, anche quando si hanno le mani occupate. Non è possibile rispondere direttamente dagli occhiali, ma non è detto che questa limitazione sia necessariamente negativa: consultare rapidamente un’informazione senza aprire altre applicazioni aiuta anche a ridurre le distrazioni.

AI e App

Gli Even Realities G2 integrano Even AI, con possibilità di porre domande e ottenere informazioni, anche attraverso l’integrazione con Perplexity. È una funzione interessante, ma bisogna evitare di considerarla automaticamente il motivo principale per acquistare il prodotto.

Il limite più importante riguarda il contesto personale. L’assistente può recuperare informazioni dal web, ma l’integrazione con i dati locali dello smartphone non è completa. Una richiesta che dovrebbe fare riferimento a un indirizzo salvato nei contatti o nelle note, per esempio, può non produrre il risultato atteso.

È una distinzione importante: un assistente può essere bravo a rispondere a domande generiche, ma diventa davvero utile quando conosce il contesto in cui ci muoviamo e riesce a collegarsi agli strumenti che utilizziamo ogni giorno.

L’applicazione permette inoltre di personalizzare dashboard, calendario, liste di attività e appunti rapidi. È presente anche un monitoraggio di alcuni parametri legati alle abitudini quotidiane, come sonno, passi e postura della testa. Non siamo però di fronte a un sostituto di uno smartwatch sportivo: mancano funzioni come il tracciamento GPS autonomo.

L’esperienza software, in particolare su Android, può ancora essere migliorata. Ed è un aspetto da non sottovalutare: quando un prodotto dipende così tanto dall’integrazione tra hardware, smartphone e applicazione, la qualità del software incide direttamente sulla sua utilità.

L’anello smart e l’autonomia

Gli occhiali possono essere abbinati a un anello in ceramica che svolge due funzioni. La prima riguarda il monitoraggio di parametri come frequenza cardiaca, saturazione dell’ossigeno e sonno; la seconda è il controllo dell’interfaccia degli occhiali attraverso gesti e tocchi.

L’anello R1 consente di navigare nei menu senza toccare le aste, mantenendo l’interazione discreta. La batteria dichiarata dura circa cinque o sei giorni. Il problema è il costo aggiuntivo: l’accessorio viene proposto a circa 269 euro separatamente, mentre il prezzo indicato per il bundle è di circa 139 euro in più rispetto agli occhiali.

Even Realities R1
Even Realities R1 · Credits: TecnoAndroid

Per quanto riguarda l’autonomia, gli Even Realities G2 promettono fino a due giorni di utilizzo intenso. La custodia di ricarica, che utilizza contatti magnetici, offre altre tre o quattro ricariche complete secondo le indicazioni riportate. È un’impostazione pratica, perché permette di riporre gli occhiali nella custodia quando non vengono utilizzati e recuperarli già in carica.

L’autonomia effettiva dipenderà naturalmente dalla frequenza con cui si utilizzano display, traduzioni e altre funzioni. Ma la presenza di una custodia che funge da riserva energetica è essenziale per un dispositivo che punta a essere indossato durante tutta la giornata.

Prezzo e considerazioni finali

Gli Even Realities G2 costano 699 euro, mentre l’anello smart richiede un investimento aggiuntivo. Non è una cifra trascurabile, soprattutto considerando che gli occhiali non includono fotocamere, altoparlanti o tutte le funzioni che si trovano su altri wearable.

Il confronto, però, va fatto partendo dall’utilizzo. Se l’obiettivo è registrare video in prima persona o ascoltare musica senza cuffie, esistono prodotti più adatti. Se invece si cerca un modo discreto per leggere informazioni, seguire indicazioni, utilizzare un teleprompter e tradurre conversazioni, gli Even Realities G2 hanno un’identità molto più precisa.

È questo che mi convince del progetto: non cercano di fare tutto, ma provano a rendere più immediato l’accesso alle informazioni. Il display binoculare, il peso contenuto e l’assenza di fotocamere sono scelte coerenti con questa filosofia. Restano da migliorare l’integrazione con lo smartphone e alcune funzioni software, mentre il prezzo li rende un acquisto da valutare con attenzione.

Li vedo soprattutto come uno strumento di lavoro e produttività, più che come un gadget da acquistare per curiosità. Per chi crea contenuti, partecipa a eventi o si sposta frequentemente, alcune funzioni possono avere un’utilità concreta. Per tutti gli altri, prima di spendere 699 euro, la domanda da porsi è semplice: quante volte al giorno sarebbe davvero utile avere le informazioni davanti agli occhi, senza dover prendere in mano il telefono?

Fonte: TecnoAndroid

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