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FBI smantella oltre 40 laptop farm della Corea del Nord in Texas

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L’FBI ha smantellato in Texas oltre 40 laptop farm legate alla Corea del Nord, vere e proprie basi operative usate da finti lavoratori da remoto per farsi assumere da aziende americane. L’operazione, condotta con il supporto di CrowdStrike che ha aiutato a individuare e interrompere queste reti, si è chiusa con il sequestro di più di 200 dispositivi. Per ora nessuno è finito in manette. Le autorità hanno scelto di intervenire subito senza attendere che la procura formalizzasse le accuse contro le persone coinvolte, ma hanno anche messo in chiaro che chi continuerà a prendere parte a questo tipo di frode potrà andare incontro a sanzioni penali.

Un giro d’affari da centinaia di milioni l’anno

Il meccanismo è semplice nella sostanza e piuttosto sofisticato nell’esecuzione. Pyongyang si affida a falsi lavoratori da remoto per generare entrate e aggirare così le sanzioni economiche imposte al regime, spesso descritto come il regno eremita per il suo isolamento dal resto del mondo. Secondo le stime il sistema frutterebbe circa 430 milioni di euro l’anno e colpisce tanto le startup quanto i colossi che compaiono nella classifica Fortune 500. Non sempre però la messinscena regge fino in fondo. Il reparto IT di Amazon, per esempio, è riuscito a smascherare un infiltrato nordcoreano notando un ritardo di 110 millisecondi negli input da tastiera, un dettaglio quasi impercettibile che tradiva la reale distanza della persona.

Gli Stati Uniti hanno cominciato a stringere le maglie già lo scorso anno, quando furono chiuse 29 laptop farm nordcoreane sparse in 16 stati. Quelle strutture permettevano agli informatici nordcoreani di lavorare per oltre cento aziende statunitensi senza destare sospetti. A novembre 2025 quattro cittadini americani e un cittadino ucraino sono stati condannati per truffe di questo genere. Più di recente il Dipartimento di Giustizia ha reso pubbliche le incriminazioni a carico di due statunitensi e di 10 nordcoreani con base in Cina. Secondo l’accusa quest’ultimo gruppo avrebbe sottratto oltre 2,6 milioni di euro a 70 aziende nell’arco di sei anni a partire dal 2019. L’identità di altre due persone coinvolte nello stesso procedimento resta ancora coperta dal segreto.

Il ruolo decisivo dei facilitatori sul territorio americano

Nonostante il numero di reti già neutralizzate dalle autorità statunitensi, il fenomeno non dà segni di rallentamento. Adam Meyers, responsabile delle operazioni di contrasto agli avversari di CrowdStrike, sostiene che lo schema stia “crescendo sia in diffusione sia in complessità”. Capire quanto sia davvero esteso il problema è tutt’altro che semplice. Il mese scorso la società di sicurezza informatica ha individuato in media due nuovi casi al giorno, numeri che secondo Meyers rappresentano con ogni probabilità soltanto la punta dell’iceberg.

L’ingranaggio su cui poggia l’intera macchina sono i facilitatori. Si tratta di persone che vivono negli Stati Uniti e che ospitano i portatili aziendali spediti dalle imprese ai finti dipendenti nordcoreani. In questo modo i lavoratori fraudolenti sembrano operare dal territorio americano e i sistemi di controllo vengono aggirati senza troppa fatica. All’inizio l’incarico appare come un modo facile per mettere da parte qualche soldo, ma con il passare del tempo le richieste aumentano e la posizione di chi collabora diventa sempre più complicata. “All’inizio ci prendono un po’ gusto, poi gli viene chiesto sempre di più e a quel punto ci sono dentro fino al collo” ha spiegato Meyers.

Fonte: TecnoAndroid

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