La prima volta che l’ho appoggiato sul cruscotto della Cupra Formentor, ho pensato a un giocattolo. Un dischetto bianco, tondo, piatto, una specie di smartwatch a cui hanno tolto lo schermo e pure il cinturino. E niente. Sembrava troppo poco per fare quello che promette, cioè tenermi un occhio sulla strada al posto mio quando sto pensando ad altro, magari alla riunione delle nove o a cosa devo dare da mangiare ai cani.
Poi ho guidato. Un giorno, due, una settimana. E quel dischetto ha cominciato a parlarmi. Non in senso letterale, per carità, ma con suoni secchi e un anello di luce che si accende quando davanti, a qualche centinaio di metri, c’è qualcosa che dovrei sapere. Un autovelox. Un cantiere. Un’auto ferma in corsia di emergenza. Roba che, fidatevi, sul Grande Raccordo Anulare alle sette del mattino fa la differenza tra una giornata tranquilla e una raccomandata che ti arriva a casa tre settimane dopo.
Questa è la mia prova, lunga, dell’OOONO CO-DRIVER NO2, il segnalatore danese di seconda generazione che si è preso una fetta enorme di mercato in Italia. Lo uso da diverse settimane, su due macchine diverse, in città, in tangenziale e in autostrada. Ho cose belle da dirvi e cose meno belle. Perché sì, funziona, ma c’è un grosso “dipende” che vi spiego strada facendo. Il punto vero, alla fine della fiera, non è se questo coso suona quando deve. È un altro, e ci arrivo. Se vuoi acquistarlo subito lo trovi su Amazon Italia.
L’apertura della scatola, senza fronzoli
La confezione è una scatolina bianca, minimal, quasi scandinava nello spirito (e in effetti l’azienda è di Copenaghen, quindi tutto torna). Niente plastica a non finire, niente teatrini da unboxing per fare contenti gli youtuber. Apri il coperchio e dentro trovi il dischetto, ben incastrato nella sua sede, sotto un cartoncino con le istruzioni di montaggio e attivazione.
Accanto, due cose che servono davvero: un cavo USB-C per la ricarica e i supporti magnetici con il biadesivo 3M già applicato. E qui una nota la spendo. Il fatto che ci sia il cavo nella scatola, di questi tempi, non è scontato. Tanti produttori te lo fanno comprare a parte fingendo di salvare il pianeta. Qui invece c’è, e tanto basta.
La dotazione, a conti fatti, è essenziale ma onesta. Non ti aspettare gadget, adesivi, ventose o supporti per ogni evenienza. C’è lo stretto necessario per attaccare il dispositivo da qualche parte e tenerlo carico. Per un prodotto che costa sotto gli ottanta euro mi sembra corretto, anche se ammetto che un secondo set di biadesivi di riserva non avrebbe guastato, visto che quelli di scorta poi te li devi cercare su Amazon a parte (lo dico per esperienza, ma di questo parlo più avanti).
Prima impressione tattile? Leggero. Leggerissimo. Lo prendi in mano e quasi non lo senti. Il che è un bene quando devi attaccarlo a un vetro con un adesivo, perché meno pesa meno rischia di staccarsi col caldo.
Design e costruzione: piccolo e dimenticabile (in senso buono)
Cinquantaquattro millimetri di diametro. Per capirci, sta nel palmo di una mano e avanza spazio. È un disco piatto, plasticoso ma non scadente, con la superficie superiore che ospita il pulsante e tutt’intorno il famoso anello luminoso a LED a 360 gradi, una delle novità grosse di questa generazione. Sotto, la base con i magneti e, sul bordo inferiore, la porta USB-C per la ricarica.
Esteticamente non grida nulla. E va bene così. Un dispositivo che deve stare sul cruscotto o vicino allo specchietto non deve fare la diva, deve sparire alla vista quando non serve e farsi notare quando serve. Da questo punto di vista hanno fatto centro. Sul parabrezza della Formentor l’ho messo proprio sotto lo specchietto retrovisore, più o meno dove molti tengono il Telepass, e dopo due giorni non lo guardavo nemmeno più. Era lì. Faceva il suo.
I supporti magnetici meritano un applauso, sul serio. Funzionano così: incolli la basetta magnetica con il 3M dove vuoi, e il dischetto ci si attacca sopra da solo, calamitato. Quando devi ricaricarlo o spostarlo su un’altra auto, lo stacchi con un dito e via. Niente lotte, niente unghie rotte. La cosa che mi ha colpito è la forza della calamita: anche sul fondo sconnesso di certe strade di campagna verso Guidonia, dove la mia macchina balla come una barca, il coso non si è mai mosso di un millimetro.
Il biadesivo, però. Eh. Il biadesivo è un’altra storia. Incollarlo è facile, staccarlo molto meno. Se sbagli posizione al primo colpo (e io l’ho sbagliata, ovvio) togliere l’adesivo dal vetro è una scocciatura, lascia residui e devi armarti di pazienza e un po’ di alcol. Quindi consiglio spassionato: misurate bene dove lo volete prima di premere. Una volta deciso, comunque, tiene come una roccia.
Qualità percepita generale: buona, non premium. È plastica fatta bene, assemblata bene, senza scricchiolii. Non ha la sensazione del gioiellino tecnologico, ma neanche quella del giocattolo cinese da due soldi. Sta nel mezzo, e per la fascia di prezzo ci sta tutto.
Specifiche tecniche
Metto in tabella i dati che contano davvero, senza riempire di voci inutili. Alcune cose, come la capacità esatta della batteria o la versione precisa del Bluetooth, l’azienda non le dichiara apertamente, e ve lo segnalo invece di inventarmi numeri.
| Specifica | Valore |
|---|---|
| Tipologia | Segnalatore di autovelox e pericoli stradali |
| Produttore | OOONO A/S (Danimarca) |
| Forma e diametro | Disco circolare, circa 54 mm |
| Peso (confezionato) | Circa 200 g (dispositivo molto leggero) |
| Batteria | Ioni di litio ricaricabile, 3,7 V (capacità non dichiarata) |
| Autonomia dichiarata | Circa 1 mese di utilizzo |
| Ricarica | USB-C (cavo incluso), circa 3 ore per carica piena |
| Connettività | Bluetooth Low Energy (presumibilmente 4.2, non dichiarato) |
| App | OOONO per iOS e Android, attiva in background con GPS |
| Integrazione veicolo | Apple CarPlay e Android Auto |
| Segnali | Anello LED a 360 gradi più avviso acustico |
| Comandi | Pulsante superiore (segnalazione e annullamento avvisi) |
| Montaggio | Supporti magnetici con biadesivo 3M |
| Abbonamento | Nessuno |
| Codice EAN | 5714149013061 |
| Prezzo di listino | 79,95 euro |
Come è fatto dentro, e perché conta poco (ma non pochissimo)
Parliamo di cosa c’è sotto il guscio, anche se qui non aspettatevi schede madri da gaming PC. Il CO-DRIVER NO2 è un dispositivo volutamente semplice. Una batteria al litio da 3,7 V ricaricabile, un piccolo modulo Bluetooth a basso consumo, l’elettronica per pilotare l’anello LED e l’altoparlante, più il pulsante fisico. Stop. Non c’è un GPS a bordo, non c’è un processore che macina chissà cosa. Tutto il lavoro pesante lo fa il vostro telefono.
Mi spiego meglio, perché è il cuore della faccenda. Questo coso, da solo, non sa dove siete. Non ha mappe, non ha posizione. È un guscio “stupido” che si appoggia interamente allo smartphone: è il telefono, tramite l’app OOONO e il suo GPS, a capire dove vi trovate e a incrociare la posizione con il database di segnalazioni. Il dischetto si limita a fare da interfaccia comoda: suona, si illumina, e con il pulsante vi permette di segnalare un pericolo senza toccare il telefono mentre guidate.
Perché allora comprare un dispositivo esterno se fa tutto il telefono? Buona domanda, e ci torno nelle conclusioni perché è la domanda. Per ora vi do la risposta breve: comodità e immediatezza. Avere un avviso fisico, sempre lì, sempre acceso appena salite in auto, senza dover aprire nulla, è un’altra cosa rispetto a smanettare col telefono. Il punto è proprio questo: il valore non sta nell’hardware in sé, che è basilare, ma nel gesto che ti risparmia.
La batteria integrata ricaricabile è la vera evoluzione rispetto al passato. Il modello precedente andava a pila a bottone, di quelle che si scaricano sempre nel momento meno opportuno e che poi devi correre a comprare. Qui colleghi il cavo USB-C una volta al mese e sei a posto. Un cambiamento piccolo sulla carta, enorme nell’uso quotidiano.
Una curiosità tecnica che vale la pena spendere: il modulo Bluetooth a basso consumo è ciò che permette al dispositivo di “dormire” per giorni consumando pochissimo, salvo svegliarsi all’istante quando il telefono entra nel suo raggio. È un’architettura intelligente, perché tutta la complessità (mappe, calcolo della posizione, database) resta sul telefono, che ha potenza da vendere, mentre il dischetto fa solo da terminale leggero. Risultato: un hardware semplice, economico da produrre, che dura mesi tra una ricarica e l’altra. A volte la soluzione migliore è proprio togliere, non aggiungere. E qui hanno tolto il superfluo con criterio.
L’app OOONO: il cervello di tutto (con qualche acciacco)
Ecco, l’app. Qui le note dolenti cominciano a fare capolino, quindi mettiamoci comodi.
La configurazione iniziale è davvero alla portata di chiunque. Scarichi l’app OOONO dallo store (c’è sia per iPhone che per Android), la apri, accendi il dischetto tenendo premuto il pulsante, e in trenta secondi sono accoppiati via Bluetooth. Mia madre, che con la tecnologia ha un rapporto conflittuale, ce l’avrebbe fatta. Da lì in poi l’app deve restare attiva in background con i servizi di localizzazione sempre accesi, perché è lei a fare il lavoro.
Quando funziona, l’esperienza è invisibile e quasi magica. Sali in macchina, il CO-DRIVER si sveglia da solo appena rileva il Bluetooth del telefono, e parte. Non devi fare nulla. Niente app da aprire a mano, niente destinazione da impostare. Guidi e basta, e lui veglia.
Quando non funziona, invece, ti fa imprecare. Il problema più ricorrente, e non lo dico solo io ma lo leggo a valanga nelle recensioni di altri utenti italiani, è la connessione automatica che ogni tanto fa i capricci. Capita di salire in auto e accorgersi dopo dieci minuti che il dispositivo non si è collegato, perché magari il telefono ha messo l’app in standby aggressivo per risparmiare batteria. Su Android soprattutto, con certi produttori che chiudono le app in background senza pietà, va impostato tutto a manina nelle eccezioni di risparmio energetico. Una rottura, lo ammetto.
Poi c’è la navigazione integrata, altra novità di questo modello. Sulla carta è bella: l’app ti fa da navigatore, ti mostra la mappa, ti propone itinerari tenendo conto delle segnalazioni attive. Nella pratica, è ancora acerba. Più di un utente la definisce poco affidabile, e nella mia esperienza la mappa interna non regge il confronto con i navigatori a cui siamo abituati. Diciamo che la navigazione è un di più gradito ma non è il motivo per cui compri questo aggeggio. Se cercate un navigatore serio, questo non è.
L’app riceve aggiornamenti frequenti, va detto. Gli sviluppatori ci lavorano, correggono bug, sistemano crash. Solo che a volte un aggiornamento ne sistema uno e ne introduce un altro. C’è stata, per esempio, una modifica che ha tolto la possibilità di personalizzare quali avvisi ricevere solo dal dispositivo e quali dagli altoparlanti dell’auto, e diversi utenti si sono arrabbiati parecchio, perché in un Paese pieno di autovelox fissi quella personalizzazione serviva eccome. Insomma, è un cantiere aperto. Migliorerà? Probabilmente. Oggi è quello che è.
Un consiglio pratico, che mi sono ricavato sbagliando: appena configurato il dispositivo, andate nelle impostazioni del telefono e mettete l’app OOONO tra le eccezioni del risparmio energetico, disattivando ogni ottimizzazione della batteria per quella specifica app. Su iPhone è meno problematico, su Android è praticamente obbligatorio se non volete che il sistema vi chiuda l’app in background e vi lasci a piedi senza avvisi. Fatto questo, gran parte dei problemi di mancata connessione spariscono. Lo scrivo perché nei primi giorni ho dato la colpa al dispositivo, quando in realtà era il mio telefono che lo strozzava. Mea culpa.
Autonomia e ricarica: qui non si discute
Su questo fronte il giudizio è netto e positivo. La batteria ricaricabile mantiene quello che promette. OOONO dichiara circa un mese con una carica, e nella mia esperienza ci siamo, anche se “un mese” dipende ovviamente da quanto guidate. Io macino parecchi chilometri tra Roma, gli allenamenti al CUS e i giri verso casa a Guidonia, e ricarico più o meno ogni tre, quattro settimane. Se uno lo usa solo nel weekend, dura anche di più.
La ricarica completa richiede circa tre ore con il cavo USB-C in dotazione. La cosa furba è che puoi caricarlo direttamente in auto, attaccandolo a una qualunque porta USB del cruscotto (basta che eroghi almeno 3,7 V, quindi quasi tutte). Così non lo stacchi nemmeno: lo lasci lì, lo colleghi quando ti ricordi, e tira avanti. Una sera, tornando tardi da un allenamento, l’ho semplicemente attaccato alla USB della console e l’ho dimenticato. Il giorno dopo era pieno.
Quando non è in uso, il dispositivo va in ibernazione. Si spegne praticamente, consumando quasi nulla, e si risveglia da solo appena rientra nel raggio del Bluetooth dello smartphone associato. Questo spiega perché la batteria duri così tanto: per la maggior parte del tempo, di fatto, dorme.
Una preoccupazione legittima riguarda il consumo del telefono, visto che l’app sta sempre accesa con GPS e Bluetooth. Qui vi tranquillizzo: nei miei giri non ho notato un impatto degno di nota sull’autonomia dello smartphone. Qualcosina consuma, è inevitabile, ma niente di drammatico. Sul mio telefono la batteria a fine giornata era praticamente identica ai giorni in cui non usavo il dispositivo. Mica male.
Test sul campo: tre settimane, due macchine, mille strade
Veniamo al sodo. Perché una recensione di un coso così la fai solo guidando, tanto, e in contesti diversi. E io l’ho fatto.
Ho provato il CO-DRIVER NO2 in tre scenari classici: la città caotica di Roma, le strade extraurbane verso Guidonia e la campagna intorno, e l’autostrada vera, quella dei viaggi lunghi. L’ho spostato avanti e indietro tra la Cupra Formentor e la Renault Zoe, e qui mi fermo un attimo, perché è uno dei punti di forza meno pubblicizzati: il dispositivo si sposta da un’auto all’altra in dieci secondi. Stacchi il dischetto dalla calamita di una macchina, lo riattacchi su quella dell’altra, e funziona, perché tanto il cervello è il telefono che hai sempre in tasca. Per chi, come me, gira con due auto è una comodità non da poco.
In città, l’esperienza è stata buona ma con un asterisco. Gli autovelox fissi, quelli mappati da anni, li becca con precisione e con largo anticipo. Suono secco, anello che si accende, hai tutto il tempo di guardare il tachimetro e alleggerire il piede. Su questo è affidabile. Il guaio sono le strade parallele: un paio di volte, viaggiando su una via che costeggia un tratto con autovelox, mi ha avvisato di un velox che in realtà stava sulla carreggiata accanto, dove io non ero. Falso allarme, insomma. Capita, ed è un limite del sistema basato sul GPS del telefono, che a volte non distingue benissimo su quale delle due strade vicine ti trovi.
Sulle extraurbane verso casa, il CO-DRIVER ha brillato di più. Strade che faccio spesso, dove ormai conosco a memoria dove sono le postazioni, e lui le ha segnalate tutte puntualmente. Anche un cantiere comparso da poco, segnalato evidentemente da qualche altro automobilista della community poco prima di me, me l’ha annunciato in tempo. Quella, devo dire, è stata la prima volta in cui ho pensato “ok, questo coso serve davvero”.
In autostrada, infine, il dispositivo dà il suo meglio sui tutor e sui pericoli segnalati dagli altri. Un’auto ferma in corsia di emergenza, segnalata da chi mi precedeva, mi è arrivata come avviso a debita distanza, e in autostrada quel tipo di preavviso vale oro. Una sera di pioggia, sulla A24, mi ha avvisato di un rallentamento improvviso che da lì a poco si è rivelato un tamponamento. Non so se mi abbia “salvato”, sarebbe esagerato dirlo, ma di sicuro mi ha messo in allerta prima di quanto avrei fatto da solo.
Un altro test l’ho fatto quasi per caso, di sera tardi, rientrando da un allenamento al CUS con il buio ormai pieno. Volevo capire come si comportasse l’anello LED al buio, perché di giorno è una cosa, di notte un’altra. E qui una sorpresa positiva: la luce non è accecante, non ti riempie l’abitacolo di riflessi fastidiosi sul parabrezza, ma resta perfettamente visibile con la coda dell’occhio. Hanno calibrato bene l’intensità. Su tante macchine questo tipo di LED di notte ti distrugge la visione notturna, qui no. Piccolo dettaglio, ma di quelli che si notano solo usando il prodotto davvero, non leggendo la scheda tecnica.
Ho anche provato, sempre per curiosità, a fare un viaggio un po’ più lungo verso nord, fuori dalle mie zone abituali, per vedere come si comportava su strade che non conoscevo affatto. Ed è proprio lì che un dispositivo del genere dà il meglio di sé, perché su un percorso ignoto sei più vulnerabile: non sai dove sono i velox, non conosci le insidie. Il CO-DRIVER mi ha accompagnato segnalando un paio di postazioni che, da solo, non avrei mai immaginato. Quella sensazione di “occhio in più” su strada sconosciuta è, secondo me, il vero motivo per cui questo aggeggio ha senso. In casa propria conosci ogni autovelox a memoria. È fuori, nel territorio che non padroneggi, che ti torna utile.
C’è però il rovescio della medaglia, e qui devo essere onesto perché è il difetto più serio. Il sistema vive di segnalazioni della community. Più utenti ci sono nella tua zona, più funziona. Dove abito io, in mezzo alla campagna verso Guidonia, gli utenti OOONO sono pochini, e si sente: certi pericoli temporanei nessuno li segnala, semplicemente perché non c’è nessun altro col dispositivo a passare di lì. Sulle grandi arterie va alla grande, sulle strade secondarie poco battute il database si svuota. È un limite strutturale, non un bug. E va saputo prima di comprare.
Ultima nota dei test: i cani. Un giorno avevo dietro Anubi e Dafne per portarli dal veterinario, e tra un avviso del CO-DRIVER e un mugolio del groenendael sul sedile posteriore ho capito che il suono del dispositivo è abbastanza distinto da non confondersi col casino di fondo. Si sente, è netto, non è invasivo. Vabbè, dettaglio mio, ma rende l’idea.
Approfondimenti
L’affidabilità delle segnalazioni autovelox
Andiamo al dunque su quello che la gente vuole davvero sapere: ma gli autovelox li becca o no? Risposta sfumata, perché la verità è sfumata. I fissi e i tutor mappati da tempo, sì, li segnala con grande affidabilità e con un anticipo che ti lascia il tempo di reagire con calma, senza inchiodate da paura. Su questo il sistema è solido, e per la stragrande maggioranza degli automobilisti è già più che sufficiente.
Dove zoppica è sui velox mobili, quelli piazzati dalle pattuglie a sorpresa. Lì dipende tutto da quanto velocemente qualcuno della community li segnala, e da quanto sei fortunato a passare dopo che la segnalazione è stata confermata. A volte funziona alla perfezione, altre volte passi davanti a una postazione mobile e il dispositivo tace, perché nessuno l’aveva ancora inserita o confermata. Non è colpa del coso in sé, è la natura del sistema collaborativo. Personalmente lo considero un alleato in più sulla sicurezza, non una garanzia assoluta contro le multe. Chi lo compra pensando di diventare invisibile agli autovelox resterà deluso, e prima o poi una sanzione la prende lo stesso.
La community e come nasce un avviso
Il bello e il brutto di OOONO stanno entrambi qui. Il database si chiama, tecnicamente, un sistema di segnalazioni collaborative: ogni utente, premendo il pulsante, può segnalare un autovelox o un pericolo, e questa informazione, una volta validata, finisce nel calderone comune da cui tutti attingono. Sulla carta è un meccanismo bellissimo, una specie di solidarietà tra automobilisti. In Italia il bacino di utenti è cresciuto tantissimo negli ultimi anni, quindi sulle strade trafficate il sistema è bello pieno.
Il problema è il processo di validazione, che è macchinoso. Quando fai una segnalazione, l’app a fine viaggio te ne chiede conferma solo di un paio, non di tutte. E soprattutto, perché una segnalazione entri stabilmente nel database, in molti casi serve che un altro utente la confermi passando di lì. Per i velox, addirittura, in certe situazioni viene richiesto di inviare una foto con la posizione. Capite bene che se vivete in una zona poco popolata di utenti OOONO, le vostre segnalazioni rischiano di restare sospese nel limbo e di non servire a nessuno, nemmeno a voi la volta dopo. C’è da dire che è il prezzo da pagare per evitare che il database si riempia di segnalazioni false o vecchie. Ma resta un attrito reale.
È legale in Italia? La questione che tutti si pongono
Domanda più che lecita, perché chiunque pensi a un “rilevatore di autovelox” si chiede subito se rischia una multa solo per averlo in auto. Tranquilli. Il CO-DRIVER NO2 è perfettamente in regola con la normativa italiana, e il motivo è importante da capire. Questo dispositivo non rileva fisicamente gli autovelox, non li intercetta, non emette segnali che disturbano o accecano le apparecchiature delle forze dell’ordine. Niente di tutto questo. Quei comportamenti sì, sono illegali e giustamente vietati.
Quello che fa, invece, è tutt’altro: si appoggia a informazioni pubblicamente disponibili e alle segnalazioni della community, esattamente come fanno le normali app di navigazione che usano tutti. In pratica, ti avvisa della presenza di una postazione fissa nota, oppure di una mobile segnalata da altri automobilisti, ma non interferisce in alcun modo con il dispositivo stesso. La distinzione è sottile ma fondamentale: segnalare i velox fissi è consentito, occultarne il rilevamento no. OOONO sta dalla parte giusta della linea. Detto questo, ricordiamoci tutti che il senso di questi strumenti non è sfuggire alle multe, è guidare entro i limiti e in sicurezza. Il resto è una conseguenza piacevole, non lo scopo.
Sul fronte privacy, l’app richiede l’accesso continuo alla posizione, ed è inevitabile visto come funziona. I dati di traffico sono raccolti in forma aggregata dalla community. Chi è particolarmente sensibile alla questione della geolocalizzazione costante valuti questo aspetto, anche se siamo ormai nello stesso territorio di qualunque navigatore sullo smartphone.
Auto vecchia o auto nuova? Il vero discrimine
Mi sono fatto questa domanda decine di volte durante la prova, e credo sia il nodo che ogni potenziale acquirente dovrebbe sciogliere prima di mettere mano al portafoglio. Su un’auto datata, senza schermo, senza connettività, magari con un autoradio di dieci anni fa, il CO-DRIVER NO2 è una manna. Ti porta in dote avvisi su velox e pericoli che altrimenti non avresti in alcun modo, e lo fa con un dispositivo autonomo che si gestisce da solo. Per chi guida vetture così, e in Italia sono milioni, il discorso è chiuso: vale la spesa.
Su un’auto recente, con un bel display, la storia si complica un po’. Non perché il dispositivo smetta di funzionare, anzi, con CarPlay e Android Auto si integra pure meglio. Ma perché su quelle auto hai già modi alternativi per ottenere informazioni simili dal telefono. Il valore aggiunto resta la comodità dell’avviso fisico e dell’avvio automatico, che non sono poco, ma è un valore più sottile, meno netto. Sta a voi capire quanto pesa, nel vostro caso. Io, sulla Formentor, l’ho apprezzato per l’immediatezza. Sulla Zoe, dove faccio tragitti brevi e conosciuti, un po’ meno. Dipende dall’uso, come quasi sempre nella vita.
Il pulsante di annullamento, piccola grande idea
Una delle aggiunte più intelligenti di questa generazione è il pulsante di annullamento. Il traffico cambia in continuazione: un cantiere finisce, un’auto in panne viene rimossa, un pericolo sparisce. Con il vecchio sistema, quelle segnalazioni obsolete restavano lì a darti falsi avvisi. Ora, se passi in un punto dove l’app ti segnala qualcosa che palesemente non c’è più, premi il pulsante in alto e quella segnalazione viene messa in discussione, contribuendo a ripulire il database per tutti.
L’ho usato diverse volte e funziona bene, dà una sensazione di partecipazione. Ti senti parte di un meccanismo che si auto-corregge. Certo, perché il sistema resti pulito serve che tanti facciano la stessa cosa, e qui torniamo al discorso della massa critica di utenti. Ma come idea è centrata, e nell’uso quotidiano è uno di quei dettagli che apprezzi senza nemmeno accorgertene troppo.
Integrazione con Apple CarPlay e Android Auto
Questa è una delle carte che OOONO gioca per giustificare l’esistenza di un dispositivo esterno. Il CO-DRIVER NO2 è compatibile con Apple CarPlay e Android Auto, e questo significa che gli avvisi possono comparire direttamente sullo schermo dell’infotainment dell’auto, integrandosi addirittura con le mappe di sistema. Su iPhone, per esempio, gli avvisi si appoggiano alle mappe native e te li mostra sul display centrale durante la navigazione normale.
Nella pratica, sulla Formentor con il suo bel schermo verticale, l’integrazione funziona e fa il suo effetto. Gli avvisi sonori escono dagli altoparlanti dell’auto, più potenti e chiari rispetto al piccolo speaker del dischetto, che onestamente è un po’ flebile. Qui sta il bello: se hai un’auto moderna con CarPlay o Android Auto, l’esperienza migliora parecchio. E qui sta anche il paradosso, che vi anticipo: se hai un’auto modernissima, magari ti chiedi pure se ti serve. Ma di questo dilemma parlo dopo, perché merita spazio suo.
Suoni, anello LED e leggibilità degli avvisi
Il modo in cui un dispositivo del genere ti comunica le cose è fondamentale, perché deve farsi capire in mezzo secondo mentre tieni gli occhi sulla strada. L’anello LED a 360 gradi, introdotto su questo modello dopo che a quanto pare il 69% degli utenti aveva chiesto segnali più visibili, è un bel passo avanti. Si illumina tutto intorno, lo vedi con la coda dell’occhio senza dover guardare il dispositivo, e cambia comportamento a seconda del tipo di avviso.
I suoni sono distinti tra loro: c’è un avviso per gli autovelox e uno diverso per i pericoli generici, così con un po’ di abitudine capisci di cosa si tratta solo dall’audio. Il volume dal dispositivo, l’ho già detto, non è il massimo, un filo basso in autostrada con i finestrini un po’ giù. Per questo l’uscita sugli altoparlanti dell’auto, quando disponibile, fa la differenza. Diciamo che il sistema visivo è ottimo, quello sonoro è buono ma con margini di miglioramento. Nel complesso, comunque, gli avvisi sono chiari e non distraggono: non ti bombardano, ti informano. Ed è esattamente quello che vuoi.
Le varianti: NO1, NO2 e NO2 PLUS
Prima di buttarvi sull’acquisto, vale la pena chiarire la gamma, perché in giro si fa confusione. Il modello base è il CO-DRIVER NO1, più semplice, alimentato da una pila a bottone CR2450 che dura circa un anno e poi si sostituisce, con due LED invece dell’anello e senza navigazione integrata. Costa meno e fa l’essenziale, cioè avvisarti di velox e pericoli.
Il CO-DRIVER NO2, quello che ho provato, aggiunge la batteria ricaricabile USB-C, l’anello LED a 360 gradi, la navigazione integrata, l’avviso di superamento dei limiti di velocità e il pulsante di annullamento. È la versione completa e moderna. Esiste poi il NO2 PLUS, che a livello di funzioni è identico al NO2: cambia solo il design e il fatto che include in confezione un supporto MOUNT dedicato per fissarlo in auto. Quindi, se vedete il PLUS, sappiate che non sbloccate funzioni nuove, pagate solo un montaggio diverso. Sceglietelo solo se quel tipo di supporto vi serve davvero.
Le funzioni extra che fanno la differenza
Oltre al cuore del sistema, ci sono alcune chicche che vale la pena citare. La prima è l’avviso di superamento dei limiti di velocità, che ti segnala (nell’app) quando stai andando più forte del consentito. Utile, anche se in Italia la mappatura dei limiti non è sempre aggiornatissima, e qualche volta mi ha dato il limite sbagliato su tratti dove era cambiato da tempo. Da prendere come indicazione di massima, non come oro colato.
Seconda chicca, la già citata possibilità di usarlo su più auto senza configurazioni aggiuntive. Lo sposti e basta. Per le famiglie con due o tre macchine, o per chi come me alterna due vetture, è comodissimo: un solo dispositivo, un solo account, e te lo porti dietro dove serve.
Terza, il fatto che non richieda nessun abbonamento. Lo paghi una volta e lo usi per sempre, aggiornamenti dell’app inclusi. In un’epoca in cui tutto è diventato un canone mensile, questo è un punto a favore enorme e va sottolineato in grassetto, perché incide sul costo reale nel tempo. Compri l’hardware e finisce lì.
Infine, l’avvio automatico. Non c’è nulla da accendere o impostare ogni volta: il dispositivo si attiva da solo appena entri nel raggio Bluetooth del telefono. Quando funziona come deve, è la cosa che più di tutte ti fa dimenticare di averlo, nel senso buono. È lì, lavora, non ti chiede attenzioni. E un dispositivo di sicurezza che non devi ricordarti di attivare è, paradossalmente, il dispositivo di sicurezza migliore.
Pregi e difetti
Riepilogo onesto, dopo settimane di strada vera.
Quello che mi è piaciuto:
- Avvio automatico e zero pensieri: sali in auto e lavora da solo, senza aprire nulla.
- Batteria ricaricabile USB-C che dura circa un mese e si carica anche dalla presa dell’auto, addio pile a bottone.
- Supporti magnetici eccellenti: lo sposti tra auto diverse in pochi secondi e tiene saldo anche sullo sconnesso.
- Segnalazione molto affidabile su autovelox fissi e tutor, con anticipo sufficiente per reagire con calma.
- Nessun abbonamento e utilizzo su più macchine con un solo dispositivo.
Quello che mi ha fatto storcere il naso:
- L’app non è sempre stabile e la navigazione integrata è ancora acerba e poco affidabile.
- La connessione automatica a volte fa i capricci, soprattutto su Android con il risparmio energetico aggressivo.
- Il sistema vive di community: nelle zone con pochi utenti i pericoli temporanei spesso non vengono segnalati.
- Il processo per validare le segnalazioni è macchinoso e poco intuitivo.
- Il volume dell’altoparlante interno è un po’ basso, e qualche falso avviso su strade parallele capita.
Prezzo e posizionamento
Il prezzo di listino del CO-DRIVER NO2 è di 79,95 euro, spedizione inclusa, senza abbonamenti né costi nascosti. Già così, considerando che lo usi per anni senza spendere altro, il valore c’è. Ma la cosa interessante è lo street price: durante le promozioni, e ce ne sono spesso, il dispositivo scende parecchio, l’ho visto proposto anche intorno ai cinquanta euro. A quella cifra, francamente, diventa quasi un acquisto d’impulso, di quelli che fai senza pensarci troppo.
Il posizionamento è chiaro. Non è un prodotto di lusso, non vuole esserlo. È un accessorio per la sicurezza pensato per la massa, robusto nel concetto, semplice nell’uso, con un prezzo che la gente è disposta a spendere. Chi cerca il massimo dell’integrazione tecnologica forse rimarrà con qualche dubbio (e nelle conclusioni vi spiego perché), ma per il grande pubblico il rapporto tra quello che chiedono e quello che dai è centrato.
Il mio consiglio sul prezzo è semplice: se lo trovate vicino al listino e vi serve subito, prendetelo pure, vale i suoi soldi. Se non avete fretta, tenete d’occhio le offerte, perché aspettando un attimo lo portate a casa con uno sconto bello consistente. E a prezzo scontato il giudizio di convenienza si fa, davvero, difficile da battere. Se vuoi acquistarlo subito lo trovi su Amazon Italia.
Conclusioni
Allora, dopo tutte queste settimane, il CO-DRIVER NO2 mi ha convinto? Sì e no, e adesso vi sciolgo il dubbio che vi ho lasciato in sospeso per tutta la recensione.
La domanda vera non è “funziona?”. Funziona, sui velox fissi è affidabile, sull’autonomia non si discute, l’avvio automatico è oro. La domanda vera è “a chi serve davvero?”. E la risposta è: serve soprattutto a chi guida auto un po’ datate, senza un grande schermo, senza tutta l’elettronica moderna. Per quegli automobilisti questo dischetto è un compagno di viaggio prezioso, che aggiunge un livello di sicurezza che prima non avevano, e a un costo basso. Lo consiglio a loro a occhi chiusi.
Lo consiglio anche a chi semplicemente non vuole pensieri: sale in macchina, il coso lavora, fine. A chi gira tanto su strade trafficate dove la community è folta. A chi vuole un avviso fisico, sempre acceso, senza smanettare col telefono.
A chi invece lo sconsiglio? A chi abita e gira in zone poco popolate, dove il database resta vuoto e il dispositivo perde gran parte della sua utilità. E a chi ha già un’auto modernissima con tutto integrato e si aspetta che questo aggeggio gli cambi la vita: lì il valore aggiunto si assottiglia, e bisogna essere onesti nel dirlo. Lo strumento è onesto, fa quello che promette, ma non fa miracoli.
Alla fine resto con questa immagine: il dischetto bianco sotto lo specchietto, che si illumina in silenzio mentre la pioggia batte sul parabrezza e io rallento un attimo prima del necessario. Non mi ha cambiato la vita. Però mi ha tolto qualche pensiero. E certe volte, in macchina, è esattamente quello che serve.








