Una mattina di qualche settimana fa sono sceso al parcheggio e ho trovato la Zoe con il paraurti posteriore segnato. Nessun biglietto, nessuno scuso, niente. Solo un graffio e una rabbia sorda. Poi mi sono ricordato che lassù, sul parabrezza, c’era una piccola scatola nera che non dormiva mai. Ho preso il telefono, ho aperto l’app, e in tre tap avevo la sequenza completa: l’auto che entra, si avvicina troppo, mi tampona, e scappa. Targa leggibile. Ora del fatto. Tutto.Ecco, se dovessi spiegare a un amico perché una dashcam non è un gadget ma un testimone, gli mostrerei quel video.
La 70mai Dash Cam 4K A810S è arrivata sulla mia scrivania come l’ennesimo dispositivo da provare, e ammetto che all’inizio ero abbastanza tiepido: di telecamere da auto ne girano a centinaia, molte si somigliano, e la sensazione era quella del solito 4K dichiarato che poi, di notte, fa pena. Mi sbagliavo. Non su tutto, perché qualche difetto c’è e ve lo racconterò senza filtri. Ma su una cosa avevo torto marcio: la qualità d’immagine.L’ho montata su entrambe le mie auto, la Cupra Formentor e la Renault Zoe, spostandola e rifacendo il setup più volte in questi due mesi. Ci ho abbinato il kit 4G, che ho cablato io stesso nel vano fusibili (e di quella avventura parlo dopo). E l’ho usata davvero, ogni giorno, tra Guidonia e Roma, con il caldo che già si fa sentire e con i miei due cani sul sedile posteriore quando vado al CUS per gli allenamenti di tiro. Insomma, non un test da banco. Un test da strada vera. Attualmente è disponibile su Amazon Italia con un coupon sconto.
Unboxing: una confezione che mette subito in chiaro le cose
Aprire la scatola è un’esperienza che, in piccolo, racconta già la filosofia del prodotto. Niente plastica buttata a caso, niente cartone molle da marketplace orientale. Tutto ha il suo alloggiamento, tutto è ordinato, e si capisce che chi l’ha pensata voleva trasmettere una certa idea di solidità prima ancora che tu accendessi qualcosa.
Dentro trovi il corpo principale, che ovviamente occupa il posto d’onore, e accanto la videocamera posteriore con la sua cavetteria dedicata. C’è la microSD da 128 GB già inclusa nel mio bundle, l’alimentatore per la presa accendisigari, e poi una serie di piccoli accessori che fanno la differenza: pellicole protettive per display e ottiche, lo sticker elettrostatico per fissare il supporto al vetro senza incollare nulla in modo permanente, e un set di adesivi da mettere sui finestrini per segnalare che il veicolo è videosorvegliato H24.
Quegli adesivi, lo confesso, mi hanno fatto sorridere. Sembrano una sciocchezza. Eppure un deterrente psicologico, per chi si avvicina a un’auto con cattive intenzioni, conta più di quanto pensiamo. C’è anche l’attrezzino di plastica per sollevare il rivestimento del montante e nascondere i cavi sotto, dettaglio che apprezzo perché significa che il produttore ha pensato all’installazione reale e non solo alla foto da catalogo.
Un appunto sui cavi, perché è la parte che nessuno racconta mai e che invece ti fa perdere il pomeriggio. Le porte per l’alimentazione e per il collegamento della posteriore sono entrambe sullo stesso lato del corpo macchina, scelta che dal punto di vista del cable management non è il massimo: ti ritrovi due cavi che escono dalla stessa parte e che vanno gestiti con un po’ di pazienza per non lasciarli penzolare in vista. Vabbè, ci si lavora.
Il kit 4G UP04, invece, l’ho acquistato a parte: non è incluso e va aggiunto al carrello come accessorio. La dotazione di serie, a conti fatti, è generosa per la fascia di prezzo. Non manca quasi nulla. L’unica cosa che avrei gradito in confezione è il filtro polarizzatore CPL, che qui non c’è e che invece ad alcuni può servire per domare i riflessi del cruscotto.
Design e costruzione: la forma a cuneo che funziona
La prima cosa che ho notato prendendola in mano è che pesa il giusto. Non è un giocattolo. Ha quella forma a cuneo, leggermente inclinata, che le permette di appoggiarsi quasi a filo del parabrezza una volta installata. Risultato: dal posto guida la vedi a malapena, e questo per me è un valore enorme. Le dashcam ingombranti che ti tagliano la visuale le detesto.
Il display è un IPS da 3 pollici con risoluzione 640×360. Non aspettatevi la nitidezza di uno smartphone, ma per quello che deve fare (controllare l’inquadratura, rivedere al volo una clip, navigare i menu) va benissimo. I colori sono vivi, la leggibilità sotto il sole è accettabile. Sotto lo schermo ci sono quattro tasti fisici che permettono di gestire tutto anche senza app, e devo dire che il feedback è più sodo, più tattile rispetto ai modelli precedenti del marchio. Personalmente i tasti morbidi di una volta mi piacevano di più, ma questi danno l’idea di durare nel tempo. Sarà.
Il sistema di aggancio è a scorrimento: fai scivolare il corpo macchina sul supporto dall’alto verso il basso e si blocca, in senso inverso lo stacchi. Comodissimo quando vuoi portarti via la telecamera, ad esempio se parcheggi in zone poco raccomandabili e non ti fidi a lasciarla in vista. L’ottica frontale ha un’apertura F1.7 e un angolo di campo di circa 150 gradi, abbastanza ampio da coprire la carreggiata e i lati senza distorcere troppo agli estremi.
Dentro, e qui arriva la vera novità costruttiva, non c’è una batteria al litio ma un supercondensatore abbinato a una piccola cella. Sembra un dettaglio da nerd. Non lo è. Ci torno tra poco, perché in un Paese dove l’auto in estate diventa un forno è una scelta che cambia le carte in tavola.
Specifiche tecniche
| Sensore frontale | Sony STARVIS 2 IMX678 |
|---|---|
| Sensore posteriore | Sony IMX662 |
| Risoluzione frontale | 4K UHD 3840×2160 |
| Risoluzione posteriore | Full HD 1080p |
| Apertura ottica frontale | F1.7 |
| Angolo di campo (frontale) | circa 150 gradi |
| HDR | Doppio canale (frontale e posteriore) |
| Display | IPS 3 pollici, 640×360 |
| Codec video | H.265 (HEVC) |
| Connettività | Wi-Fi 6 (solo 2,4 GHz), Bluetooth |
| GPS | Integrato |
| G-sensor | 5 livelli di sensibilità |
| Alimentazione interna | Supercondensatore + cella a bottone |
| Memoria | microSD fino a 512 GB (128 GB inclusa nel bundle) |
| Guida assistita | ADAS (corsia, collisione, pedoni/ciclisti) |
| Controllo vocale | Sì |
| Registrazione di emergenza | Con buffer fino a 3 minuti prima dell’urto |
| Modulo 4G | Kit UP04 opzionale (richiede SIM dati) |
Hardware: cosa c’è davvero sotto la scocca
Il cuore di tutto è il sensore Sony STARVIS 2 IMX678 sul fronte, lo stesso che oggi viene considerato il riferimento per le dashcam consumer. Otto megapixel, riprese in vero 4K UHD, e una sensibilità alla luce che, abbinata all’apertura F1.7, fa una differenza concreta quando cala il buio. Dietro c’è invece un IMX662 che lavora in 1080p: buono, ma di un’altra categoria, e ne parliamo per bene più avanti.
La scelta del supercondensatore al posto della classica batteria è la mossa che mi è piaciuta di più dal punto di vista ingegneristico. Una batteria al litio, dopo qualche estate passata a cuocere sul cruscotto, prima o poi si gonfia, perde capacità, nei casi peggiori diventa un problema di sicurezza. Il condensatore no: regge il calore molto meglio e ha una vita operativa più lunga. Il rovescio della medaglia è che non serve a far funzionare la telecamera da staccata. Serve solo a garantire il tempo necessario per chiudere e salvare il file quando salta la corrente. Per la sorveglianza in sosta, infatti, l’alimentazione esterna è obbligatoria.
Sul fronte compressione, il dispositivo registra in H.265. A parità di qualità i file pesano molto meno rispetto al vecchio H.264, e questo significa più ore di girato sulla stessa scheda. L’unico scotto da pagare è che per riprodurli su un computer datato serve più potenza di calcolo, ma nel 2026 è una preoccupazione sempre più rara. C’è poi il Wi-Fi 6, però limitato alla banda 2,4 GHz: un passo avanti rispetto al passato, sì, ma con velocità di trasferimento reali intorno ai 20 Mb/s. Non un razzo, e si sente quando scarichi clip lunghe sul telefono. Completano il quadro il GPS integrato, che aggancia posizione, velocità e dati di percorso, e il Bluetooth per il primo abbinamento.
La camera posteriore monta un sensore IMX662 più piccolo e meno raffinato del fratello maggiore, ma comunque della famiglia STARVIS, e si collega al corpo principale tramite un cavo dedicato che corre lungo il padiglione dell’auto fino al lunotto. Microfono e altoparlante interni ci sono e fanno il loro mestiere: registri l’audio in cabina (disattivabile, se preferisci, e in certi casi è bene saperlo per questioni di privacy) e senti i messaggi vocali della telecamera. Il modulo GPS, infine, vive integrato nel supporto stesso, quindi quando stacchi il corpo macchina lasci attaccato il pezzo che dialoga con i satelliti. Piccola accortezza progettuale che, una volta capita, rende l’uso quotidiano più fluido.
L’app 70mai, funzione per funzione
Qui mi prendo il mio spazio, perché l’applicazione è metà dell’esperienza e merita di essere raccontata fino in fondo. Si scarica gratis su Android e iOS, si crea (o si usa) un account 70mai, e da lì in poi diventa il telecomando di tutto. La connessione di base avviene via Wi-Fi diretto: la telecamera genera un proprio hotspot, ti colleghi avvicinando il telefono, e accedi. Il modulo 4G, quando c’è, aggiunge tutto il pezzo di gestione da remoto.
La schermata principale ti accoglie con la live view. Vedi in diretta quello che inquadra la telecamera, puoi passare dalla frontale alla posteriore con un tap (e nel frattempo entrambe continuano a registrare, attenzione, non è che guardando il retro perdi il fronte), scattare una foto o avviare una clip manuale. È la cosa che uso di più quando ho parcheggiato in un posto che non mi convince e voglio dare un’occhiata.
Poi c’è l’Album, ed è il cuore della consultazione. Si presenta in due modalità: per Categorie o per Timeline. Nelle categorie i video sono divisi in cartelle per tipologia: registrazioni normali, video di emergenza, video di sorveglianza in sosta, time-lapse. Ogni miniatura porta un’iconcina che ti dice subito di che tipo di filmato si tratta, e all’interno di ogni cartella puoi alternare tra ripresa frontale e posteriore. La modalità Timeline, invece, ti fa scorrere il girato in ordine cronologico, ed è quella che ho usato per ritrovare in un attimo il tamponamento: scorri, individui la fascia oraria, e sei lì. Comodissima.
Durante la riproduzione puoi premere Download e, cosa che apprezzo, scegliere la durata esatta dello spezzone da salvare invece di scaricarti l’intera clip da tre minuti. Piccolo limite: i video di frontale e posteriore vanno scaricati separatamente, non insieme. I file finiscono sia nella galleria del telefono sia nell’album locale dell’app, da dove poi puoi condividerli direttamente sui social o via messaggio. C’è ovviamente la voce per eliminare ciò che non serve.
Le impostazioni sono dove ti perdi un pomeriggio se sei uno smanettone come me. Regoli la qualità di registrazione, la durata delle clip in loop, la sensibilità del G-sensor su più livelli, le modalità di sorveglianza in sosta, gli avvisi ADAS, il trigger di avvio (all’accensione del motore oppure su rilevamento di movimento), la lingua, e l’accensione o spegnimento dell’hotspot Wi-Fi. C’è anche la gestione del controllo vocale, che però va detto: quando sei connesso all’app, i comandi vocali si disattivano. Una scelta sensata, perché altrimenti telefono e voce litigherebbero.
Dal menu si gestisce anche l’aggiornamento firmware: l’app scarica il pacchetto e lo invia alla telecamera con un push, durante il quale la registrazione si ferma e l’indicatore lampeggia. In due mesi ho ricevuto più di un aggiornamento, segno che il prodotto è seguito e non abbandonato dopo il lancio. E poi i dati GPS, sovrapposti al video, con la mappa del percorso, la velocità istantanea e le coordinate. Utile per ricostruire un tragitto, meno per la precisione assoluta, perché ogni tanto l’aggancio del segnale si fa attendere.
Con il kit 4G collegato, l’app cambia pelle e diventa un sistema di vigilanza vero. Ricevi avvisi istantanei sullo smartphone se qualcuno tocca l’auto in sosta, puoi accedere alla live view da remoto anche se sei dall’altra parte della città, scattare foto o registrare a distanza, e seguire il tracciamento del veicolo con aggiornamento della posizione ogni quindici secondi (comodo, ad esempio, se presti la macchina a qualcuno). Una particolarità un po’ bizzarra: gli avvisi sullo stato della batteria dell’auto li ricevi soltanto se hai inserito la SIM dati. Senza, l’app resta muta su quel fronte. Detto questo, l’interfaccia in italiano c’è e funziona, qualche frase tradotta un po’ alla buona si trova, ma niente che comprometta l’uso quotidiano.
Torno un attimo indietro sul primo abbinamento, perché è il momento in cui un’app o ti conquista o ti fa imprecare. Qui è andata liscia: scarichi, crei l’account, ti avvicini all’auto, ti colleghi all’hotspot della telecamera (la password di default è quella classica, da cambiare subito) e in trenta secondi sei dentro. La gestione delle notifiche è abbastanza granulare: decidi cosa ti deve arrivare e cosa no, così non ti ritrovi sommerso di avvisi inutili. E qui un consiglio spassionato: tarate bene le notifiche, altrimenti tra urti in sosta, soglie di tensione e movimenti rilevati rischiate di ricevere più ping voi che un gruppo WhatsApp di famiglia.
Una funzione che ho imparato ad apprezzare è la cosiddetta scoperta intelligente degli eventi, in pratica una timeline colorata che marca con tinte diverse i momenti potenzialmente interessanti (un urto, una frenata brusca, un evento in sosta). Invece di scorrere ore di girato, vai dritto al punto giallo o rosso e ci sei. È esattamente così che ho ritrovato il tamponamento in pochi istanti. C’è poi l’album locale, accessibile dal menu in alto a sinistra, dove restano salvati i file che hai scaricato, divisi tra foto e video, pronti da rivedere anche quando non sei più connesso alla telecamera. E la condivisione è immediata: dal player tocchi, scegli la chat o il social, e il file parte. Per chi come me a volte deve mandare al volo una clip a qualcuno, è comodità pura.
Prestazioni e gestione energetica
Parlare di autonomia, in senso classico, qui non ha molto senso: il supercondensatore non è fatto per tenere accesa la telecamera quando l’auto è spenta, ma solo per salvare l’ultimo file in caso di interruzione improvvisa. Tutta la parte di sorveglianza H24 vive sul cablaggio fisso o sul kit 4G, che pesca dalla batteria dell’auto in modo controllato.
E qui entra in gioco una protezione che ho imparato ad amare: il taglio automatico a bassa tensione. In pratica imposti la soglia oltre la quale la telecamera smette di assorbire, così non rischi di trovarti l’auto che non parte la mattina. Sulla Zoe il discorso è diverso e interessante, perché su un’elettrica la 12 V ausiliaria è una bestia delicata: ho tenuto la soglia prudente e in due mesi non ho mai avuto un avviamento mancato. Sulla Formentor, motore termico, margine più ampio e zero pensieri.
Il consumo dei dati con il modulo 4G dipende tutto da quanto usi la live view: lo streaming in diretta divora traffico in fretta, mentre le notifiche e i piccoli upload di eventi sono leggeri. Io ho montato una SIM con un piano dati onesto e, finché non passo le giornate a guardare l’auto come un genitore apprensivo, il consumo resta gestibile. Un’ultima nota sui tempi: con schede molto capienti l’avvio si allunga di qualche secondo, perché il sistema deve scansionare la memoria. Nulla di drammatico, ma con una 512 GB lo noti.
Test sul campo: due mesi, due auto, una brutta sorpresa risolta
Veniamo al sodo, perché le specifiche le legge chiunque, ma è sull’asfalto che un prodotto si gioca la reputazione. Il banco di prova più severo, paradossalmente, non è arrivato guidando. È arrivato a motore spento.
La Zoe era in sosta in un parcheggio, io ero altrove. Qualcuno, facendo manovra, l’ha tamponata sul posteriore e se n’è andato come se niente fosse. Classico colpo da vigliacchi. Quando sono tornato e ho visto il segno, la prima reazione è stata la solita: rassegnazione, danno mio, amen. Poi mi sono ricordato della sorveglianza in sosta attiva grazie al cablaggio. Ho aperto l’app, sono andato sulla Timeline, e in pochi secondi avevo l’intera scena. Era sera, luce scarsa, eppure la targa del responsabile si leggeva. Quel video ha trasformato un danno subito in subito in una pratica gestibile. Sul serio, da solo vale buona parte del prezzo.
Sulla guida quotidiana, tra casa a Guidonia e Roma, il ritmo è quello di sempre: traffico, semafori, qualche tratto di scorrimento veloce. Di giorno la resa è ottima, le insegne si leggono, le targhe davanti pure. Ma è di notte che mi ha conquistato davvero. Tornando tardi da una cena, su una statale poco illuminata, ho rivisto il girato per curiosità: dettaglio pulito, rumore digitale contenuto, targhe leggibili anche delle auto che incrociavo. La visione notturna non è marketing, è roba vera.
Non è tutto rose, però. Il G-sensor ogni tanto fa i capricci: sui dossi e sulle buche (e da queste parti, tra Guidonia e certe strade di Roma, di buche ce n’è da vendere) parte la registrazione di emergenza anche quando non è successo niente. Ho abbassato la sensibilità e la situazione è migliorata, ma qualche falso positivo resta. Niente di grave, solo qualche clip “di emergenza” che emergenza non era.
E l’ADAS? L’ho zittito dopo nemmeno due giorni. Gli avvisi di cambio corsia e di collisione, nella guida reale in città, diventano una cantilena fastidiosa. Magari su lunghi tratti autostradali ha più senso, ma per il mio uso era solo rumore. Una cosa simpatica, invece: i miei cani, Dafne e Anubi, quando li carico per andare al CUS Roma agli allenamenti di tiro, finiscono regolarmente nelle riprese interne in quei momenti in cui apro il portellone. Dettaglio inutile, ma rende l’idea di quanto sia diventata parte della routine. Ah, e il caldo: la villa è fuori città, l’auto resta al sole per ore, e il supercondensatore finora ha retto senza un battito di ciglia.
Mi è rimasta impressa una sera di pioggia battente, di ritorno da un allenamento. Strada bagnata, riflessi ovunque, quel tipo di condizioni in cui una telecamera mediocre restituisce una poltiglia di luci e ombre. Ho rivisto il girato per scrupolo e invece la scena era leggibile: le linee di mezzeria, i fanali delle auto davanti, persino i cartelli. Non perfetta come col sole, ci mancherebbe, ma utilizzabile. È in quei momenti che capisci se hai speso bene i tuoi soldi, perché una dashcam la compri proprio per le situazioni storte, non per la bella giornata.
Sulla Formentor, invece, l’uso è più autostradale: tratti veloci, sorpassi, code improvvise. Lì il frontale 4K dà il meglio nel congelare le targhe a velocità sostenuta, e in un paio di occasioni in cui qualcuno mi ha tagliato la strada in modo spericolato ho avuto la tranquillità di sapere che, se fosse successo qualcosa, la prova ce l’avevo. Non è successo niente, per fortuna. Però quella tranquillità, sapete, non ha prezzo. O meglio, un prezzo ce l’ha, ed è più o meno quello del bundle.
Approfondimenti
Qualità video di giorno e leggibilità delle targhe
Di giorno, con buona luce, il sensore frontale tira fuori il meglio di sé. L’immagine è incisa, i colori sono fedeli senza quella saturazione finta che certi produttori spingono per impressionare. La cosa che mi ha colpito è la gestione del controluce: entrando in una galleria o uscendo verso il sole basso del tramonto, l’HDR a doppio canale bilancia le alte e le basse luci in modo convincente, senza bruciare il cielo né impastare le ombre. Le targhe delle auto davanti sono leggibili a distanze rispettabili, e con un fermo immagine ben fatto recuperi anche un dettaglio che a occhio nudo ti era sfuggito. Per una contestazione, per una pratica assicurativa, per qualunque cosa abbia bisogno di una prova, questa è esattamente la qualità che vuoi avere a disposizione.
Una parola sull’angolo di ripresa. I 150 gradi coprono bene la carreggiata e una porzione generosa dei lati, utile per cogliere chi sbuca da destra o da sinistra agli incroci. Alle estremità del fotogramma c’è la fisiologica curvatura tipica dei grandangoli, ma è contenuta e non distorce ciò che conta, ovvero il centro della scena. Ho fatto qualche prova posizionando la telecamera il più centrale possibile dietro lo specchietto, e il consiglio che mi sento di dare è proprio questo: spendete due minuti in più a trovare il punto giusto in fase di montaggio. Una telecamera installata storta o troppo in basso vi farà rimpiangere ogni pixel di quel magnifico sensore. Banale? Forse. Ma è l’errore numero uno che vedo fare a chi monta una dashcam per la prima volta.
Visione notturna e il sensore STARVIS 2
È qui che il dispositivo gioca la sua carta migliore. Il Sony STARVIS 2 IMX678 con apertura F1.7 raccoglie una quantità di luce che si traduce in scene notturne pulite, dove altri sensori annegano nel rumore. Su una strada buia di campagna, vicino a casa, ho ripreso un cinghiale che attraversava (succede, da queste parti) e l’animale era perfettamente distinguibile. Le insegne luminose non esplodono in aloni, i fari delle auto in arrivo non cancellano il resto della scena. Non è la visione diurna, sia chiaro, qualche compromesso di nitidezza c’è. Ma rispetto alla media della categoria siamo su un altro pianeta, e dopo due mesi posso dirlo con tranquillità.
La camera posteriore in 1080p e i suoi limiti
Onestà prima di tutto: la posteriore è il punto debole. Non perché sia scarsa, ma perché si scontra con un frontale stellare e il confronto è impietoso. In Full HD fa il suo dovere di giorno, riprende, documenta, va bene. La sera, però, quando un’auto ti incolla con i fari LED accesi, il bagliore tende a lavare l’immagine e leggere una targa in movimento diventa difficile. Un trucco che funziona: angolare leggermente l’obiettivo verso il basso, in modo da ridurre l’abbagliamento diretto. Resta comunque una telecamera di supporto, utile per avere la copertura del retro, ma per l’identificazione vera ci si affida al fronte. Nel mio caso, ironia della sorte, è stata proprio la posteriore a inchiodare chi mi ha tamponato. Quindi sì, i limiti ci sono, però quando serve c’è.
Sorveglianza in sosta e il valore reale del 4G
La modalità parcheggio è il motivo per cui molti comprano una dashcam di questa fascia, ma va chiarito subito: senza cablaggio fisso non esiste. Niente kit, niente sorveglianza in sosta. Il rilevamento di movimento basato su intelligenza artificiale è sorprendentemente accurato, nel senso che non si sveglia per ogni foglia che vola ma reagisce davvero quando qualcuno staziona troppo vicino alla portiera. Il kit 4G è quello che porta tutto a un altro livello: avvisi sul telefono in tempo reale, possibilità di guardare l’auto da remoto, tracciamento. La latenza della live view a distanza è di un paio di secondi, accettabile. Per me, che lascio l’auto in posti diversi e non sempre tranquilli, è diventato un accessorio quasi imprescindibile. La domanda vera è: vale i cinquanta euro in più? Per come la vedo io, dopo la storia del tamponamento, sì, eccome.
Installazione e cablaggio fai da te del kit 4G
Questa parte la racconto perché l’ho fatta con le mie mani e non da un elettrauto, e se siete un minimo manuali potete farla anche voi. Il kit 4G va alimentato pescando dal vano fusibili: si usano gli appositi attacchi a innesto sui portafusibili, uno per il positivo permanente che tiene viva la sorveglianza a quadro spento, uno per il sottochiave, più una buona massa avvitata a un punto metallico solido della carrozzeria. Sembra complicato detto così, in realtà con un tester per individuare i contatti giusti e mezz’ora di pazienza si fa. La cosa più noiosa, paradossalmente, non è l’elettrica ma nascondere i cavi: vanno infilati sotto il rivestimento del montante e lungo il padiglione, e qui l’attrezzino in dotazione aiuta, anche se su certe plastiche bisogna avere mano leggera per non lasciare segni.
Sulla Zoe ho dovuto ragionarci un attimo in più, perché su un’elettrica la batteria ausiliaria a 12 V è quella che gestisce i servizi e non va stressata. Ho impostato una soglia di taglio a bassa tensione piuttosto conservativa, così la telecamera si autodisconnette prima di intaccare lo spunto necessario all’avviamento dei sistemi. Sulla Formentor, motore termico, mi sono concesso un margine più ampio. Risultato: due installazioni diverse per due filosofie d’auto diverse, e in nessuno dei due casi, in due mesi, mi sono ritrovato con grane di avviamento. Soddisfazione doppia, perché funziona ed è roba fatta in casa.
Il supercondensatore e la resistenza al caldo
Ne ho già accennato, ma merita un paragrafo suo perché è una di quelle scelte che capisci solo vivendole. L’Italia d’estate è spietata con l’elettronica chiusa in un abitacolo: la temperatura sul cruscotto supera tranquillamente i sessanta gradi. Le dashcam a batteria, in quelle condizioni, soffrono e nel tempo degradano. Il supercondensatore invece se ne infischia del calore, e in due mesi di auto lasciata al sole davanti alla villa non ho mai avuto un blocco, uno spegnimento anomalo, un comportamento strano all’accensione. È una di quelle cose che non noti finché tutto funziona, ed è esattamente così che dovrebbe essere. Tranquillità, in sostanza. Che poi è quello che chiedi a un testimone silenzioso.
GPS, ADAS e la sensibilità del G-sensor
Il GPS fa il suo lavoro: registra percorso, velocità e coordinate, e li sovrappone al video. La precisione è buona, anche se l’aggancio iniziale del segnale a volte è un po’ lento, soprattutto a freddo. L’ADAS, come ho già confessato, l’ho disattivato: in città è più una scocciatura che un aiuto, e preferisco guidare guardando la strada che ascoltando una voce che mi avverte di cose che già vedo. Il G-sensor a cinque livelli è il punto su cui ho dovuto smanettare di più. Alla sensibilità di fabbrica scattava troppo facilmente, riempiendomi la cartella emergenze di non-eventi. Abbassandolo ho trovato il mio equilibrio, ma resta un parametro da calibrare in base alle strade che fai. Sulle nostre, piene di insidie, conviene tenerlo basso.
Wi-Fi 6, trasferimento dei file e codec H.265
Il Wi-Fi 6 sulla carta suona benissimo, poi scopri che è limitato alla banda 2,4 GHz e le velocità reali si fermano intorno ai 20 Mb/s. Per scaricare uno spezzone di trenta secondi va più che bene. Per portarti via mezz’ora di girato in 4K, armati di pazienza. È il classico compromesso tra costi e prestazioni, e francamente nell’uso quotidiano non mi ha mai fatto imprecare, perché di solito scarico solo le clip che mi servono davvero. Il codec H.265 aiuta parecchio qui: file più leggeri significano trasferimenti più rapidi e più ore di registrazione sulla scheda. La sinergia tra compressione efficiente e archiviazione capiente è uno di quei dettagli che lavorano in silenzio per renderti la vita più facile.
Funzionalità extra che fanno la differenza
Oltre al grosso, ci sono alcune chicche che vale la pena conoscere. La prima è la registrazione di emergenza con buffer: quando il sensore rileva un urto, la telecamera non salva solo ciò che accade dopo, ma recupera fino a tre minuti di girato precedenti grazie a una memoria tampone, archiviando tutto in una cartella protetta che il loop non sovrascrive. Significa che il momento dell’incidente non si perde mai, nemmeno i secondi prima. Geniale nella sua semplicità.
C’è poi il controllo vocale, che consente di scattare foto o forzare una registrazione senza togliere le mani dal volante, anche se, come ho detto, si disattiva quando sei connesso all’app. La modalità time-lapse in sosta comprime ore di sorveglianza in pochi minuti di video, risparmiando una marea di spazio sulla scheda: perfetta per il monitoraggio prolungato. E infine quegli adesivi dissuasori che dicevo all’inizio: un dettaglio quasi folkloristico, eppure capace di far desistere chi ha brutte intenzioni prima ancora di avvicinarsi. Non sono benchmark da sbandierare, sono piccole attenzioni che nell’uso reale pesano.
Pregi e difetti
Pregi
- Qualità frontale 4K eccezionale, di giorno e soprattutto di notte, con targhe leggibili anche in penombra
- Il supercondensatore regge il caldo italiano senza un cedimento in due mesi di sole battente
- La registrazione di emergenza con buffer salva anche i secondi prima dell’urto
- Il kit 4G trasforma l’esperienza: avvisi, live view e tracciamento da remoto che funzionano
- App completa e ben organizzata, con Timeline che ritrova un evento in pochi secondi
Difetti
- La camera posteriore 1080p soffre i fari LED di notte e fatica con le targhe in movimento
- Il G-sensor scatta a vuoto su dossi e buche se non si abbassa la sensibilità
- Sorveglianza in sosta inesistente senza l’acquisto separato del cablaggio
- Wi-Fi limitato ai 2,4 GHz, trasferimenti lenti con clip lunghe
- Avvisi sulla tensione della batteria solo con SIM dati inserita, e ADAS più fastidioso che utile in città
Prezzo e posizionamento
Veniamo ai soldi, che alla fine della fiera contano. Il bundle che ho provato, con frontale, posteriore e microSD da 128 GB, ha un prezzo di listino intorno ai 269 euro, ma sullo store ufficiale lo si trova spesso a 259,99 euro, e su Amazon non è raro vederlo scendere verso i 250 con coupon e promozioni. Chi vuole spendere meno può puntare alla sola telecamera frontale, che si aggira sui 194 euro. A parte va messo in conto il kit 4G UP04, circa 49,99 euro, che però sblocca tutta la parte di monitoraggio remoto.
È una cifra onesta? Per quello che offre, secondo me sì. Spendendo meno, ci si porta a casa dashcam con sensori più modesti, che di notte fanno acqua proprio quando una telecamera serve di più. Salendo di prezzo, si entra in un territorio dove i ritocchi sono marginali e difficilmente giustificano la spesa per un uso normale. Il punto è questo: qui paghi un frontale di altissimo livello e un ecosistema di funzioni intelligenti, e li paghi il giusto. La spesa del kit 4G, dopo la mia disavventura, la rifarei a occhi chiusi. Attualmente è disponibile su Amazon Italia con un coupon sconto.
Conclusioni
Dopo due mesi, due auto e una brutta sorpresa risolta grazie a un video, il bilancio è chiaro nella mia testa. Questo dispositivo fa benissimo la cosa più importante che chiedi a una dashcam: esserci quando conta, con immagini che reggono in tribunale, in assicurazione, ovunque servano. Il frontale 4K è il suo asso, la visione notturna è la sua sorpresa, il supercondensatore è la sua intelligenza nascosta.
La consiglio a chi vuole un testimone affidabile e non ha paura di dedicare mezza giornata all’installazione, magari aggiungendo il kit 4G per dormire sonni più tranquilli quando l’auto è in sosta. La sconsiglio, invece, a chi cerca una posteriore di pari livello al fronte, o a chi vuole l’iperprecisione assoluta del GPS e non sopporta di dover calibrare un G-sensor un filo nevrotico.
Per me la 70mai Dash Cam 4K A810S ha smesso da un pezzo di essere un prodotto in prova ed è diventata semplicemente la telecamera delle mie auto. Quel giorno al parcheggio, davanti al paraurti graffiato, mi ha ricordato perché ci spendiamo dei soldi: non per il gadget, ma per la prova. E la prova, qui, c’era.







