Guerra dei prezzi di nuovo protagonista in Cina, dove il mercato automobilistico sembra essere entrato in una fase che ricorda da vicino quella che negli ultimi due anni ha rivoluzionato il settore delle vetture elettriche. Stavolta però il campo di battaglia si è spostato: non più le berline o le compatte, ma i suv, soprattutto quelli a sei posti. Un segmento che i costruttori cinesi considerano cruciale per far crescere i margini e conquistare quote di mercato.
A rimettere benzina sul fuoco della competizione è stata Xpeng, che ha presentato il nuovo suv GX con un cartellino sorprendentemente basso. Quasi il 33% in meno rispetto alle stime iniziali: si è passati da 399.800 yuan a 269.800 yuan, vale a dire circa 36 mila euro. Una mossa che ha fatto drizzare le antenne ad analisti e investitori, anche perché è arrivata in un periodo tutt’altro che semplice per l’auto cinese. Nel primo trimestre del 2026 le vendite complessive di vetture elettriche in Cina sono calate del 21%, mentre il comparto dei suv elettrici ha contenuto la flessione all’1,2%, dimostrandosi uno dei pochi ambiti ancora capaci di reggere il colpo.
Una nuova guerra dei prezzi nell’automotive cinese?
Il taglio deciso da Xpeng ha colto di sorpresa il mercato e potrebbe spingere parecchi concorrenti a rispondere in fretta, o con sconti aggiuntivi oppure con dotazioni tecnologiche più ricche. Gli analisti di Citigroup stimano che il nuovo GX possa arrivare a 8 mila o 9 mila consegne al mese, portando via clienti a modelli rivali come Li Auto L8, Aito M8 e Lynk & Co 900.
Vale la pena ricordare che in Cina quasi tutti i grandi marchi stanno puntando con decisione sui suv familiari a sei posti, considerati perfetti per la nuova classe media urbana e per le famiglie numerose. Intorno al Salone di Pechino sono spuntati decine di modelli inediti firmati da BYD, Nio e Leapmotor. E anche i marchi europei, da BMW a Mercedes-Benz fino ad Audi, provano a difendere le loro fette di mercato nel segmento premium. La sfida si gioca su tecnologia, autonomia e comfort, però il prezzo resta l’arma più affilata in mano ai costruttori cinesi.
Che cosa aspettarsi
Nonostante il ritorno della guerra dei prezzi, diversi esperti pensano che questa fase possa rivelarsi meno feroce rispetto a quella vista tra il 2023 e il 2025. Pechino, infatti, sta cercando di mettere un freno alla cosiddetta “involuzione” industriale, cioè una concorrenza così spinta da rischiare di compromettere la redditività dell’intero settore auto cinese.
C’è poi un altro elemento da non sottovalutare. L’aumento dei costi di materie prime, batterie e chip rende sempre più complicato sostenere tagli drastici ai listini. Ed è proprio per questo che molti marchi stanno inseguendo un equilibrio diverso: prezzi più bassi, sì, ma accompagnati da una qualità percepita maggiore e da tecnologie avanzate. Il caso Xpeng lo racconta bene. Il suv GX arriverà sia in versione completamente elettrica sia con tecnologia range extender, una soluzione che in Cina sta diventando sempre più gettonata.
Secondo Citi, il modello mette sul piatto finiture e contenuti superiori rispetto ai suv più economici della concorrenza. Nel frattempo anche Nio si prepara a lanciare il nuovo suv elettrico ES9, con un prezzo che supera i 500 mila yuan, segno evidente che il mercato cinese dell’auto continua a spaccarsi in due: da una parte la guerra dei prezzi, dall’altra la corsa al lusso tecnologico.