Il futuro di Xbox passa dalle mani di Asha Sharma, e a quanto pare il compito che l’aspetta non è esattamente quello che molti immaginavano all’inizio. La nuova amministratrice delegata era stata accolta con entusiasmo per una serie di mosse che sembravano voler restituire smalto al marchio, tra cui la riduzione del prezzo del Game Pass, una rinnovata attenzione all’hardware delle console e il tanto atteso ritorno alle esclusive. Adesso però il clima è cambiato, e parecchio. La comunità non ha gradito i preannunciati licenziamenti di massa e la prospettiva di numerosi studi che potrebbero finire chiusi oppure venduti.
Un ciclo di trasformazione più che di contenuti
C’è chi legge questa fase non come un fallimento, ma come parte di una strategia calcolata. L’analista e veterano del settore Joost van Dreunen, nella sua newsletter dal titolo eloquente “I prossimi 100 giorni di Sharma”, ha provato a inquadrare le difficoltà che la divisione si trova davanti. La sua tesi è semplice e un po’ spiazzante. “Ora, dopo i suoi primi 100 giorni come nuovo capo, Sharma si sta preparando per il lavoro per cui è stata effettivamente assunta, rimettere in forma Xbox”, scrive l’analista.
Il punto centrale del suo ragionamento riguarda il momento storico dell’industria. Secondo van Dreunen non siamo più dentro un ciclo di contenuti, ma in un ciclo di trasformazione. Tradotto, se prima a fare la differenza erano i grandi successi commerciali, adesso premiano le aziende capaci di rendere prodotti e processi più economici e accessibili. Visti sotto questa luce, i licenziamenti che si ripetono da qualche anno smettono di sembrare una serie di colpi isolati e diventano una misura strutturale, quasi obbligata per stare a galla nel mercato attuale.
Il marchio Xbox sarà rafforzato dalla cura Sharma?
Le manovre recenti, però, danno ragione a chi storceva il naso fin dall’inizio. Tra i più scettici c’era nientemeno che Seamus Blackley, creatore e fondatore originale di Xbox, che aveva descritto il ruolo della nuova CEO con un’immagine piuttosto cupa, quello di un medico di cure palliative incaricato di accompagnare dolcemente Xbox verso la fine. Una battuta amara, certo, ma che oggi suona meno provocatoria di qualche mese fa.
I primi passi del mandato sembravano contraddire queste paure. Poi è arrivata l’ondata di tagli, e il quadro è cambiato di colpo. La stessa Sharma, in un comunicato interno, ha ammesso senza troppi giri di parole che il comparto non se la passa benissimo. Il problema non è la cassa di Microsoft, che di soldi ne ha eccome. È una direttiva aziendale precisa. Satya Nadella, numero uno di Microsoft, ha stabilito che dopo 25 anni di investimenti continui la divisione Xbox deve ora imparare a camminare con le proprie gambe e diventare finanziariamente autosufficiente.