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Ci sono tre impostazioni di Windows che rallentano il computer senza dare il minimo segnale, e la cosa curiosa è che quasi nessuno se ne accorge. Capita a chi ha appena assemblato una macchina scelta pezzo per pezzo, capita anche a chi ha comprato un portatile nuovo: le prestazioni non sono quelle promesse, e il primo istinto è dare la colpa alla CPU o alla scheda video. Quasi sempre, invece, il problema sta in tre configurazioni attivate una volta e poi dimenticate per anni.
Nessun avviso, nessun messaggio di sistema. Windows non comunica mai quando sta lavorando in modo subottimale, e i danni si accumulano in silenzio mentre l’hardware viene accusato ingiustamente.
La frequenza del monitor e il piano energetico
Il primo caso è talmente banale che fa quasi sorridere, eppure resta l’errore più diffuso. Monitor da 144 Hz, 165 Hz o perfino 240 Hz collegato al computer, e Windows che lo pilota tranquillamente a 60 Hz. Succede spessissimo nelle configurazioni con più schermi, dove il sistema gestisce ogni pannello in modo indipendente, e a volte entrano in gioco misure di sicurezza del firmware pensate per garantire compatibilità con macchine meno potenti. La verifica richiede pochi secondi: tasto destro sul desktop, Impostazioni schermo, poi la voce “Frequenza di aggiornamento avanzata”, da controllare per ogni monitor collegato.
Il secondo punto riguarda il piano energetico. Windows 11 imposta per impostazione predefinita il profilo “Bilanciato”, presentato come la scelta consigliata per trovare un compromesso tra potenza e consumi. Su un desktop attaccato alla presa di corrente, però, quel compromesso ha poco senso: il sistema abbassa continuamente la frequenza della CPU nei momenti di carico leggero, e quando arriva un picco improvviso serve un attimo prima che il processore torni al massimo. Su un laptop a batteria è una logica sensata, su un fisso è soltanto un freno. I profili “Prestazioni elevate” o “Prestazioni ultimate”, il secondo nascosto di serie e attivabile via PowerShell, tengono il processore sempre pronto a rispondere. Le opzioni si trovano nel Pannello di controllo, sotto “Opzioni risparmio energia”.
Copilot, il processo che nessuno ha chiesto
Il terzo elemento è Copilot. Microsoft lo ha integrato in Windows 11 senza offrire a tutti la possibilità di rifiutarlo durante la configurazione iniziale, con il risultato che moltissimi utenti se lo ritrovano lì, attivo, senza averlo mai usato davvero. Secondo un’analisi di aprile 2026, disinstallarlo libera circa 200 MB di RAM, riduce l’attività della CPU quando la macchina è a riposo ed elimina un processo in background che compete per le risorse di sistema.
Su un computer con 32 o 64 GB di DDR5 la differenza è quasi impercettibile, va detto. Su un notebook con 8 o 16 GB di memoria, invece, si sente eccome. La buona notizia è che Copilot non è più incastonato nel sistema operativo come succedeva in passato: si rimuove come una qualsiasi altra applicazione dal menu delle app di Windows 11. Chi non lo usa non ha alcun motivo per tenerlo lì a consumare risorse.
Il passo successivo sta nel BIOS
Sistemati questi tre punti, chi vuole spingere oltre deve entrare nel BIOS della scheda madre. Due controlli in particolare valgono il tempo speso. Il primo riguarda le RAM: molte schede madri disattivano di serie i profili XMP o EXPO, il che significa che i moduli girano a una frequenza più bassa di quella pubblicizzata sulla confezione. Il secondo è il Resizable BAR, un’opzione che migliora le prestazioni della scheda grafica e che conviene verificare sia attiva.
L’hardware, da solo, non basta mai. Lasciare che siano le impostazioni predefinite di Windows a decidere come sfruttarlo è il modo più rapido per buttare via una parte dei soldi investiti nella configurazione.










