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Windows 11 bloccherà i dischi esterni ReFS da gennaio 2027

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A partire da gennaio 2027 Windows 11 smetterà di montare per impostazione predefinita i volumi formattati con ReFS (Resilient File System) presenti su unità USB e altri supporti esterni. Si tratta di una restrizione voluta da Microsoft per ragioni di sicurezza e di supporto, che colpirà soprattutto amministratori di sistema, sviluppatori e utenti esperti abituati a lavorare con SSD esterni o dischi rimovibili formattati in questo modo. Per chi usa le normali chiavette in FAT32, exFAT o NTFS non cambia assolutamente nulla.

Il file system di Redmond non è certo una novità. È stato presentato nel 2012 insieme a Windows Server 2012 per superare alcuni limiti strutturali di NTFS, nato a sua volta con Windows NT 3.1 nel 1993. L’obiettivo era migliorare l’integrità dei dati, contenere i danni della corruzione dei volumi e gestire archivi di grandi dimensioni. Con Windows 11 ReFS è arrivato anche sui PC di tutti i giorni, grazie alle unità Dev Drive pensate per chi scrive codice. Microsoft sta perfino sperimentando la possibilità di sceglierlo per l’installazione del sistema operativo, eppure ne limita l’uso sui dispositivi esterni.

Come arriva il blocco e perché Microsoft lo ritiene necessario

La conferma ufficiale è contenuta nel documento tecnico KB5130741, pubblicato il 13 ottobre 2026. Con gli aggiornamenti di sicurezza di ottobre 2026 il sistema ha attivato una modalità di controllo che riconosce le unità coinvolte e registra eventi diagnostici, lasciando però ancora libero l’accesso ai volumi. La seconda fase scatterà con gli aggiornamenti di gennaio 2027. Da quel momento, salvo configurazioni diverse impostate a mano, il montaggio verrà impedito.

La documentazione di ReFS parla chiaro. Tra le configurazioni supportate ci sono dischi locali non rimovibili e soluzioni basate su Storage Spaces, mentre supporti rimovibili e di avvio restano esplicitamente esclusi. Il motivo sta nel modo in cui il file system gestisce le scritture. Per aggiornare i metadati usa un meccanismo chiamato allocate on write, che invece di sovrascrivere le strutture esistenti ne prepara versioni nuove e solo dopo aggiorna i riferimenti. Funziona bene in ambienti controllati, ma un collegamento USB può interrompersi all’improvviso proprio durante queste operazioni, e alcune modifiche rischiano di non arrivare mai sulla memoria fisica.

Va detto che le disconnessioni improvvise creano problemi anche a NTFS ed exFAT. La vera criticità riguarda piuttosto l’enorme varietà di controller e adattatori da USB a SATA o NVMe, che trattano in modo diverso cache, sincronizzazione e persistenza dei dati. A questo si aggiunge il fatto che ReFS può riparare da solo i file danneggiati solo sfruttando la ridondanza di Storage Spaces, una protezione che i comuni SSD esterni di solito non hanno.

Come verificare le proprie unità e mantenere l’accesso

Per capire se un disco è interessato basta aprire il Visualizzatore eventi premendo Windows+R e digitando eventvwr.msc, poi spostarsi in Registri di Windows e quindi in Sistema. L’evento da cercare ha identificativo Event ID 524, origine ReFS e livello Avviso.

Microsoft non chiude del tutto la porta. Chi ha bisogno di continuare a usare volumi ReFS esterni può impostare il valore 0 aprendo il Prompt dei comandi con privilegi di amministratore e lanciando questo comando:

reg add “HKLMSYSTEMCurrentControlSetControlFileSystem” /v RefsRemovableDeviceMountPolicy /t REG_DWORD /d 0 /f

Serve un riavvio perché la modifica diventi attiva. Disattivare la politica però non rende la configurazione ufficialmente supportata. Evita semplicemente la nuova restrizione, senza alcuna garanzia sul comportamento del disco in ogni situazione.

ReFS e NTFS a confronto, tra integrità e velocità

ReFS punta tutto su disponibilità e integrità. Usa checksum per verificare i metadati e offre una funzione opzionale, gli Integrity Streams, che estende il controllo anche al contenuto dei file. Su un disco singolo senza ridondanza però può solo individuare la corruzione, senza riuscire a ricostruire i dati originali. Esiste anche uno strumento di verifica periodica chiamato scrubber, che va a caccia di alterazioni nascoste. Tutto questo ha un costo in termini di prestazioni su alcuni carichi di lavoro.

Il punto di forza più interessante è il block cloning, che crea copie logiche dei file riutilizzando blocchi già presenti sul volume invece di duplicarli. Con immagini VHDX o checkpoint di macchine virtuali la differenza si sente parecchio. NTFS resta comunque la scelta di riferimento per i volumi di sistema, perché supporta funzioni transazionali e caratteristiche richieste da diverse applicazioni.

Il futuro di ReFS sui PC passa soprattutto dalle unità Dev Drive, pensate per repository di codice, file temporanei di compilazione e progetti software. Microsoft le ha introdotte in Windows 11 proprio per sfruttare capacità come il block cloning, con configurazioni che includono ottimizzazioni specifiche per l’interazione con Microsoft Defender.

Fonte: TecnoAndroid

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