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Wi-Fi 7 in Europa: solo l’1,6% usa i 6 GHz, Italia indietro

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Chi ha portato a casa un router Wi-Fi 7 convinto di spremerne ogni singolo megabit, in Europa rischia di restare parecchio deluso. I numeri raccolti da Ookla attraverso le misurazioni Speedtest del primo trimestre 2026 raccontano una storia poco lusinghiera per il vecchio continente: soltanto l’1,6% dei campioni Wi-Fi rilevati sfrutta la banda a 6 GHz, quella che rappresenta il vero motore delle generazioni più recenti dello standard. La media dell’Unione europea scende ancora, fermandosi all’1,5%.

Tradotto in parole povere, la tecnologia c’è ma quasi nessuno la sta usando davvero. E il paragone con il Nord America non aiuta a consolare, visto che oltreoceano l’adozione della banda a 6 GHz procede con un ritmo ben diverso, tanto che il distacco non sembra ridursi. La radice del problema non è soltanto tecnica. Pesa moltissimo la componente regolatoria, perché lo spettro a 6 GHz non è stato liberalizzato allo stesso modo in tutti i Paesi europei, e questo frena a catena l’intero ecosistema, dai produttori agli operatori fino agli utenti finali.

Dentro l’Europa le differenze sono enormi

Guardare alla sola media continentale, però, nasconde un quadro molto più frastagliato. Francia e Norvegia hanno già scelto la strada dell’aggiornamento infrastrutturale e la stanno percorrendo con una certa convinzione, mentre Germania e soprattutto Italia restano inchiodate a percentuali davvero risicate. Per chi segue da vicino il tema della connettività nazionale non è certo una novità: le transizioni tecnologiche, dalle nostre parti, hanno quasi sempre viaggiato a una velocità inferiore rispetto alla media europea.

Il risultato è una specie di paradosso commerciale. I router Wi-Fi 7 stanno arrivando sugli scaffali con ritmi disomogenei, i dispositivi esistono e vengono pubblicizzati come il futuro già disponibile, ma senza spettro utilizzabile e senza una diffusione adeguata di terminali compatibili il salto di qualità promesso rimane confinato alla scheda tecnica. Un router capace di sfruttare i 6 GHz, in un ambiente dove quella banda semplicemente non viene usata, finisce per comportarsi come un modello di generazione precedente.

Comprare oggi conviene davvero

La domanda sorge spontanea ogni volta che un venditore propone un apparecchio di ultima generazione come se fosse ormai lo standard di riferimento. La realtà descritta dai dati suggerisce prudenza, perché la rete attorno alle case italiane, allo stato attuale, non è ancora pronta ad accogliere quel tipo di prestazioni. Non si tratta di bocciare la tecnologia in sé, quanto di ricordare che l’hardware da solo non basta: serve un contesto normativo e infrastrutturale che gli permetta di esprimersi.

C’è poi un dettaglio che rende la fotografia ancora più curiosa. Mentre l’adozione della banda a 6 GHz arranca in gran parte del continente, il dibattito tecnologico si è già spostato in avanti e si comincia a parlare di Wi-Fi 8 e delle generazioni successive. Un classico caso di corsa in avanti sulla carta, con la pratica che fatica a stare al passo.

I dati Speedtest, del resto, misurano l’uso reale e non le intenzioni. Quell’1,6% europeo rappresenta ciò che accade effettivamente nelle abitazioni e negli uffici, non quello che i cataloghi promettono. Ed è proprio questo scarto tra disponibilità commerciale e utilizzo concreto a definire il ritardo europeo, con l’Italia collocata nella parte bassa della classifica insieme alla Germania.

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