In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Le chiamate senza account su WhatsApp stanno per diventare realtà, ed è una di quelle novità che cambia le abitudini più di quanto sembri a prima vista. L’idea è semplice: un link da condividere, e chi lo riceve entra nella conversazione vocale o video anche senza avere un profilo sull’app. La funzione è ancora in fase di test, quindi ci vorrà tempo prima di vederla arrivare sui dispositivi di tutti, ma la direzione è chiara.
Il precedente esiste già e funziona da più di un anno. Le guest chat seguono esattamente questa logica: chi apre la conversazione genera un collegamento univoco, lo passa a chi vuole e da lì chiunque può partecipare. Non serve nemmeno scaricare l’applicazione, perché il link si apre direttamente nel browser, e la protezione della crittografia end to end resta attiva. Lo stesso meccanismo, ora, viene esteso a chiamate e videochiamate.
Come funzionano le chiamate con link su WhatsApp
Nella descrizione della funzione, ancora in prova, si legge che il collegamento può essere usato da chiunque per partecipare alla chiamata, anche da chi non è su WhatsApp, con l’avvertenza di condividerlo soltanto con persone di cui si ha fiducia. Un dettaglio non banale, perché un link aperto a tutti è comodo ma va maneggiato con un minimo di attenzione.
Per questo è prevista anche un’opzione di approvazione dei partecipanti. Se attivata, nessuno entra nella stanza senza il via libera di chi ha organizzato la chiamata. Vale sempre per gli ospiti privi di account, per motivi di sicurezza abbastanza evidenti. E chi ha creato la chiamata mantiene la possibilità di espellere qualcuno in qualsiasi momento, nel caso in cui crei problemi. In pratica, veri e propri poteri di moderazione, gli stessi che ormai ci si aspetta da qualunque strumento di riunione online. A chi può servire tutto questo? Le situazioni sono più comuni di quanto si pensi. Un colloquio veloce con qualcuno che non usa l’app, una chiamata di gruppo con un collega o un familiare rimasto fuori dalla piattaforma, un confronto rapido senza dover scambiare numeri di telefono o installare software aggiuntivo. Il vantaggio, alla fine, è quello di abbassare la barriera d’ingresso praticamente a zero.
La strategia di Meta e il nodo privacy
Per Meta, che gestisce la piattaforma, una funzione così ha un obiettivo piuttosto trasparente: allargare il bacino d’utenza e consolidare una posizione già dominante nel settore della messaggistica. Aprire chiamate e videochiamate a chi non ha ancora creato un profilo significa mettere il piede nella porta anche di quella fetta di persone che finora ha scelto di restare fuori. Non è una concessione, è espansione.
Nello stesso periodo è partito anche il rollout dei nomi utente, un’altra novità dal peso specifico rilevante. Con gli username non serve più condividere il proprio numero di telefono per avviare una conversazione, e per molti si tratta di un guadagno concreto in termini di privacy. Il numero resta un dato personale sensibile, spesso collegato a servizi bancari, registrazioni e verifiche in due passaggi, quindi tenerlo riservato ha un valore reale.
C’è però chi vede il rovescio della medaglia. Un sistema di identificativi pubblici potrebbe offrire nuovi spazi di manovra a chi tenta truffe e raggiri, perché rende più semplice avvicinare le persone senza passare dal numero telefonico. Il rischio non è teorico, considerando quanto la piattaforma sia già terreno di caccia per tentativi di phishing e finte offerte di lavoro. Sulle videochiamate senza account il quadro tecnico resta quello di una funzione in test, con tempi di distribuzione non ancora definiti. Le opzioni di controllo osservate finora, dall’approvazione preventiva alla rimozione dei partecipanti, indicano comunque che il tema della sicurezza è stato messo sul tavolo insieme alla comodità d’uso. Le guest chat, del resto, hanno seguito un percorso simile prima di diventare uno strumento stabile e disponibile su larga scala.








