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L’obbligo di blocco delle VPN, pensato come arma contro la pirateria streaming, potrebbe trasformarsi in un problema serio per la privacy di aziende e cittadini. A sollevare la questione è la Internet Infrastructure Coalition, una coalizione tecnologica che opera su scala mondiale e che ha espresso forti preoccupazioni sull’argomento, arrivando a parlare di un potenziale attacco alla riservatezza degli utenti. Le sue posizioni sono raccolte in un rapporto pubblicato dalla stessa organizzazione, che individua quattro rischi principali legati a misure di questo tipo.
Il nodo centrale è piuttosto chiaro anche per chi non mastica tecnologia tutti i giorni. Le reti private virtuali vengono usate per mille scopi legittimi e intervenire su di esse in modo indiscriminato vuol dire colpire anche chi con la pirateria non ha nulla a che fare. Secondo la coalizione, chi scrive le regole dovrebbe tenerne conto prima di imporre restrizioni generalizzate.
I quattro rischi segnalati nel rapporto
Il primo pericolo riguarda l’interruzione dei servizi leciti. Bloccare protocolli o infrastrutture condivise potrebbe infatti compromettere l’utilizzo legittimo delle VPN sia da parte delle imprese sia da parte dei singoli utenti privati. Un intervento pensato per fermare chi guarda contenuti illegalmente finirebbe così per danneggiare anche chi usa questi strumenti per lavoro o per proteggere la propria navigazione.
Il secondo punto tocca il cuore della questione, ovvero la minaccia alla privacy. Costringere i fornitori a conservare i dati significa obbligarli a rinunciare alla loro politica No Log, cioè l’impegno a non registrare le attività degli utenti. Una scelta del genere, avverte la coalizione, può indebolire architetture costruite proprio attorno alla riservatezza e aumentare l’esposizione di informazioni sensibili.
C’è poi il rischio di uno spostamento verso alternative non sicure. Limitare le VPN potrebbe spingere le persone verso servizi meno protetti e affidabili, con conseguenze che ricadrebbero soprattutto sulle comunità più vulnerabili.
L’ultimo aspetto riguarda la frammentazione del mercato. Normative nazionali in contrasto tra loro fanno emergere ulteriori criticità come l’aumento dei costi, la divisione dei servizi tra un Paese e l’altro e la possibilità concreta che alcuni fornitori decidano di ritirarsi del tutto da determinati mercati.
Cosa chiede la coalizione ai responsabili politici
Nel rapporto la coalizione non si limita a elencare i problemi ma rivolge anche un invito preciso a chi deve legiferare sull’obbligo di blocco delle VPN. “I responsabili politici dovrebbero valutare dove risiedono effettivamente le conoscenze e il controllo significativi e se un obbligo può essere indirizzato verso la condotta o il servizio in questione, prima di addentrarsi ulteriormente nelle infrastrutture Internet di carattere generale” si legge nel documento. E ancora: “Quanto più un intervento si allontana dall’attività regolamentata, tanto maggiore è la necessità di considerarne gli effetti su utenti e servizi non correlati”.
In altre parole, prima di agire sulle fondamenta della rete, servirebbe capire chi ha davvero il controllo sulle attività illecite e intervenire lì. Non a caso il testo contiene anche un avvertimento sulla responsabilità degli intermediari. “Se i fornitori sono ritenuti responsabili semplicemente perché i servizi generici possono essere utilizzati in modo improprio, potrebbero avere forti incentivi a interrompere gli account degli utenti, limitare l’accesso o intervenire preventivamente anche quando hanno una conoscenza limitata della condotta sottostante” spiega la coalizione.
Il rischio, insomma, è che i provider scelgano la strada più prudente per evitare guai, finendo per penalizzare clienti che non hanno fatto nulla di sbagliato. Per questo la Internet Infrastructure Coalition chiede che le regole siano calibrate con attenzione. “Gli obblighi dovrebbero quindi rispecchiare ciò che un intermediario può ragionevolmente sapere, controllare e affrontare” conclude il rapporto.
Fonte: TecnoAndroid


