C’è un’aria diversa, ultimamente, tra i capannoni industriali di Mantova. Non è solo questione di tecnologia o di nuovi impianti scintillanti: è il tipo di innovazione che ti fa pensare che forse, questa volta, la sostenibilità non è solo uno slogan. Versalis, la società chimica del gruppo Eni, ha appena acceso i riflettori su una novità che potrebbe davvero cambiare il gioco nel mondo del riciclo: si chiama Hoop, ed è molto più di un impianto dimostrativo.
Hoop di Versalis rivoluziona il riciclo con pirolisi e intelligenza artificiale
Il punto di partenza è semplice: la plastica eterogenea, quella mescolata e difficile da recuperare, finora era un grattacapo. Troppo sporca, troppo varia, troppo tutto. Ma Hoop ribalta il discorso. Attraverso un processo di riciclo chimico – un po’ come riportare le plastiche alle loro origini molecolari – riesce a trasformare anche i rifiuti più ostici in nuova materia prima, pronta per essere riutilizzata. E non in prodotti di seconda scelta, ma in materiali adatti anche per imballaggi alimentari o farmaceutici, dove i margini di errore sono praticamente zero.
Non è solo una questione tecnica, però. È anche una storia di collaborazione e visione. Con l’aiuto di S.R.S., una società italiana esperta in ingegneria, Versalis ha sviluppato un sistema che unisce efficienza, flessibilità e – perché no – anche una buona dose di ambizione. Il cuore dell’impianto è un reattore di pirolisi che lavora ad alte temperature, ma tutto il processo è studiato nei minimi dettagli, anche grazie all’intelligenza artificiale che affina i parametri e accelera l’ottimizzazione.
I test iniziali sono andati bene, e mentre si inizia a mettere alla prova il sistema con 6.000 tonnellate di plastica all’anno, si guarda già a un’espansione importante in Sicilia. A Priolo, infatti, è previsto un impianto ancora più grande, che potrebbe trattare fino a 40.000 tonnellate. Non male, se si pensa che tutto è partito pochi mesi fa.
Certo, la strada verso una chimica davvero circolare è lunga, ma progetti come questo fanno ben sperare. Perché non si tratta solo di ridurre l’impatto ambientale: si tratta di ripensare l’intero modo in cui produciamo e consumiamo, con un’idea più intelligente – e finalmente più concreta – di futuro.