La diffusione della disinformazione sui vaccini viaggia oggi soprattutto attraverso i social e i chatbot basati sull’intelligenza artificiale, e un nuovo sondaggio prova a mettere nero su bianco questo legame. Chi cerca consigli sulla salute scorrendo le app o chiedendo a un assistente virtuale tende più facilmente a credere a bufale che circolano da anni. Un dato che dovrebbe far riflettere, perché parla di come ci informiamo quando si tratta di qualcosa di delicato come la nostra salute e quella dei nostri figli.
I vaccini sono diventati un tema pubblico sempre più spinoso. C’è chi decide di non vaccinare i propri bambini contro certe malattie proprio perché convinto da notizie false che girano ovunque. Tra i miti più diffusi ci sono due grandi classici, quello secondo cui il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia provocherebbe l’autismo nei bambini e quello per cui i vaccini contro il COVID 19 avrebbero causato più morti del virus stesso. A rilanciare queste affermazioni ci pensano spesso gli influencer no vax, che riempiono la rete di contenuti costruiti ad arte.
Vaccini: cosa dice il sondaggio sui social e l’AI
L’indagine più recente sull’informazione sanitaria e sulla fiducia è stata realizzata dalla Kaiser Family Foundation, una realtà indipendente che si occupa di ricerca sulle politiche della salute. Pubblicata martedì, ha preso in esame quattro bufale molto note, il legame tra vaccino MMR e autismo, l’idea che quel vaccino sia più pericoloso del morbillo stesso, la convinzione che i vaccini contro il COVID 19 abbiano ucciso più del virus e infine la teoria secondo cui i vaccini a mRNA potrebbero modificare il DNA.
Il campione era composto da 2.480 adulti americani. È emerso che chi usa i social media per informarsi sulla salute almeno una volta a settimana, cioè il 26 per cento del totale, ha molte più probabilità di considerare vere o probabilmente vere queste affermazioni false rispetto a chi non si affida mai ai social per queste questioni. Discorso simile per i chatbot AI, dove il 35 per cento di chi li consulta con regolarità per consigli sanitari crede alle bufale su morbillo e mRNA, contro il 20 per cento di chi invece non li usa.
Il ruolo del medico di fiducia
C’è però un elemento che sembra fare la differenza, e cioè avere un medico di fiducia. Le persone che possono contare su un professionista affidabile cascano molto meno facilmente nelle trappole della disinformazione. Alla domanda se i vaccini anti COVID abbiano provocato più morti del virus, il 46 per cento di chi non ha un medico di riferimento ha risposto che è vero o probabilmente vero. Una quota che raddoppia quasi rispetto al 24 per cento di chi invece un medico di fiducia ce l’ha.
Lo stesso schema si ritrova tra i genitori. Chi ha saltato o rimandato le vaccinazioni dei figli ha il 25 per cento di probabilità in più di dare credito alle bufale rispetto ai genitori che invece vaccinano regolarmente. Il sondaggio individua poi un margine di recupero interessante in quella che viene chiamata la parte più incerta della popolazione. Tra chi è del tutto contrario e chi è del tutto favorevole, almeno la metà degli intervistati non aveva ancora un’opinione netta. È proprio questo il gruppo su cui puntare per contrastare l’esitazione vaccinale.
Il punto di fondo, del resto, riguarda l’accesso alle cure. Quando andare dal medico diventa più difficile e costoso, molti finiscono per cercare online risposte gratuite che non trovano altrove. E si lasciano convincere da influencer del benessere che sfoggiano contenuti curati e apparentemente professionali, anche quando le informazioni sono sbagliate. Con le lacune nell’accesso alla sanità e l’uso crescente di social e chatbot, la disinformazione sui vaccini trova terreno fertile soprattutto tra le fasce più vulnerabili.