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Un uovo di moa gigante estremamente raro sta per tornare in Nuova Zelanda dopo aver trascorso sessant’anni lontano dagli occhi del pubblico, custodito all’interno di una collezione privata. Il rientro non è un semplice trasferimento di proprietà ma si inserisce nei piani di Colossal, che da tempo lavora a progetti di deestinzione, cioè al tentativo di riportare in vita specie ormai scomparse. Il reperto sarà consegnato al professor Te Maire Tau, storico Māori, accademico e leader tribale neozelandese.
Già così la vicenda ha tutti gli ingredienti per catturare l’attenzione. Da una parte c’è un oggetto definito eccezionalmente raro, dall’altra un viaggio di ritorno verso la terra a cui appartiene e sullo sfondo un’iniziativa scientifica che punta a qualcosa di molto ambizioso. Il fatto che l’uovo sia rimasto per sei decenni nelle mani di privati rende il suo ritorno ancora più significativo, perché per tutto questo tempo è stato di fatto sottratto sia allo studio sia al legame con la comunità d’origine.
Uovo di moa gigante: un reperto raro che rientra a casa
Parlare di un uovo di moa significa toccare un tema delicato per la Nuova Zelanda. Il moa gigante è un animale estinto e proprio per questo ogni traccia che ne rimane assume un valore enorme, non solo dal punto di vista scientifico ma anche culturale. Un uovo integro, o comunque conservato abbastanza bene da essere considerato un pezzo eccezionale, rappresenta una testimonianza diretta di una specie che oggi esiste soltanto nei reperti.
Il dettaglio dei sessant’anni trascorsi in una raccolta privata pesa parecchio nella lettura della notizia. Per un periodo così lungo il reperto è rimasto fuori dal paese e lontano da chi avrebbe potuto riconoscerne il significato più profondo. Il suo rientro va quindi letto come una forma di restituzione, un ritorno verso il contesto da cui proviene e verso le persone che quel passato lo sentono come parte della propria storia.
Non a caso la scelta del destinatario è tutt’altro che casuale. Te Maire Tau riunisce in una sola figura tre ruoli diversi che raramente si incontrano con tanta naturalezza. È uno storico Māori, quindi una persona che conosce a fondo la memoria e le tradizioni del suo popolo. È un accademico, abituato al rigore della ricerca. Ed è anche un leader tribale, con una responsabilità diretta nei confronti della comunità che rappresenta. Consegnare l’uovo nelle sue mani vuol dire affidarlo a qualcuno capace di tenere insieme il valore scientifico e quello identitario del reperto.
Il ruolo di Colossal e il progetto di deestinzione
L’altra metà della storia riguarda Colossal e i suoi piani legati alla deestinzione. Il rientro dell’uovo in Nuova Zelanda fa parte di questo percorso, segno che il progetto non si limita al lavoro di laboratorio ma passa anche attraverso il recupero di reperti e il dialogo con le comunità locali. Quando si parla di riportare in vita una specie scomparsa, del resto, la questione non può essere soltanto tecnica. Coinvolge il territorio, la storia e chi su quel territorio vive da generazioni.
In questo senso il coinvolgimento di una figura come il professor Tau assume un peso particolare. L’idea di affidare un oggetto così prezioso a un rappresentante Māori, anziché lasciarlo in circolazione tra collezionisti, suggerisce un approccio che riconosce il legame tra il moa gigante e la popolazione indigena della Nuova Zelanda. È un passaggio che dà al progetto di Colossal una dimensione diversa, più attenta al contesto culturale oltre che a quello biologico.
Dopo sei decenni trascorsi in una collezione privata, l’eccezionale uovo di moa gigante sta quindi per lasciare il suo vecchio custode e tornare nel paese da cui proviene. Ad accoglierlo sarà il professor Te Maire Tau, storico, accademico e leader tribale Māori, a cui il reperto verrà presentato nell’ambito delle iniziative di deestinzione portate avanti da Colossal.
Fonte: TecnoAndroid


