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Con Libreboot 26.10 il progetto dedicato al firmware di avvio libero compie un passo importante, perché introduce cambiamenti che allargano parecchio la compatibilità con i computer moderni. L’idea di fondo rimane quella di sempre, cioè offrire un’alternativa ai firmware proprietari e garantire più trasparenza sul codice che gira prima ancora che parta il sistema operativo. Stavolta però il team mette mano sia all’architettura di avvio sia all’elenco delle macchine supportate, con l’obiettivo dichiarato di rendere la piattaforma più versatile.
Non è una notizia che interessa soltanto gli appassionati di software libero. Riguarda anche chi vuole avere un controllo maggiore sul proprio hardware e sulle tecnologie che il computer utilizza dietro le quinte, quelle che di solito nessuno guarda ma che stanno alla base di tutto.
Arriva UEFI e con lui anche Windows
La novità tecnica più rilevante è l’integrazione di EDK2 come componente predefinito per l’avvio sui sistemi compatibili. Si tratta di un’implementazione libera dello standard UEFI, che consente di sfruttare configurazioni moderne senza dover per forza dipendere dai metodi di avvio tradizionali adottati nelle edizioni precedenti del progetto.
Il risultato concreto è che ora diventa possibile avviare Windows 10 e Windows 11, oltre alle distribuzioni Linux e agli altri sistemi operativi compatibili con UEFI. Chi utilizza configurazioni già esistenti non viene lasciato indietro, visto che restano disponibili opzioni di compatibilità attraverso le versioni EFI di GRUB e SeaBIOS, raggiungibili dal menu di configurazione. Le macchine che supportano soltanto architetture a 32 bit mantengono invece il sistema precedente.
C’è poi un capitolo corposo dedicato all’hardware. Il progetto ha integrato le configurazioni di 233 Chromebook derivate dal lavoro di MrChromebox, e questo estende la possibilità di compilare il firmware anche su dispositivi che prima restavano fuori dall’offerta ufficiale. Bisogna però distinguere tra la disponibilità di una configurazione e la sua effettiva validazione sul campo. Per questi Chromebook non vengono distribuite immagini già compilate, quindi gli utenti devono costruire il firmware da soli, e il progetto stesso segnala che le verifiche hardware sono ancora incomplete per una parte delle configurazioni importate.
L’aggiornamento porta con sé anche il supporto a nuove schede madri e computer desktop, accompagnato da interventi sul codice che gestisce l’inizializzazione di processore e memoria. Lo scopo è rendere l’avvio più affidabile e preparare il terreno per una compatibilità più ampia con le piattaforme che arriveranno.
Sicurezza, rischi e una presa di posizione sull’Intelligenza Artificiale
Adottare un firmware libero significa poter ispezionare il codice e intervenire direttamente sul funzionamento della macchina, un vantaggio non da poco. Questo non vuol dire che l’installazione sia esente da rischi. Il firmware lavora a un livello fondamentale del sistema e un’immagine non adatta alla scheda madre può impedire del tutto l’accensione del computer. Prima di procedere è quindi essenziale consultare la documentazione ufficiale e controllare con attenzione che dispositivo e configurazione corrispondano davvero.
La nuova architettura apre anche all’uso di schede grafiche moderne, comprese quelle che richiedono allocazioni di memoria oltre i limiti tradizionali. Alcune opzioni avanzate restano comunque disattivate per impostazione predefinita, perché con certe configurazioni grafiche integrate possono creare problemi.
Sul fronte dello sviluppo Libreboot 26.10 presenta infine una particolarità che salta all’occhio. Il progetto ha inserito nel proprio repository una politica nettamente contraria all’impiego dell’Intelligenza Artificiale per scrivere il codice. Una scelta che distingue Libreboot da altri ambienti open source, dove gli strumenti generativi stanno ormai entrando nel lavoro di tutti i giorni.
Fonte: TecnoAndroid


