In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
La giudice federale Debra Brown ha respinto il tentativo dell’amministrazione Trump di chiudere d’autorità la causa sull’inquinamento dei data center intentata contro SpaceXAI, la società di Elon Musk nata dalla fusione che ha assorbito xAI. Secondo la Casa Bianca l’EPA, l’agenzia federale per la protezione dell’ambiente, avrebbe avuto il potere di archiviare a piacimento qualsiasi azione legale basata sul Clean Air Act. Per la giudice, invece, nella legge non c’è “nulla” che consenta all’amministratore dell’agenzia di cancellare da solo una causa promossa dai cittadini.
Tutto parte da Memphis, in Tennessee, dove alcune turbine a gas prive di autorizzazione alimentavano Colossus, l’enorme data center di Musk. Poco dopo la scoperta la NAACP ha fatto causa chiedendo che l’azienda adottasse la migliore tecnologia disponibile per contenere le emissioni e che venissero applicate sanzioni fino a circa 107.000 euro al giorno per ogni violazione. Senza questi rimedi, sosteneva l’associazione, gli impianti rischiavano di far impennare lo smog in quartieri già fragili, abitati in prevalenza da comunità nere.
Trump ha provato a intervenire sostenendo che l’EPA potesse far cadere una causa ogni volta che il presidente decide di non applicare la normativa. A suo dire non sarebbe stato “nell’interesse pubblico” permettere ai cittadini di chiedere multe salatissime alle società dell’intelligenza artificiale impegnate a rendere operativi i loro impianti il più in fretta possibile, in linea con l’AI Action Plan voluto dalla Casa Bianca. La giudice ha osservato che un potere simile avrebbe consentito di bloccare qualunque contenzioso sulle emissioni delle infrastrutture digitali e, più in generale, di proteggere qualsiasi interesse dalle cause ambientali.
SpaceXAI, la giudice boccia Trump: perché la tesi del governo non regge
Brown ha definito la lettura dell’amministrazione una “posizione straordinaria” senza alcun fondamento nella legge federale. Il governo ha cercato di piegare a proprio vantaggio un’unica eccezione, quella che permette all’agenzia di chiudere una causa quando è lei stessa ad agire per far rispettare le norme. Qui però non succede niente del genere, visto che Washington ha chiarito di non avere alcuna intenzione di perseguire SpaceXAI. Ed è proprio questa inerzia, secondo la NAACP, a rendere necessaria l’iniziativa dei cittadini.
La giudice ha poi fatto notare che lo stesso Clean Air Act consente di citare in giudizio l’amministratore dell’EPA quando non applica la legge. “Evidentemente il Congresso aveva previsto che le cause dei cittadini non sempre sarebbero state in linea con il giudizio dell’EPA”, ha scritto. In una nota ha ricordato anche che nel 1990 il Parlamento americano valutò una modifica che avrebbe permesso all’agenzia di subentrare nelle cause private, ma quella proposta non venne mai approvata. Per Brown questo dettaglio rafforza la lettura sostenuta dall’associazione.
Bocciato anche l’argomento costituzionale. L’amministrazione sosteneva che punire condotte illecite con sanzioni civili fosse una prerogativa esclusiva dell’esecutivo e che, data la presunta vaghezza della norma, i tribunali dovessero darle ragione. La giudice ha replicato che il governo non ha indicato alcuna ambiguità nel testo e che questo principio “non permette alla Corte di inventare un diritto che nella legge non esiste”. Le multe, ha aggiunto, scoraggiano le violazioni in corso e quelle future e offrono quindi una forma di riparazione a chi subisce i danni.
Un ricorso giocato d’anticipo
Laura Thoms, responsabile delle azioni legali di Earthjustice, organizzazione ambientalista che affianca la NAACP, ha accusato l’amministrazione di voler ottenere un diritto di veto “unilaterale e insindacabile” sulle cause dei cittadini e di essersi spesa per proteggere l’azienda di Musk. Il caso di Colossus è stato il primo a portare alla luce un’abitudine sempre più diffusa nel settore, cioè il ricorso a turbine a gas non autorizzate per rispettare le tabelle di marcia dei nuovi impianti.
Anche sul piano procedurale la strategia di Washington è apparsa confusa. Il primo tentativo, quest’estate, non citava nemmeno l’autorità dell’EPA. In seguito gli avvocati federali hanno presentato appello prima ancora che la decisione fosse scritta, contestando di fatto un’ordinanza che non esisteva. La corte d’appello ha riconosciuto che il ricorso era prematuro e ha negato la sospensione del procedimento, anche perché Brown non ha escluso l’intervento del governo ma soltanto la richiesta di archiviazione. Manca però un chiarimento fondamentale, dato che l’amministrazione non ha mai spiegato perché voglia entrare nel processo. La giudice le ha concesso tempo fino al 23 ottobre per chiarire la propria posizione oppure restare fuori dal contenzioso.
Fonte: TecnoAndroid


