Vai al contenuto
Offerte

Unione Europea, l’IA potrebbe usare i dati senza consenso

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

I dati personali dei cittadini europei potrebbero presto finire dentro i sistemi di intelligenza artificiale delle aziende senza che nessuno debba chiedere il permesso agli interessati. È questa la direzione che si sta delineando in Unione Europea, dove le imprese potrebbero ottenere la possibilità di sfruttare le informazioni degli europei per sviluppare i propri modelli IA anche in assenza di consenso. Un passaggio delicato, che tocca da vicino il rapporto tra innovazione tecnologica e tutela della riservatezza, due aspetti che a Bruxelles si cerca da tempo di tenere in equilibrio.

Il punto centrale riguarda proprio il permesso. Fino a oggi l’idea di base è sempre stata abbastanza semplice da capire per chiunque: le informazioni che riguardano una persona appartengono a quella persona, e il loro utilizzo dovrebbe passare da una sua autorizzazione. Con l’impostazione che sta prendendo forma, invece, le società che lavorano sull’IA potrebbero attingere a questo patrimonio informativo per addestrare i loro sistemi senza dover bussare alla porta dei diretti interessati.

Gli Stati membri alleggeriscono le tutele

A rendere la vicenda ancora più significativa è il ruolo giocato dagli Stati membri. La proposta di partenza arrivava dalla Commissione europea, che aveva previsto una serie di garanzie a protezione dei cittadini. I governi nazionali però hanno scelto di intervenire sul testo e lo hanno fatto in una direzione precisa, cioè alleggerendo quelle tutele invece di rafforzarle.

Praticamente il quadro che emerge è quello di un’Europa in cui le protezioni pensate in origine vengono ridimensionate strada facendo. Le salvaguardie immaginate dall’esecutivo comunitario risultano così più leggere rispetto alla versione iniziale, e questo apre spazi più ampi alle aziende interessate a utilizzare le informazioni personali degli europei come materia prima per i propri algoritmi. Il tema non è affatto secondario. L’addestramento di un sistema di intelligenza artificiale richiede enormi quantità di dati, e le informazioni legate alle persone rappresentano una risorsa preziosa per chi sviluppa queste tecnologie. Proprio per questo la questione del consenso diventa decisiva, perché stabilisce chi ha l’ultima parola su come vengono impiegati quei dati e fino a che punto il singolo cittadino conserva il controllo su ciò che lo riguarda.

La parola passa al Parlamento europeo

La partita però non è ancora chiusa. Dopo la proposta della Commissione e le modifiche introdotte dai governi nazionali, ora tocca al Parlamento europeo esprimersi. Sarà l’assemblea di Strasburgo a dover valutare il testo e a decidere quale forma dare alle regole sull’utilizzo dei dati dei cittadini per lo sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale. Il passaggio parlamentare assume quindi un peso notevole. Da una parte c’è l’impostazione originaria con le sue garanzie, dall’altra la versione più morbida voluta dagli Stati membri, che concede alle imprese margini più larghi nell’uso delle informazioni personali senza bisogno di autorizzazione. Sul tavolo dei deputati c’è insomma una scelta che riguarda milioni di persone in tutta l’Unione Europea e il modo in cui i loro dati potranno alimentare i sistemi di IA delle aziende.

Ora la decisione spetta al Parlamento, chiamato a pronunciarsi su un testo in cui le tutele inizialmente previste dalla Commissione sono già state alleggerite dai governi dei Paesi membri.

Fonte: TecnoAndroid

Condividi:
18 Condivisioni