Vai al contenuto
Offerte

Uncharted, l’ex designer svela il segreto della difficoltà

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

La difficoltà dinamica del primo Uncharted è uno di quei dettagli che in tanti hanno giocato senza mai accorgersene, e a distanza di anni un ex designer di Naughty Dog ha raccontato perché lo studio decise di inserirla. Non si trattava di un esperimento buttato lì per curiosità tecnica, ma di una scelta pensata con un obiettivo ben preciso in testa, anche se oggi il retroscena suona quantomeno curioso.

Il punto è semplice. In Uncharted Drake’s Fortune il livello di sfida selezionato dal menu non era davvero l’ultima parola sulla resistenza dei nemici o sulla pressione che il gioco esercitava sul giocatore. Sotto la superficie girava un sistema capace di leggere l’andamento della partita e di regolarsi di conseguenza, senza dirlo apertamente a chi teneva il pad in mano. Una specie di regia invisibile.

Come funzionava il sistema dietro le quinte

Il concetto di difficoltà dinamica non è certo un’esclusiva di questo gioco, ma vederlo applicato al debutto di una serie che sarebbe diventata uno dei simboli dell’avventura in terza persona ha un sapore particolare. L’idea di base è quella di adattare l’esperienza al livello reale di chi gioca, alzando o abbassando la soglia della sfida a seconda di come stanno andando le cose sullo schermo. Se un combattimento si trasforma in un muro invalicabile, il sistema interviene. Se invece tutto fila troppo liscio, la pressione può salire.

Il risultato, almeno nelle intenzioni, è un’avventura che non spezza mai il ritmo. Ed è proprio il ritmo la cosa che Naughty Dog ha sempre curato in modo maniacale, con quel montaggio da film d’azione che alterna sparatorie, arrampicate e siparietti dialogati. Un blocco improvviso, una sezione ripetuta dieci volte di fila, rovinano tutto. Da qui l’esigenza di avere una rete di sicurezza che lavorasse in silenzio.

Il retroscena raccontato dall’ex designer

A svelare la faccenda è stato un ex designer dello studio, che ha spiegato come dietro l’introduzione della difficoltà dinamica in Uncharted ci fosse una motivazione tutt’altro che casuale. Il team voleva ottenere qualcosa di molto specifico, e quel sistema era lo strumento scelto per arrivarci. Detta così sembra una banalità da manuale di game design, ma la ragione concreta che spinse il gruppo di lavoro in quella direzione è il tipo di dettaglio che di solito resta chiuso negli uffici degli sviluppatori.

Vale la pena ricordare quanto pesasse quel momento per lo studio californiano. Uncharted Drake’s Fortune segnava un cambio di rotta radicale rispetto al passato di Naughty Dog, con un tono più cinematografico e una struttura completamente diversa. Sbagliare la calibrazione della sfida avrebbe significato allontanare buona parte del pubblico che lo studio sperava di intercettare, e le soluzioni automatiche di questo tipo servivano anche a questo. Curioso notare come il sistema sia rimasto sotto traccia per tantissimo tempo. Chi ha completato il gioco a difficoltà normale e chi lo ha affrontato ai livelli più alti probabilmente ha vissuto due esperienze meno distanti di quanto immaginasse, con il codice che aggiustava i parametri partita dopo partita. Un dettaglio che nessuno comunicava, e che oggi torna a galla grazie alle parole di chi quel gioco lo ha costruito da dentro.

Condividi:
170 Condivisioni