Il primo assalto anfibio condotto interamente da macchine ha avuto luogo in Ucraina, e cambia il modo di guardare a una delle operazioni militari più pericolose in assoluto. Sbarcare su una costa controllata dal nemico è sempre stato un incubo per chi comanda, perché significa mandare uomini incontro a mine, artiglieria, droni e fuoco diretto ancora prima di mettere piede sulla terraferma. Stavolta, invece, di uomini sulla spiaggia non ce n’erano.
La storia militare è piena di operazioni anfibie finite nel sangue, proprio per questa esposizione totale. Il rischio è sempre stato lo stesso da decenni. Ecco perché quello che è successo sulla lingua di terra di Kinburn merita attenzione, al di là del contesto drammatico del conflitto.
Come si è svolta l’operazione sul Mar Nero
Secondo quanto dichiarato dalla 123ª Brigata di Difesa Territoriale ucraina, un drone navale ha attraversato il Mar Nero fino a raggiungere quella striscia di terra occupata dalle forze russe. Ma il punto interessante non è tanto la traversata del drone, quanto il suo carico. A bordo c’era infatti un robot terrestre armato di mitragliatrice, pronto a scendere e a fare la sua parte.
Una volta arrivato sulla costa, il mezzo è stato sbarcato in maniera automatica. Nessuno lo ha guidato a mano nell’ultimo tratto, nessun soldato lo ha accompagnato fino a riva. Il robot ha poi iniziato a operare contro obiettivi nemici, sempre senza presenza umana diretta sul terreno. Un livello di automazione che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato roba da film di fantascienza, e che invece adesso è cronaca.
Il quadro che emerge è quello di una guerra senza soldati, almeno nelle fasi più esposte. Due macchine coordinate tra loro, una via mare e una via terra, che portano a termine un compito che tradizionalmente avrebbe richiesto decine di persone e un rischio enorme di perdite. La 123ª Brigata parla di un approccio del tutto nuovo, e in effetti la combinazione tra un vettore navale autonomo e un mezzo terrestre armato non ha molti precedenti documentati.
Il teatro ucraino, con tutta la sua tragicità, si conferma un banco di prova per soluzioni tecnologiche inedite. Non è la prima volta che i droni cambiano le regole del gioco su quel fronte, ma il salto verso operazioni completamente automatizzate, che uniscono più sistemi robotici in sequenza, segna un passaggio diverso. Non più il singolo drone kamikaze o il mezzo telecomandato, bensì una catena di robot che collaborano per raggiungere e colpire un obiettivo lontano.
Resta il dettaglio, tutt’altro che secondario, del fatto che un robot terrestre armato abbia aperto il fuoco su una posizione nemica senza alcun soldato accanto. Un’immagine che racconta bene dove sta andando la tecnologia militare in questi mesi, tra automazione spinta e mezzi capaci di operare in autonomia anche nelle situazioni più delicate.