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Truth API, causa a Trump: post a pagamento incostituzionali

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Una causa legale contro Donald Trump è arrivata dritta al cuore di uno dei meccanismi più discussi degli ultimi mesi: la Truth API, il servizio a pagamento che permette agli abbonati di ricevere in anticipo i post pubblicati dal presidente su Truth Social. A muoversi sono state la Freedom of the Press Foundation e The Intercept, che sostengono come far pagare per un accesso più rapido alle comunicazioni presidenziali non sia soltanto discutibile sul piano dell’opportunità, ma addirittura contrario alla Costituzione degli Stati Uniti.

Il punto è tutt’altro che teorico. Trump usa Truth Social come canale privilegiato per annunci, decisioni politiche, prese di posizione. Chi legge quei messaggi con qualche minuto di ritardo, di fatto, arriva dopo. E il ritardo, quando si parla di mercati finanziari o di redazioni giornalistiche, pesa parecchio.

Cosa contesta la causa contro la Truth API

Nel documento depositato, i ricorrenti sostengono che l’abbonamento violi il Primo e il Quinto Emendamento, che garantiscono un accesso paritario agli annunci del presidente e vietano al governo di imporre condizioni irragionevoli sulla disponibilità dei benefici pubblici. Tradotto in termini più semplici: se un’informazione governativa viene diffusa, non dovrebbe esistere una corsia preferenziale riservata a chi paga.

Trump Media, presentando il servizio il mese scorso, aveva descritto la questione in termini puramente tecnici, spiegando che la Truth API utilizza metodi di distribuzione standard del settore per consegnare i post ai clienti nell’arco di millisecondi. Una descrizione asciutta, che però non risolve il nodo sollevato dalla causa.

Secondo Freedom of the Press Foundation e The Intercept, il danno è concreto e riguarda direttamente il loro lavoro. Senza abbonamento, entrambe le organizzazioni si trovano davanti a un accesso ritardato a tempo indeterminato ai post più recenti del presidente e a uno sbarramento permanente all’archivio storico dei messaggi. Per questo chiedono al tribunale di dichiarare il servizio incostituzionale e illegittimo, e di impedire a Trump e agli altri convenuti di pubblicare informazioni governative in esclusiva su Truth Social. Tra i convenuti figurano anche Natalie J. Harp, assistente esecutiva della Casa Bianca, e Daniel Scavino, vice capo di gabinetto.

Centomila dollari al mese e un intreccio di interessi

Il Trump Media and Technology Group ha annunciato la Truth API a luglio 2026, fissando il prezzo a EUR 86.618 al mese, cioè circa 90.000 euro, e definendola una fonte di ricavi significativa e continuativa per l’azienda. La logica commerciale è chiara: se il presidente comunica decisioni politiche tramite i social, quei contenuti diventano informazione preziosa per gli investitori, che sono disposti a pagare pur di leggerli per primi.

C’è però un secondo livello, ed è quello che la causa mette in evidenza con maggiore forza. L’abbonamento, secondo la Freedom of the Press Foundation, porta un beneficio diretto allo stesso Trump. Al momento del lancio della società, nel 2021, il presidente ne era azionista di maggioranza. Dopo la rielezione del 2024 il controllo delle sue quote è passato a un trust che lo indica come unico beneficiario, con il figlio Donald Trump Jr. nel ruolo di unico fiduciario.

L’accordo che lega Trump alla piattaforma

Nel fascicolo compare anche un dettaglio contrattuale che rende l’intreccio ancora più stretto. Secondo un accordo citato nella causa, Trump è tenuto in linea generale a pubblicare qualsiasi contenuto social su Truth Social e non può replicare lo stesso messaggio su altre piattaforme per sei ore. Una clausola che, di fatto, garantisce alla società l’esclusiva temporale su ogni dichiarazione presidenziale.

È proprio su questo punto che i ricorrenti costruiscono la parte più tagliente della loro argomentazione: la Truth API non sarebbe altro che un ulteriore modo di monetizzare un assetto già problematico in partenza. Engadget ha chiesto un commento alla Casa Bianca sulla causa, senza ricevere per ora una risposta.

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