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Secondo Howard Lutnick, segretario alle telecomunicazioni del governo Trump e firmatario del provvedimento di interruzione, il problema risiederebbe nell’adozione di criteri di selezione basati su preferenze razziali. Molti analisti, però, fanno notare che il programma non privilegia unicamente criteri etnici. Le otto categorie incluse coprono, infatti, gran parte della popolazione statunitense, stimata attorno all’80%.
Drew Garner, esperto di politiche digitali presso il Benton Institute for Broadband and Society, ha evidenziato un dato paradossale. Gli Stati che beneficiano maggiormente del Digital Equity Act coincidono con alcuni dei più fedeli bastioni repubblicani, come Mississippi, West Virginia e Alabama. Ciò significa che le stesse persone che subiscono ora tale taglio sono quelle che hanno sostenuto politicamente Trump.
E non è tutto. Il congelamento dei fondi non avrà effetti solo sulle minoranze etniche, ma colpirà in modo trasversale l’intero tessuto sociale. Scuole pubbliche, biblioteche, programmi di formazione al lavoro rischiano la chiusura o la drastica riduzione delle attività. Alcuni uffici statali hanno già annunciato l’interruzione di corsi di alfabetizzazione digitale. Mentre altri stanno pianificando licenziamenti. Il futuro dell’inclusione digitale negli Stati Uniti appare quindi incerto. Non resta che attendere e scoprire le conseguenze relative a tale provvedimento di Trump.






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